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CRONACA | 16 agosto 2026, 15:49

Sanità di prossimità, Aosta sperimenta una nuova rete contro fragilità e solitudine

Sportelli nelle biblioteche, assistenza più vicina alle abitazioni e una mappatura delle persone sole: la Regione Valle d’Aosta e il Comune di Aosta rafforzano la prevenzione puntando sull’ascolto e sulla presa in carico nei quartieri

ph repertorio

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La vera sfida della sanità di domani non sarà soltanto curare meglio, ma riuscire a intercettare prima i bisogni delle persone, soprattutto quando fragilità, anzianità, disabilità e solitudine rischiano di trasformarsi in emergenze. È questa la direzione verso cui si muovono alcuni nuovi progetti avviati ad Aosta, che puntano a portare i servizi più vicino ai cittadini e a costruire una rete capace di intervenire prima che una situazione diventi difficile da gestire.

La Regione Valle d’Aosta, insieme al Comune di Aosta e all’Azienda USL, ha infatti avviato e sviluppato una serie di iniziative che mettono al centro prevenzione, ascolto e presa in carico di prossimità. L'obiettivo è semplice da comprendere: fare in modo che chi ha bisogno di aiuto non debba necessariamente arrivare in ospedale o affrontare percorsi complessi per trovare una risposta.

Un'impostazione che assume un valore particolare in una realtà caratterizzata dall'invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle situazioni di non autosufficienza e da un fenomeno più difficile da vedere ma altrettanto significativo, quello della solitudine. Per questo la rete dei servizi sociali e sanitari viene progressivamente ripensata non soltanto come luogo al quale rivolgersi quando il problema è già evidente, ma come una presenza capace di andare incontro alle persone.

Uno degli strumenti scelti per raggiungere questo obiettivo è lo Sportello PUA Diffuso, sperimentazione nata dalla collaborazione tra Regione e Comune di Aosta. Il PUA, ovvero il Punto Unico di Accesso, svolge attività di ascolto, orientamento, prima valutazione e consulenza sui servizi, aiutando inoltre le persone in condizioni di fragilità o vulnerabilità nelle procedure necessarie per accedere alle prestazioni.

La novità consiste nel portare questo servizio anche all'interno di luoghi quotidiani e facilmente riconoscibili. La sperimentazione è partita nel mese di giugno 2026 attraverso la collaborazione tra il coordinamento dei PUA regionali e due biblioteche comunali: la biblioteca del quartiere Dora, in via Croix Noire 30, e la biblioteca Ida Désandré, in viale Europa 5.

All'interno delle due strutture è presente un'operatrice del PUA, affiancata da un operatore del servizio di prossimità del Comune di Aosta. Lo sportello viene aperto a settimane alterne, il martedì pomeriggio dalle ore 14.30 alle 16.30, nelle due biblioteche. Nel mese di agosto 2026 l'accesso è previsto esclusivamente presso la biblioteca del quartiere Dora, mentre da settembre 2026 riprenderà la rotazione tra le due sedi.

La scelta delle biblioteche non è casuale. Si tratta di luoghi già presenti nei quartieri e conosciuti dalla popolazione, che possono diventare qualcosa di più di semplici spazi dedicati alla cultura e alla lettura: punti di incontro, informazione e accesso ai servizi. È una logica che punta a ridurre la distanza, anche fisica e psicologica, tra cittadini e istituzioni.

L'assessore ai servizi sociali del Comune di Aosta Marco Gheller sottolinea proprio questo aspetto, spiegando che l'amministrazione è soddisfatta di un progetto che rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra servizi regionali e comunali. Secondo Gheller, «mettere in rete competenze e punti di accesso significa offrire ai cittadini risposte più vicine, semplici ed efficaci». L'assessore evidenzia inoltre l'importanza di rafforzare il rapporto con il PUA e con il Servizio di prossimità, considerati strumenti utili per intercettare precocemente le situazioni di fragilità e intervenire direttamente nei contesti di vita delle persone.

Il progetto coinvolge anche la Rete di partenariato del terzo settore, composta dalla Cooperativa sociale l’Esprit à l’Envers, ente capofila, dalle cooperative sociali Noi e Gli Altri, La Libellula, EnAIP, La Sorgente e dalla Fondazione Opere Caritas della Valle d’Aosta. Un coinvolgimento che mostra come la presa in carico delle fragilità non possa essere affidata a un solo soggetto, ma richieda una collaborazione stabile tra istituzioni, servizi e realtà sociali.

Parallelamente si sviluppa un secondo progetto, ancora più direttamente legato alla dimensione sanitaria e assistenziale: l'Ambulatorio diffuso della fragilità. Si tratta di una sperimentazione realizzata dalla Regione Valle d'Aosta insieme all'Azienda USL della Valle d'Aosta, con l'obiettivo di rafforzare la presa in carico delle persone direttamente nel loro ambiente di vita.

Il modello interessa in particolare persone anziane, con disabilità o non autosufficienti e mette in relazione PUA, medici di medicina generale, servizi sociali e sanitari territoriali ed équipe multiprofessionali. Il principio è quello di coordinare maggiormente competenze che già operano sul territorio, evitando che ogni bisogno venga affrontato separatamente e soltanto quando raggiunge un livello di particolare gravità.

La presenza degli operatori nelle abitazioni può infatti permettere di individuare problemi che altrimenti potrebbero rimanere nascosti. Un infermiere, un medico di famiglia o un assistente sociale che entra in contatto con una persona nel suo ambiente quotidiano può cogliere, oltre alla necessità per cui è stato attivato l'intervento, altre condizioni di fragilità: difficoltà nella gestione della casa, isolamento, problemi sociali, assenza di una rete familiare o difficoltà nell'accesso ai servizi.

Intervenire tempestivamente può quindi evitare che una situazione degeneri fino a richiedere il ricorso al Pronto soccorso, il ricovero ospedaliero o l'ingresso in una struttura residenziale. Il tema non è soltanto sanitario, ma anche sociale ed economico: mantenere una persona nel proprio domicilio quando è possibile significa rispettarne le abitudini e la dignità, ma può anche contribuire a ridurre il ricorso a risposte assistenziali più onerose e complesse.

Dentro questa stessa strategia si inserisce la mappatura delle persone sole sul territorio di Aosta, realizzata attraverso una nuova collaborazione tra PUA, Servizio di prossimità e Servizio sociale dell'Area Anziani del Comune. La sperimentazione partirà dall'area Tzamberlet, anche con la collaborazione del neonato comitato di quartiere.

L'obiettivo è individuare e avvicinare adulti e anziani che vivono in condizioni di solitudine o con una rete sociale particolarmente ridotta. Gli operatori effettueranno passaggi a domicilio per informare le persone sulle opportunità di sostegno, socializzazione e partecipazione presenti sul territorio, valorizzando anche le risorse già disponibili nei quartieri.

È probabilmente questo l'aspetto più innovativo dell'intero percorso. La solitudine, infatti, è una condizione che difficilmente emerge dalle statistiche sanitarie tradizionali e che può rimanere invisibile per molto tempo. Eppure può diventare un fattore di rischio per la salute, soprattutto quando si accompagna all'età avanzata, alla perdita dell'autonomia o alla riduzione dei rapporti familiari.

Da questo punto di vista, mappare non significa semplicemente contare le persone sole, ma costruire una conoscenza più precisa del territorio per poter intervenire. Significa capire dove si concentrano le situazioni di maggiore vulnerabilità, quali reti informali esistono già e quali invece devono essere costruite o rafforzate.

La dimensione politica della scelta è quindi evidente: la prevenzione diventa una politica sociale prima ancora che sanitaria. Portare i servizi nei quartieri, utilizzare spazi pubblici già esistenti, coinvolgere il terzo settore e creare collegamenti tra professionisti significa provare a superare la tradizionale separazione tra sanità e assistenza.

Per una realtà come Aosta, questa impostazione può rappresentare anche un laboratorio interessante per il resto della Valle d'Aosta. La dimensione territoriale e la vicinanza tra istituzioni, servizi e comunità possono infatti consentire di sperimentare modelli difficilmente replicabili nelle grandi aree urbane. La vera sfida sarà però trasformare le sperimentazioni in servizi stabili, facilmente accessibili e conosciuti dalla popolazione, evitando che le innovazioni rimangano iniziative isolate.

La direzione appare comunque chiara: la cura non deve cominciare necessariamente quando la persona entra in ospedale. Può cominciare molto prima, attraverso una telefonata, uno sportello in biblioteca, una visita a domicilio, un medico di famiglia o semplicemente un operatore che si accorge che qualcuno sta rimanendo solo.

In una società destinata a invecchiare e nella quale le reti familiari e sociali possono diventare più fragili, la prossimità diventa dunque una vera infrastruttura sociale. Investire sulla capacità di ascoltare e intercettare i bisogni prima dell'emergenza significa non soltanto migliorare l'assistenza, ma rafforzare il tessuto delle comunità. Ed è forse proprio questo il significato più ampio delle iniziative avviate ad Aosta: riportare la persona, con la sua storia e il suo contesto di vita, al centro di una sanità che vuole essere sempre più vicina, preventiva e territoriale.

je. fe.

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