C’è un modo semplice per misurare la qualità di un ospedale: guardare non soltanto quante persone cura, ma quante prestazioni complesse riesce a portare sul territorio senza costringere i pazienti a cercare altrove le risposte di cui hanno bisogno. Ed è proprio questo il dato che emerge dall’evoluzione dell’Oculistica dell’Ospedale regionale di Aosta. In cinque anni, il reparto diretto dal Dott. Luca Ventre ha conosciuto una crescita che riguarda quantità, complessità e capacità di presa in carico, trasformando progressivamente l’attività oculistica valdostana in un punto di riferimento sempre più strutturato.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi slogan la dimensione del cambiamento. Le iniezioni intravitreali utilizzate nel trattamento delle maculopatie sono triplicate rispetto a cinque anni fa e oggi raggiungono circa 3.000 procedure all’anno. Ancora più significativo è il tempo necessario per passare dalla diagnosi alla terapia: mediamente circa due settimane. Un intervallo particolarmente importante in patologie nelle quali la tempestività dell'intervento può incidere direttamente sul risultato clinico e sulla possibilità di preservare la vista.
È raddoppiata anche la chirurgia della cataratta, arrivata a circa 2.600 interventi all’anno. In questo caso, per una prestazione in priorità ordinaria, il tempo medio dalla messa in lista all'intervento è oggi di circa quattro mesi. Un dato che, letto nel contesto dell'attività complessiva, mostra una capacità produttiva significativa, anche se non cancella il tema più generale delle liste d'attesa, che rimane uno dei nodi più delicati della sanità pubblica.
La crescita riguarda inoltre la chirurgia della retina, anch'essa raddoppiata, e soprattutto un'attività che fino a pochi anni fa in Valle d'Aosta non veniva effettuata. Si tratta dei trapianti di cornea: nel 2021 erano zero, mentre oggi l'Oculistica del Parini ne realizza circa 30 all'anno. È forse questo il dato che più di ogni altro racconta il percorso compiuto: una prestazione di alta specializzazione che entra stabilmente nell'offerta sanitaria regionale e consente a pazienti valdostani di trovare una risposta qualificata senza dover necessariamente guardare oltre i confini della regione.
A tutto questo si aggiunge un'attività ambulatoriale imponente, con circa 500 prime visite al mese. La capacità media di garantire le prestazioni entro i tempi previsti, considerando le diverse classi di priorità, si attesta complessivamente intorno all'80 per cento. È proprio qui che il racconto dei numeri diventa più complesso e deve evitare sia l'autocompiacimento sia la lettura semplicistica del dato.
Perché se da una parte l'aumento delle prestazioni dimostra una capacità crescente del reparto, dall'altra l'elevato volume di richieste può determinare, soprattutto per le prestazioni non urgenti, il ricorso alle cosiddette liste di galleggiamento, quando non è immediatamente disponibile un appuntamento all'interno della finestra temporale prevista. In altri casi può verificarsi uno slittamento dei tempi per le prestazioni caratterizzate da una minore priorità clinica.
È una questione che riguarda la sanità valdostana, ma più in generale il modo in cui si giudica un servizio sanitario pubblico. Un ospedale non può essere valutato soltanto attraverso il tempo necessario per ottenere una singola prestazione, così come non sarebbe corretto ignorare le difficoltà di chi deve attendere più del previsto. Il punto di equilibrio sta nella capacità di distinguere ciò che non può aspettare da ciò che può essere programmato, senza però trasformare la programmazione in una giustificazione automatica per ogni ritardo.
Lo spiega con chiarezza il Dott. Luca Ventre, direttore della Struttura complessa di Oculistica, sottolineando che in questi anni il lavoro si è concentrato soprattutto sull'aumento della capacità di presa in cura e sulla rapidità nelle patologie in cui il fattore tempo può incidere sull'esito clinico. Il direttore evidenzia come il passaggio dalla diagnosi alla terapia in circa due settimane per le maculopatie e i tempi raggiunti per la chirurgia della cataratta siano «risultati importanti, tra i migliori in Italia». Ma allo stesso tempo riconosce il problema delle attese: «Sappiamo che anche un'attesa superiore a quella prevista rappresenta un disagio per il cittadino e il nostro obiettivo resta quello di ridurla».
Il ragionamento del direttore porta così al cuore della questione: «La priorità deve essere garantire risposte tempestive quando il tempo ha un impatto sulla prognosi e, contemporaneamente, mantenere un'elevata capacità di risposta anche per le prestazioni programmabili». Non significa, dunque, considerare irrilevante un mese di attesa in più, ma collocare quel dato dentro un sistema che deve necessariamente organizzare le proprie risorse sulla base della priorità clinica.
Anche il Direttore sanitario dell'Azienda USL, Mauro Occhi, legge i risultati dell'Oculistica come un segnale che va oltre il singolo reparto. La sua considerazione è netta: «La soggezione nei confronti degli istituti scientifici e dei “grandi ospedali” si può superare». Secondo Occhi, il cambiamento più importante riguarda proprio il rapporto con i grandi centri di riferimento: «Se qualche decennio fa si andava a Torino o a Milano perché lì era la tecnologia, ora a fare la differenza è la qualità delle persone, il livello dei professionisti». Una riflessione che tocca un punto strategico per una regione piccola come la Valle d'Aosta: l'autonomia sanitaria, infatti, non si misura soltanto nella capacità di mantenere aperti i servizi, ma anche nella possibilità di costruire competenze specialistiche capaci di attrarre professionisti e pazienti.
Occhi sottolinea inoltre come l'Oculistica diretta dal Dott. Ventre, così come altre attività del Parini, «regge il confronto con i riferimenti nazionali e diventa polo di attrazione per i giovani professionisti che intendono qualificarsi». È un passaggio tutt'altro che secondario. In una sanità che deve fare i conti con il ricambio generazionale, la difficoltà di reperire specialisti e la concorrenza dei grandi centri, creare competenze sul territorio significa anche costruire le condizioni per mantenere nel tempo la qualità dell'offerta.
La questione assume quindi una dimensione politica ed economica. Per una regione di piccole dimensioni, ogni specialità che cresce e raggiunge livelli di elevata complessità contribuisce a ridurre la mobilità sanitaria in uscita, con effetti sia sui pazienti sia sulle famiglie. Restare in Valle d'Aosta per un intervento significa evitare trasferimenti, spese, assenze dal lavoro e disagi organizzativi. Ma significa anche rafforzare il ruolo dell'ospedale regionale come infrastruttura fondamentale del territorio.
Il percorso dell'Oculistica racconta proprio questo passaggio. Nel 2021 i trapianti di cornea non venivano eseguiti ad Aosta; oggi sono circa 30 all'anno. Le terapie per le maculopatie sono triplicate. La cataratta è arrivata a 2.600 interventi annui. La chirurgia della retina è raddoppiata. E ogni mese il reparto accoglie circa 500 nuovi pazienti per una prima visita.
Sono numeri importanti, ma non devono diventare un punto d'arrivo. La vera sfida sarà mantenere questa capacità di crescita senza perdere di vista l'altro lato della medaglia: la gestione delle attese, l'accessibilità delle prestazioni e la necessità di garantire un servizio equo anche a chi non rientra nelle priorità più elevate.
Alla fine, la storia dell'Oculistica del Parini è anche una storia di autonomia concreta. Non quella che si proclama, ma quella che si costruisce attraverso professionisti, tecnologie, organizzazione e capacità di offrire sul territorio prestazioni che fino a ieri sembravano appartenere soltanto ai grandi ospedali delle città. La sanità valdostana, insomma, sta imparando a guardare lontano senza obbligare necessariamente i propri cittadini a farlo: e un ospedale che cresce nelle competenze è come un faro in montagna, perché non elimina le difficoltà del viaggio, ma rende più sicura la strada per affrontarle.












