Nel giorno della consegna del Ventaglio da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sceglie ancora una volta la strada della riflessione istituzionale, ma non rinuncia a indicare con chiarezza le fragilità che attraversano il sistema democratico italiano ed europeo. Un intervento rivolto formalmente ai giornalisti accreditati al Quirinale, ma che inevitabilmente assume il valore di un richiamo alla politica e alla società nel loro complesso.
Mattarella parte dallo scenario internazionale, segnato da guerre, instabilità e dalla crisi di un ordine mondiale costruito dopo la seconda guerra mondiale. La sua analisi guarda soprattutto al ruolo dell’Europa, chiamata a superare esitazioni e divisioni interne per diventare un soggetto capace di incidere. Ma il cuore più politico del discorso riguarda l’Italia: il Presidente, pur ribadendo i limiti del suo ruolo costituzionale, mette in evidenza alcune derive che considera pericolose per la qualità della democrazia.
Il primo messaggio è rivolto al clima dello scontro politico. Mattarella non entra nel merito delle singole contrapposizioni parlamentari, ma invita le forze politiche a cambiare linguaggio e metodo. “Mi auguro costantemente che questa si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente”, afferma il Capo dello Stato, indicando nella radicalizzazione del confronto uno dei fattori che indeboliscono la fiducia dei cittadini.
È un passaggio particolarmente significativo perché arriva in una fase nella quale la politica italiana appare sempre più segnata dalla logica dello scontro permanente, dalla ricerca della contrapposizione identitaria e dalla trasformazione di ogni tema in una battaglia elettorale. Mattarella richiama invece una dimensione diversa della responsabilità pubblica: “Le tensioni elettorali non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni”.
Dietro queste parole emerge una critica precisa a una politica che rischia di concentrarsi più sulla comunicazione e sul consenso immediato che sulla soluzione dei problemi concreti: costo della vita, lavoro, servizi pubblici, futuro dei giovani. Il Presidente individua come principale emergenza democratica il progressivo allontanamento degli elettori dalle urne. “Il crescente fenomeno della mancata partecipazione al voto dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”, sottolinea.
L’astensionismo diventa quindi, nella lettura del Quirinale, non soltanto un dato statistico ma un sintomo della distanza crescente tra cittadini e istituzioni. Una democrazia nella quale una parte significativa della popolazione rinuncia a partecipare rischia infatti di perdere rappresentatività e forza.
Un altro capitolo centrale riguarda il fenomeno migratorio. Mattarella critica implicitamente l’approccio fondato esclusivamente sull’emergenza e richiama la necessità di una strategia strutturale. Condivide il richiamo di Leone XIV alla responsabilità delle istituzioni e afferma che “la logica dell’emergenza è del tutto improduttiva”. Il Presidente invita a superare una gestione episodica degli arrivi per costruire politiche capaci di governare il fenomeno nel lungo periodo.
Ma aggiunge un elemento spesso meno presente nel dibattito pubblico: l’attenzione verso chi parte dall’Italia. “Mi auguro che almeno una parte di questa attenzione sia riversata anche a chi parte: ai numerosi nostri giovani che si trasferiscono all’estero non per scelta ma per necessità”, dice. Un richiamo che amplia la discussione migratoria, riportandola anche sul terreno delle opportunità negate e della perdita di capitale umano.
Mattarella affronta poi uno dei temi più delicati del momento: il rapporto tra protesta, dissenso e violenza. Qui il tono diventa particolarmente netto. Dopo gli episodi avvenuti in Val di Susa, il Presidente afferma: “La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale”. E aggiunge una frase destinata a lasciare il segno: “Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”.
È uno dei passaggi più duri dell’intervento, perché richiama tutte le forze politiche e sociali a una responsabilità comune. La critica non riguarda soltanto chi compie atti violenti, ma anche chi tende a minimizzarli, giustificarli o considerarli una conseguenza inevitabile dello scontro politico. Per il Presidente, nessuna battaglia sociale o ideologica può mettere in discussione il monopolio democratico delle istituzioni nell’esercizio della forza.
Un ulteriore richiamo riguarda il deterioramento del confronto pubblico. Mattarella denuncia il fenomeno del rifiuto dell’ascolto delle opinioni diverse: “Non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza”. È un’accusa indiretta a una società sempre più polarizzata, nella quale spesso il confronto viene sostituito dalla delegittimazione dell’avversario.
Ampio spazio viene dedicato anche al ruolo dell’informazione. Il Presidente difende con forza l’autonomia dei giornalisti e sottolinea il legame indissolubile tra libertà di stampa e democrazia. Critica i ritardi nell’applicazione delle regole europee sulla libertà dei media e richiama la necessità di superare la paralisi del servizio pubblico radiotelevisivo.
Il passaggio più incisivo riguarda il rapporto tra giornalismo e democrazia: “Quando questo compito viene impedito od ostacolato, non si tratta di aggressioni a singoli professionisti bensì di un vulnus recato a tutti noi perché la libertà è un bene indivisibile”. Un’affermazione che richiama la politica alla responsabilità di garantire condizioni nelle quali l’informazione possa svolgere il proprio ruolo senza pressioni o condizionamenti.
Mattarella guarda infine alla sfida dell’intelligenza artificiale, mettendo in guardia dal rischio di un’informazione automatizzata priva di verifica e responsabilità. La sua domanda è provocatoria: “Esiste forse informazione senza i giornalisti?”. Il Presidente non nega il valore della tecnologia, ma ribadisce che la notizia non può essere separata dalla verifica, dal contesto e dalla responsabilità umana.
Sul piano europeo, il messaggio del Capo dello Stato è altrettanto chiaro: l’Unione deve riformarsi e diventare più efficace. Mattarella definisce un errore l’abbandono del percorso avviato con la Conferenza sul futuro dell’Europa promossa sotto la presidenza di David Sassoli nel 2022, chiedendo di riprendere una riflessione coraggiosa sui trattati e sulle capacità decisionali comuni.
Il quadro complessivo che emerge è quello di un Presidente preoccupato non tanto per la normale dialettica politica, che considera fisiologica, quanto per alcune degenerazioni: la politica urlata, la disaffezione civica, la violenza come strumento di pressione, la difficoltà ad ascoltare l’altro e una comunicazione sempre più esposta alla manipolazione.
L’intervento di Mattarella non è un’ingerenza nella politica, ma un richiamo ai presupposti che permettono alla politica stessa di funzionare. In un momento storico nel quale molte democrazie occidentali sono attraversate da sfiducia e polarizzazione, il messaggio del Quirinale assume un significato più ampio: la solidità delle istituzioni non dipende soltanto dalle regole scritte, ma dalla qualità dei comportamenti collettivi. Senza rispetto, responsabilità e capacità di confronto, anche le democrazie più solide rischiano di indebolirsi dall’interno.













