Nuovi particolari sull'inchiesta che coinvolge il Casinò di Saint-Vincent stanno emergendo attraverso le ricostruzioni pubblicate dalla stampa nazionale sulla base degli atti giudiziari e degli interrogatori raccolti nell'ambito dell'indagine coordinata dalla Procura di Aosta.
L'attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata, tra gli altri aspetti, sulla cosiddetta "Cassa 44", una struttura interna che compare anche nel decreto con cui il Tribunale di Torino ha disposto l'amministrazione giudiziaria della casa da gioco, affidandone temporaneamente la gestione a due amministratori nominati dall'autorità giudiziaria.
Secondo quanto riportato dalla stampa e richiamato negli atti giudiziari, i magistrati avrebbero indicato espressamente la necessità di eliminare la "Cassa 44" e di impedire che operazioni di cambio denaro, emissione o ricezione di assegni e bonifici possano essere effettuate all'interno di uffici privati da singoli dipendenti o dirigenti.
Dalle dichiarazioni attribuite a uno dei dirigenti coinvolti nell'inchiesta emergerebbe che la "Cassa 44" era stata istituita all'interno di un ufficio riservato e consentiva operazioni di cambio fino a 300 mila euro, destinate a clienti considerati particolarmente rilevanti per i volumi di gioco. Sempre secondo quanto riferito negli interrogatori e riportato dagli organi di informazione, tale modalità avrebbe consentito ad alcuni giocatori di effettuare operazioni senza transitare dalle casse ordinarie della sala.
Si tratta tuttavia di elementi che fanno parte del materiale investigativo raccolto dalla Procura e che dovranno essere sottoposti al vaglio del contraddittorio e delle eventuali successive fasi processuali.
Particolare rilievo assumono alcune dichiarazioni contenute negli interrogatori, nelle quali si fa riferimento alla consistente circolazione di denaro contante all'interno della struttura. Tra le frasi riportate dagli organi di stampa vi è quella secondo cui, applicando in maniera particolarmente rigorosa la normativa antiriciclaggio, sarebbe stato necessario segnalare una quota molto elevata dei clienti della casa da gioco.
Anche in questo caso si tratta di affermazioni attribuite a persone ascoltate nell'ambito dell'indagine e che rappresentano uno degli elementi sui quali gli investigatori stanno concentrando i propri approfondimenti.
Sul piano normativo, la questione richiama gli obblighi previsti dalla legislazione antiriciclaggio. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte evidenziato come gli operatori del settore del gioco siano tenuti non soltanto all'identificazione della clientela, ma anche a un costante monitoraggio delle operazioni e dei comportamenti che possano presentare profili di anomalia tali da giustificare una segnalazione di operazione sospetta.
Un altro capitolo dell'indagine riguarda la figura dei cosiddetti "porteur", intermediari che svolgono attività di promozione e assistenza nei confronti dei clienti della casa da gioco. Nel decreto di amministrazione giudiziaria, il Tribunale avrebbe disposto una serie di verifiche sui rapporti intercorsi con alcuni di questi soggetti e sui relativi flussi economici, prevedendo controlli più stringenti e l'eventuale revisione dei rapporti contrattuali.
Secondo la ricostruzione accusatoria contenuta negli atti, l'indagine avrebbe portato alla luce un sistema che gli inquirenti ritengono strutturato e consolidato nel tempo. Si tratta però di una tesi investigativa che dovrà essere verificata nel prosieguo del procedimento e sulla quale sarà necessario attendere anche le difese degli indagati e le valutazioni dei giudici chiamati a pronunciarsi nel merito.
Va inoltre ricordato che, dopo l'emersione dell'inchiesta, la società di gestione del Casinò aveva annunciato l'adozione di misure organizzative e di controllo finalizzate al rafforzamento delle procedure interne e della compliance aziendale. Anche questo aspetto potrà assumere rilievo nell'ambito delle future valutazioni giudiziarie.
Al momento, dunque, il quadro che emerge è quello delineato dagli organi inquirenti e recepito nei provvedimenti cautelari adottati dall'autorità giudiziaria. Le responsabilità individuali e societarie restano tuttavia da accertare e, come previsto dall'ordinamento, tutte le persone coinvolte devono essere considerate non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.













