C'è un periodo della vita che dura appena mille giorni ma che può influenzare un'intera esistenza. È il tempo che va dal concepimento al compimento dei due anni di età, una fase decisiva per lo sviluppo fisico, cognitivo, emotivo e relazionale di ogni bambino. Eppure, ancora oggi, le opportunità offerte ai più piccoli e alle loro famiglie cambiano profondamente a seconda del luogo in cui si nasce, della disponibilità dei servizi sul territorio e delle condizioni economiche del nucleo familiare.
Da questa consapevolezza nasce "1000 Buoni Giorni", la nuova campagna nazionale presentata da Cittadinanzattiva nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica. Un progetto ambizioso che punta a trasformare i primi mille giorni di vita in una vera leva di equità sociale, salute pubblica e innovazione del welfare, mettendo in rete famiglie, istituzioni, professionisti della salute, educatori, enti del Terzo settore e comunità locali.
L'iniziativa non si limita alla sensibilizzazione. Al contrario, propone una serie di interventi concreti destinati a sostenere la genitorialità e a ridurre le disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano il nostro Paese. Tra le azioni previste figurano laboratori territoriali partecipativi, incontri informali e percorsi formativi rivolti sia ai genitori sia agli operatori sanitari, sociali ed educativi. Verranno inoltre attivati sportelli di tutela per aiutare le famiglie ad orientarsi tra servizi, sostegni economici e percorsi di cura, oltre ad una piattaforma digitale gratuita che raccoglierà materiali informativi, contenuti scientifici, video e strumenti multilingue.
La campagna nasce anche da un'importante analisi civica realizzata da Cittadinanzattiva sui Piani regionali della prevenzione. Lo studio evidenzia una forte eterogeneità tra le diverse realtà italiane nell'attenzione riservata ai primi mille giorni di vita. Differenze che riguardano l'accesso ai consultori, ai servizi educativi per la fascia 0-3 anni, ai percorsi di prevenzione e al sostegno psicologico e sociale alle famiglie.
In questo quadro, la Valle d'Aosta emerge tra le regioni che adottano un modello sociosanitario integrato. Secondo l'analisi, il territorio valdostano si distingue per la capacità di mettere in rete consultori, servizi educativi, strutture dedicate alla salute mentale, centri per le famiglie e realtà della comunità locale. Un approccio che punta a garantire una presa in carico più completa dei bisogni delle famiglie e dei bambini fin dai primi momenti della vita.
Un elemento che assume particolare valore in una regione di dimensioni contenute come la Valle d'Aosta, dove la prossimità dei servizi può rappresentare un punto di forza, ma dove resta fondamentale continuare ad investire nella prevenzione, nel sostegno alla natalità e nell'accompagnamento delle giovani famiglie, soprattutto nelle aree più periferiche e montane.
"La tutela della salute dei più piccoli e il sostegno alle famiglie non possono dipendere dal codice postale o dalle condizioni socio-economiche", ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. "Investire precocemente è un dovere sociale indispensabile per costruire una comunità più equa, coesa e solidale".
Parole che trovano eco anche in Valle d'Aosta. "L'attenzione ai primi mille giorni di vita rappresenta un investimento sul futuro della nostra comunità", sottolinea Maria Grazia Vacchina, presidente di Cittadinanzattiva Valle d'Aosta. "Garantire a tutte le famiglie pari opportunità di accesso ai servizi, alle informazioni e ai percorsi di sostegno significa contribuire a ridurre le disuguaglianze e rafforzare il benessere dei bambini fin dall'inizio del loro percorso di vita".
A sostenere il progetto sarà inoltre un ampio Board nazionale composto da associazioni professionali, enti locali, organizzazioni sanitarie, società scientifiche ed esperti del settore. Tra gli aderenti figurano ANCI, l'Istituto Superiore di Sanità, FIASO, FIMMG, FIMP, FNOPI, SIP, SIN e numerose altre realtà impegnate nella tutela della salute materno-infantile.
L'obiettivo finale è costruire una governance più forte e coordinata sui temi dell'infanzia, superando le differenze territoriali che ancora oggi incidono sulle possibilità di crescita dei bambini italiani. Perché i primi mille giorni non rappresentano soltanto una fase della vita, ma il momento in cui si pongono le basi della salute, dell'istruzione, delle relazioni sociali e, in definitiva, del futuro di un'intera società.













