Il servizio come scuola di vita, la fede come bussola e la carità come linguaggio universale. Sono questi i pilastri del messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto questa mattina ai circa 3.000 membri dell'Associazione Italiana Guide e Scout d'Europa Cattolici, ricevuti nell'Aula Paolo VI in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione dell'associazione.
Un incontro carico di significato che si è svolto a pochi giorni dalla Pentecoste e che il Pontefice ha voluto interpretare come un nuovo momento di slancio spirituale per il movimento scout. «Mi auguro che questo anniversario sia come una nuova Pentecoste», ha affermato Leone XIV, auspicando che il dono dello Spirito Santo possa «infiammare la vita e aprire alla missione».
Nel suo intervento il Papa ha sottolineato il ruolo educativo svolto dagli Scout d'Europa nel corso di questi cinquant'anni, evidenziando come il metodo elaborato dal fondatore dello scoutismo, lord Robert Baden-Powell, continui a rappresentare uno strumento efficace per accompagnare le nuove generazioni nella crescita umana e spirituale.
«Utilizzando gli strumenti elaborati secondo l'intuizione di Baden-Powell, voi accompagnate ragazzi e ragazze all'incontro con Gesù, Maestro di vita buona, Amico fedele, Guida giusta e forte per il nostro cammino», ha ricordato il Pontefice, riconoscendo il contributo dell'associazione alla formazione di giovani cristiani consapevoli e responsabili.
Ampio spazio è stato dedicato al rapporto con la natura, elemento fondante dell'esperienza scout. Per Leone XIV la vita all'aria aperta rappresenta molto più di una semplice attività educativa: è un'occasione privilegiata per scoprire la presenza di Dio nella creazione. Il Papa ha invitato gli scout a unire «la Parola di Dio al libro della natura», attingendo alle Sacre Scritture «come a una sorgente d'acqua fresca» capace di illuminare il cammino personale e comunitario.
Riprendendo un'esortazione pronunciata da Papa Francesco agli Scout d'Europa nel 2019, Leone XIV ha ricordato che il Vangelo deve essere il «navigatore» della vita di ogni giovane. Cristo, ha spiegato, è «buona notizia per un'umanità confusa», capace di saziare «la nostra sete di giustizia e di verità» e di infondere il coraggio necessario per perseverare nel bene.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato alla responsabilità educativa dei capi scout. Il Papa ha evidenziato come la testimonianza personale rappresenti il primo strumento formativo nei confronti dei ragazzi affidati alle loro cure. «La coerenza della vostra vita e la maturità delle vostre scelte sono ai loro occhi un esempio molto importante che li aiuta a crescere», ha affermato, invitando gli educatori a vivere con autenticità la fede attraverso la preghiera, i sacramenti e il discernimento della propria vocazione.
Nel corso dell'udienza il Pontefice ha inoltre richiamato alcune caratteristiche peculiari dell'associazione, tra cui la scelta pedagogica di percorsi distinti per ragazzi e ragazze, finalizzata a valorizzare le specificità di ciascuno e a favorire una maturazione equilibrata nel rapporto con l'altro.
Non è mancato un riferimento alla dimensione europea dello scoutismo. Leone XIV ha espresso apprezzamento per l'impegno degli Scout d'Europa nel promuovere un'idea di continente fondata sui valori condivisi e non soltanto sugli interessi economici. Un'Europa, ha osservato, che sappia riconoscersi nei principi dell'umanesimo cristiano e nella fraternità tra i popoli.
Il cuore del messaggio papale è stato però dedicato al concetto di servizio, definito il vero elemento unificante dell'intero metodo scout. «Servire significa mettere le proprie capacità e il proprio tempo a disposizione degli altri, in piena gratuità, senza aspettarsi nulla in cambio», ha spiegato Leone XIV. Una scelta che, vissuta nella fede, permette di superare egoismi e chiusure.
«Il servizio ci libera dalla tendenza a essere centrati su noi stessi, indifferenti e chiusi, aprendoci all'esperienza della comunità e al senso della responsabilità», ha sottolineato il Pontefice, ricordando come proprio attraverso il servizio si sviluppino altruismo, solidarietà e attenzione verso il prossimo.
Da qui l'augurio finale rivolto a tutti gli scout presenti: che lo Spirito Santo possa moltiplicare i suoi doni affinché siano capaci di «parlare e diffondere il linguaggio della carità, dell'accoglienza e della pace». Un messaggio che va oltre i confini dello scoutismo e che risuona come un invito rivolto all'intera società, chiamata a riscoprire il valore della gratuità, della fraternità e dell'impegno verso gli altri.












