Ci sono battaglie politiche che meritano di essere combattute fino in fondo. E poi ci sono momenti in cui la democrazia impone una parola semplice, ma spesso difficile da pronunciare: accettazione.
Con la sentenza depositata dal Consiglio di Stato si chiude definitivamente la lunga coda giudiziaria delle elezioni comunali di Aosta del 2025, una consultazione segnata da un margine ridottissimo ma che, proprio per questo, ha finito per essere sottoposta al vaglio di tutti i livelli della giustizia amministrativa.
Il Comune di Aosta non nasconde la soddisfazione per una decisione che conferma integralmente quanto già stabilito in primo grado. Nel comunicato diffuso dall'amministrazione si legge infatti che il Consiglio di Stato ha "respinto l’appello, ritenendo infondate o inammissibili le censure proposte e confermando quindi la legittimità dell’esito elettorale e delle operazioni compiute dall’amministrazione comunale e dagli uffici preposti".
Non si tratta soltanto di una vittoria processuale. Per Palazzo civico la sentenza rappresenta soprattutto la certificazione del corretto funzionamento della macchina amministrativa. L'amministrazione sottolinea infatti come il pronunciamento costituisca "un riconoscimento chiaro del lavoro svolto con rigore, trasparenza e correttezza dagli uffici comunali nell'espletamento di una procedura particolarmente delicata e rilevante per la vita democratica cittadina".
Il dato politico è però altrettanto evidente. Dopo il TAR, anche il Consiglio di Stato ha confermato che il risultato uscito dalle urne era corretto. In altre parole, non solo gli elettori avevano scelto, ma le istituzioni chiamate a verificare eventuali irregolarità hanno certificato che quella scelta era stata espressa nel rispetto delle regole.
In una democrazia matura il diritto al ricorso è sacrosanto. Nessuno può contestare a chi perde di chiedere verifiche e controlli, soprattutto quando il distacco è di appena quindici voti. Ma altrettanto sacrosanto dovrebbe essere il principio opposto: quando i giudici si pronunciano in maniera definitiva, il risultato va accettato.
La politica, del resto, dovrebbe saper distinguere tra la ricerca della verità e la ricerca di una rivincita impossibile. Perché il rischio è quello di alimentare un sospetto permanente sulle istituzioni, sugli uffici e persino sugli elettori ogni volta che il responso delle urne non coincide con le proprie aspettative.
Significativa, in questo contesto, la reazione di Pour l'Autonomie, componente della coalizione che sostiene l'attuale maggioranza. Per voce del segretario politico Aldo Di Marco e del presidente Marco Carrel, il movimento ha ricordato come ogni forza della coalizione abbia contribuito a un successo ottenuto sul filo di lana.
"Ribadiamo l'importanza di ogni singolo componente della coalizione per raggiungere un risultato che rimane molto risicato", affermano i due esponenti autonomisti.
Ma soprattutto il movimento guarda avanti, senza soffermarsi sulle polemiche del passato. "Proseguiremo la nostra azione, lavorando a sostegno della maggioranza da cui attendiamo risposte concrete ai bisogni della nostra città alpina e chiediamo sempre maggiore ascolto e collaborazione con la minoranza consiliare che si è dimostrata in questa prima fase di Legislatura costruttiva e propositiva".
Parole che riportano il dibattito sul terreno che dovrebbe essere naturale per la politica: quello delle proposte, delle idee e dell'azione amministrativa.
Perché una volta esauriti i ricorsi, esaminate le schede e pronunciate le sentenze, resta una sola cosa da fare: governare oppure fare opposizione. Continuare a mettere in discussione il verdetto delle urne anche dopo due pronunce concordi della magistratura amministrativa rischia invece di trasformarsi in un esercizio sterile, che non cambia il passato e non costruisce il futuro.
La democrazia non impone di condividere un risultato elettorale. Impone però di rispettarlo. E ad Aosta, oggi, oltre agli elettori lo hanno ricordato anche il TAR e il Consiglio di Stato.













