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ATTUALITÀ POLITICA | 27 maggio 2026, 18:41

Alta Valle del Gran San Bernardo: i Comuni rispondono ad AVS, “miope” l’ipotesi di bloccare i Tir

Le Amministrazioni comunali di Saint-Rhémy-en-Bosses, Saint-Oyen ed Etroubles intervengono con decisione sulla proposta di AVS di limitare il traffico pesante durante i lavori alle gallerie di Sorreley e Signayes. Apertura al confronto ma forte difesa del ruolo economico del traffico internazionale e della gestione flessibile del transito

Elaborazione IA

Elaborazione IA

La proposta di Alleanza Verdi e Sinistra di intervenire in modo drastico sul traffico pesante internazionale durante la chiusura delle gallerie di Sorreley e Signayes ha trovato una risposta netta da parte delle Amministrazioni comunali dell’Alta Valle del Gran San Bernardo.

Saint-Rhémy-en-Bosses, Saint-Oyen ed Etroubles non contestano la complessità della situazione, ma respingono con decisione l’idea di un intervento rigido sul transito dei mezzi pesanti.

E lo fanno con un passaggio che chiarisce subito il punto di vista politico-amministrativo: “Le Amministrazioni comunali, pur comprendendo il disagio che si creerà nel cuore cittadino, desiderano segnalare che il contenimento dei fattori di rischio può avvenire anche mediante la limitazione in alcune fasce orarie del passaggio dei TIR, come discusso nelle riunioni del Comitato Operativo Viabilità.”

Qui la linea è chiara: no al blocco, sì alla regolazione. Una gestione più elastica, calibrata sul flusso, piuttosto che una riduzione drastica del traffico di attraversamento.

Ma il punto più politico del comunicato arriva subito dopo, quando i sindaci allargano lo sguardo all’impatto economico e territoriale del traffico pesante. “Nella maggior parte dei comuni valdostani, e non solo nei territori dell’Alta Valle del Gran San Bernardo, molte aziende e società lavorano principalmente con il traffico di mezzi pesanti, attraverso operazioni di sdoganamento, fornitura di materiali delle imprese locali nel vicino Vallese, che garantiscono posti di lavoro e ricadute economiche per le attività commerciali.”

È qui che la posizione si struttura: il traffico non è solo un problema, ma anche una componente economica stabilizzata, integrata nel sistema produttivo della valle e nei rapporti transfrontalieri con il Vallese.

Il comunicato entra poi anche nel merito dei numeri e della gestione infrastrutturale, citando la società regionale che gestisce il traforo: “Una società partecipata regionale, quale la SITRASB, grazie ai circa 30 mila passaggi annui di TIR incassa con i pedaggi per un ammontare di circa 3 milioni di euro, importo che, guardando gli ultimi bilanci approvati, rappresenta una parte considerevole degli incassi totali, che ammontano a 14 milioni 400 mila euro, e che supera gli utili della società (pari a circa 2,7 milioni di euro).”

Anche qui il messaggio è piuttosto diretto: il traffico pesante non è solo una variabile urbanistica o ambientale, ma anche una leva economica concreta per il sistema territoriale.

La conclusione del documento prova a mantenere un tono istituzionale, ma la sostanza politica è piuttosto netta: “Esprimono apprezzamento per lo sforzo di AVS di collaborare con il Governo regionale al fine di trovare delle soluzioni, ma ritengono che, in questo caso, la visione sia piuttosto miope.”

Ed è proprio su questo punto che si chiude la partita politica del momento. Perché da un lato c’è la proposta di ridurre in modo deciso il traffico di attraversamento per alleggerire la pressione su Aosta durante i lavori alle gallerie. Dall’altro c’è un sistema di comuni che difende una logica diversa: gestione flessibile, equilibrio economico, continuità dei flussi.

La posizione dei sindaci dell’Alta Valle appare quindi non solo una risposta tecnica, ma una vera presa di posizione politica sul modello di gestione del corridoio del Gran San Bernardo. E, al netto delle contrapposizioni, è difficile non riconoscere che il punto centrale lo mettono proprio loro: in una valle così, ogni scelta sul traffico non è mai solo viabilità. È sempre anche economia, lavoro e identità territoriale.

pi.mi.

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