/ ATTUALITÀ POLITICA

ATTUALITÀ POLITICA | 27 maggio 2026, 20:48

Aosta: Welfare sotto attacco, ma la demagogia non aiuta i fragili

In Consiglio comunale scontro durissimo sui servizi alla persona. L’assessore Marco Gheller difende il lavoro quotidiano di operatori e cooperative: “Critiche legittime, ma ingiusto demolire un sistema che ogni giorno assiste centinaia di persone”. Dalle opposizioni accuse pesanti, ma senza proporre vere alternative

Aosta: Welfare sotto attacco, ma la demagogia non aiuta i fragili

C’è una linea sottile che separa il diritto di critica dalla facile demagogia politica. E durante l’ultimo Consiglio comunale di Aosta quella linea, da parte delle opposizioni, è sembrata più volte oltrepassata.

Il confronto sui servizi alla persona — assistenza domiciliare e consegna pasti in particolare — era legittimo, doveroso persino. Perché quando si parla di anziani, persone non autosufficienti, cittadini fragili e famiglie in difficoltà, ogni problema merita attenzione, ascolto e verifiche puntuali. Nessuno sostiene che il sistema sia perfetto. Nessuno pensa che non esistano criticità. Ma trasformare ogni difficoltà organizzativa in un processo politico sommario contro il welfare cittadino rischia di diventare un esercizio tanto rumoroso quanto sterile.

Dai banchi della minoranza sono arrivate accuse molto pesanti. Giovanni Girardini ha parlato di un servizio SAD che “fa acqua da tutte le parti” e di una consegna pasti “non dignitosa di una città come Aosta”. Altri consiglieri di opposizione — Sylvie Spirli, Sonia Furci, Cristina Dattola e Christian Chuc — hanno rilanciato le segnalazioni ricevute da cittadini e famiglie, sostenendo che molti utenti non si sentirebbero ascoltati.

Segnalazioni che meritano certamente attenzione. Ma una domanda resta inevitabile: davvero si pensa che servizi così complessi possano essere raccontati soltanto attraverso la somma delle lamentele? Perché amministrare il sociale non significa gestire slogan da campagna elettorale. Significa coordinare operatori, turnazioni, emergenze, fragilità umane, bisogni crescenti e risorse inevitabilmente limitate.

Ed è qui che la replica dell’assessore alle Politiche sociali Marco Gheller ha riportato il dibattito su un terreno più concreto e meno propagandistico.

Gheller non ha negato la possibilità di migliorare il sistema. Anzi. Ha riconosciuto che ogni servizio pubblico debba essere monitorato e corretto laddove emergano problemi. Ma ha respinto con forza quella che è apparsa una vera e propria delegittimazione del welfare cittadino e soprattutto delle persone che vi lavorano ogni giorno.

I numeri, del resto, raccontano una realtà ben diversa da quella dipinta in aula da certa opposizione: oltre 17 mila ore di assistenza domiciliare erogate nei primi quattro mesi dell’anno a più di 300 utenti distribuiti in tutta la città; circa 60 pasti consegnati ogni giorno, 365 giorni l’anno, a persone fragili che spesso senza quel servizio resterebbero completamente sole.

Dietro quei numeri non ci sono slogan. Ci sono OSS, assistenti sociali, cuoche, personale ausiliario, cooperative e uffici comunali che lavorano quotidianamente in condizioni spesso complicate. E forse è proprio questo il punto politico centrale della vicenda: criticare un disservizio è legittimo; demolire pubblicamente il lavoro di un intero sistema senza riconoscerne il valore rischia invece di diventare una forma di populismo sociale.

Perché il consenso facile si costruisce cavalcando il malcontento. Governare, invece, significa assumersi la responsabilità della complessità.

Nel suo intervento, Gheller ha avuto il merito di ricordarlo chiaramente, ringraziando apertamente tutte le figure coinvolte nei servizi sociali cittadini e difendendo un modello territoriale che, pur con limiti e problemi, continua a rappresentare uno dei pilastri più importanti della coesione sociale aostana.

Colpisce poi un altro elemento politico: la mozione della minoranza è stata respinta con appena 6 voti favorevoli e ben 19 astensioni. Un esito che racconta molto anche del clima emerso in aula. Perché persino chi non ha voluto schierarsi apertamente con la maggioranza ha evidentemente evitato di sottoscrivere fino in fondo una narrazione catastrofica dei servizi sociali cittadini.

Il sociale è materia delicata. Richiede serietà, equilibrio e senso delle istituzioni. Alimentare sfiducia generalizzata verso servizi che ogni giorno assistono centinaia di persone può forse portare qualche titolo ad effetto, ma non migliora la vita di chi ha bisogno di aiuto.

E forse il vero rischio, oggi, è proprio questo: trasformare il disagio delle persone fragili in terreno permanente di battaglia politica. Una scorciatoia comunicativa che può fare rumore, ma che difficilmente costruisce soluzioni.

pi.mi.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore