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Consiglio Valle Comuni | 20 maggio 2026, 15:07

Mandati Testolin, pareri e polemiche: il Consiglio Valle riapre il caso della Presidenza della Regione

L’Aula si divide sulla gestione dei pareri legali relativi al limite dei mandati. Il Presidente del Consiglio Stefano Aggravi respinge le accuse di “documenti occultati”, mentre opposizioni e maggioranza si confrontano tra richieste di chiarezza, responsabilità politiche e timori di danni istituzionali per la Valle d’Aosta

Stefano Aggravi

Stefano Aggravi

Il Consiglio Valle, convocato oggi, mercoledì 20, e domani, giovedì 21 maggio 2026, si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo di Angelo Mappelli, Consigliere regionale della Democrazia Cristiana per quattro legislature, dal 1963 al 1983, e di Gianclaudio Bressa, componente di parte regionale della Commissione paritetica per le norme di attuazione della Regione Valle d'Aosta dal 2021 al 2023.

Il Presidente dell'Assemblea, Stefano Aggravi, ha poi fornito alcune precisazioni in merito alla nota degli uffici del Consiglio regionale sul limite dei mandati di cui all'articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 21/2007, in relazione all'elezione del Presidente e del Vicepresidente della Regione.

«Innanzitutto, voglio chiarire che non si tratta di alcun "documento dolosamente occultato", come da qualcuno evocato: tra l'altro, un'espressione molto forte che attribuisce intenzioni e comportamenti gravissimi, del tutto privi di fondamento, e che rischia di travalicare i limiti di una corretta dialettica politica e istituzionale - ha detto il Presidente Stefano Aggravi -. Il documento di cui si è parlato molto in questi giorni era una nota di analisi degli uffici - allegata ad una nota del 18 novembre 2024 - che non era finalizzata a esprimere un parere definitivo, ma costituiva la stesura di una prima lettura della disposizione prodromica alla richiesta di un parere terzo “pro veritate” e alla predisposizione del quesito ad un legale/costituzionalista, così come poi avvenuto al momento della richiesta di parere affidata al prof. Lupo.»

Il Presidente ha quindi ripercorso le varie tappe della questione, «al fine di dare una lettura chiara e completa dei fatti. A seguito di una richiesta delle Consigliere Minelli ed Erika Guichardaz avanzata il 25 ottobre 2024 all'allora Presidente del Consiglio sull’interpretazione dell’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007, gli uffici del Consiglio regionale hanno evidenziato al Presidente la necessità di acquisire un parere esterno “pro veritate” da parte di un esperto super partes, considerata la complessità e la delicatezza della questione.»

«Nel novembre 2024 - ha proseguito -, dopo un sollecito avanzato al Presidente dalle Consigliere, gli uffici - con una nota indirizzata a tutti i componenti dell'Ufficio di Presidenza - ribadivano l'esigenza di ricorrere ad un parere esterno al fine di richiedere se fossero ipotizzabili interpretazioni diverse da quella formulata dagli uffici in una nota di analisi della disposizione, allegata alla nota stessa, dove si limitavano ad un'interpretazione letterale della norma. In tale nota, ribadivano che si trattava di questione molto complessa e delicata, con riflessi di ordine istituzionale non indifferenti, affrontata da più organi di stampa che menzionavano anche la possibile esistenza di pareri contrastanti in ordine all'interpretazione della norma. L’Ufficio di Presidenza, dopo aver esaminato la questione in più riunioni tra ottobre e novembre 2024, all'unanimità non accoglieva la richiesta degli uffici di avvalersi di un parere esterno e comunicava alle Consigliere che non vi fosse titolo a rispondere in quanto si trattava di mere ipotesi - con riferimento ai casi indicati - al momento non ancora verificatesi.»

«Dopo le elezioni regionali del settembre 2025, prima dell'avvio della nuova legislatura, essendosi concretizzata l’ipotesi, gli uffici hanno nuovamente segnalato la necessità di acquisire un parere “pro veritate” nell'esclusivo interesse dell'istituzione, tenuto conto che sugli atti politici di nomina degli organi consiliari non viene espresso un visto di legittimità dei dirigenti e tenuto conto altresì che il Regolamento interno prevede che siano gli scrutatori a dover dichiarare nulle le designazioni attribuite a persone ineleggibili. Questo anche alla luce dell’esistenza di interpretazioni giuridiche contrastanti e dei possibili rischi di contenzioso. Nel frattempo erano infatti pervenuti due pareri legali di contenuto opposto, richiesti rispettivamente dal Presidente e dal Vicepresidente della Regione e da Rete Civica Valle d’Aosta. L’Ufficio di Presidenza ha quindi deliberato, il 10 ottobre 2025, di autorizzare l'acquisizione di un servizio di consulenza legale, poi affidato dalle strutture del Consiglio al professor Nicola Lupo per chiarire l’interpretazione della norma e le eventuali conseguenze istituzionali derivanti dalla sua applicazione. Il parere del professor Lupo, consegnato il 22 ottobre 2025, è stato trasmesso all’allora Ufficio di Presidenza e a tutti i 35 Consiglieri regionali dell'attuale legislatura, insieme agli altri due pareri acquisiti, al fine di mettere a disposizione tutti gli elementi utili e gli strumenti per le valutazioni finalizzate all'assunzione della decisione di ordine politico costituente l'elezione del Presidente della Regione.»

Il dibattito in Aula

«È una brutta pagina per il Governo regionale e per il Consiglio, soprattutto per l’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura che ha insabbiato la vicenda - ha evidenziato Chiara Minelli, Capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra -. Con il parere chiaro delle tre massime dirigenti del Consiglio, ma tenuto a noi nascosto, e il nostro redatto dal professor Morrone, che giungevano alle stesse conclusioni, a inizio 2025 - a sette mesi dalle elezioni - il Presidente e il Vicepresidente avevano tutti gli elementi per scegliere: o rinunciare alla Giunta nella prossima legislatura o modificare la legge sui mandati. Il problema è stato ignorato e come AVS abbiamo dovuto spendere oltre 20.000 euro per affermare il rispetto della legalità in Valle d'Aosta e altrettanti dovremo spenderne per resistere al ricorso di Testolin in appello. Ma ben più gravi sono i danni economici e di paralisi amministrativa causati da un Presidente ormai privo di legittimazione politica che dovrebbe dimettersi. Noi continueremo a sostenere che le leggi valgono per tutti e andremo fino in fondo, auspicando di non essere soli e che ci sia un sussulto ampio contro abuso di potere, omissioni e arroganza di chi si ritiene sopra le norme.»

Il Consigliere del PD-Federalisti Progressisti VdA Fulvio Centoz ha parlato di «vicenda tutta politica e non giuridica o amministrativa. La ricostruzione del Presidente Aggravi ha chiarito molto bene una questione che si sarebbe potuta risolvere in maniera definitiva nella passata legislatura e, invece, si trascina anche in questa. Ribadiamo la necessità che qualcuno debba fare un passo indietro per il bene della Valle d'Aosta e di questo Consiglio.»

«Noi abbiamo sempre sostenuto che la legge fosse molto chiara e che non ci fosse bisogno di interpretazioni - ha dichiarato il Capogruppo della Lega Vallée d'Aoste, Andrea Manfrin -. Alla richiesta di avere note di interpretazioni di illustri costituzionalisti su di una legge approvata da questo Consiglio, noi abbiamo sempre votato no, in tutte le occasioni, perché ritenevamo inutile spendere i soldi dei cittadini per interpretare una norma già chiara. Sulla questione delle candidature c’era evidentemente un margine di incertezza: finché qualcosa non si concretizza, resta nel campo delle ipotesi. Per questo, fare casi teorici in anticipo sarebbe stato prematuro. Anche a noi interessa fare chiarezza e stiamo lavorando in questa direzione, ma ribadiamo che non facciamo politica nelle aule dei tribunali.»

«Il parere chiesto dall'Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura al professor Lupo - che lo ha predisposto in una settimana - prima dell'elezione dell'attuale Giunta è diventato l’unico ad essere trasmesso e considerato come l'interpretazione prevalente della norma, ma io credo fosse indispensabile e doveroso che tutti i Consiglieri venissero messi a conoscenza, in quella fase, dell’esistenza del parere delle tre massime dirigenti del Consiglio - ha osservato il Capogruppo di Fratelli d'Italia, Alberto Zucchi -. Questo perché si tratta di un parere difforme, che poteva servire a chi doveva votare per farsi un’idea della situazione in atto. Di chi è stata la responsabilità di non aver allegato, oltre al parere del professor Lupo, anche quello degli uffici del Consiglio? Io tuttora lo reputo importantissimo e prevalente rispetto alla posizione del professor Lupo. Inoltre, gli articoli di stampa riportano che all’Avvocatura regionale, quando ha richiesto tutti gli atti oggetto della vicenda relativa all’interpretazione dei mandati, non è pervenuto l’atto importante, cioè il documento delle tre dirigenti. Perché? Noi chiediamo delle risposte.»

Il Presidente Aggravi ha replicato che «non è semplice ricostruire vicende che non si sono vissute direttamente: la ricostruzione effettuata si basa sugli atti e non su valutazioni politiche. Se qualcuno intende metterla in dubbio, può farlo attraverso un accesso agli atti. Dispiace che venga messa in discussione la serietà dell’istituzione che ho l’onore di presiedere in questo momento.»

«Questa vicenda ci testimonia che non possiamo più permetterci questo modo di governare che guarda all'interesse del singolo e non dei valdostani - ha detto il Capogruppo degli Autonomisti di Centro, Marco Carrel -. L'Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura non ha voluto affrontare la questione, nonostante la presenza di una nota chiara redatta dagli uffici del Consiglio, e il fatto di voler mettere i dossier che scottano in biblioteca aspettando che si risolvano da soli è un metodo di lavoro che abbiamo intrapreso nella scorsa legislatura e che ci stiamo portando avanti. Ciò non riguarda soltanto l'elezione del Presidente, questione che ci mette maggiormente in imbarazzo, ma anche ad esempio la chiusura delle gallerie di Signayes e Sorreley da parte della Sav. Se continuiamo ad agire in questo modo perdiamo di credibilità e come Valle d'Aosta facciamo una pessima figura.»

Il Capogruppo dell'Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, componente dell'Ufficio di Presidenza della passata legislatura, ha voluto «mettere "les pendules à l'heure". Se avrete modo di leggere i verbali, vedrete che l'interpretazione letterale della legge erano abbastanza chiara. Tuttavia, all’interno del dibattito dell’Ufficio di Presidenza era stata evidenziata la possibilità di interpretazioni differenti. Al netto di questo, la risposta alle Consigliere fu che in quel momento era stato posto un quesito fondato su ipotesi e che, pertanto, non si poteva ancora fornire una risposta. Le valutazioni contenute nei verbali sono comunque evidenti: quando la situazione si è concretizzata, si è proceduto a richiedere un parere supplementare rispetto alle valutazioni già formulate dall’Ufficio di Presidenza. In tutto questo percorso, i componenti dell’Ufficio di Presidenza appartenenti alla Lega hanno avuto un peso determinante.»

red.

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