Dopo anni di stallo, il Lascito Raspo trova finalmente attuazione. Nella seduta più recente del Consiglio comunale, l’aula ha approvato il provvedimento che istituisce formalmente il fondo destinato alla cura di bambine e bambini con disabilità, dando seguito alla volontà testamentaria di Lucia Maria Raspo.
La donazione, pari a 142.363,71 euro, viene così trasformata in uno strumento operativo concreto: il “Lascito Raspo per la cura di bambini e bambine con disabilità”. Un passaggio tutt’altro che formale, perché consente di sbloccare un dossier rimasto fermo per anni e di tradurre una scelta privata in un intervento pubblico strutturato.
Nel corso del dibattito consiliare, la maggioranza ha insistito su un punto preciso: il valore simbolico e sostanziale del rispetto della volontà della testatrice. Non solo memoria, dunque, ma anche efficacia. Il fondo nasce infatti con una finalità chiara e circoscritta, ulteriormente rafforzata durante il lavoro in commissione, dove il testo è stato affinato proprio per rendere più esplicito il perimetro degli interventi.
Elemento centrale del provvedimento è la gestione del fondo, che sarà affidata tramite convenzione alla Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta. Una scelta che punta a garantire rapidità operativa, capacità di coprogettazione con il territorio e una connessione diretta con il mondo del terzo settore. Non solo: la Fondazione potrà contribuire ad ampliare nel tempo le risorse disponibili, come già dimostrato da un primo apporto aggiuntivo di 8.000 euro.
A sottolineare la portata dell’iniziativa è stato l’assessore alle Politiche sociali, ai presìdi di comunità e alla coesione Marco Gheller, che ha parlato di un passaggio atteso da tempo: “Riusciamo finalmente a sbloccare una pratica rimasta inevasa per molti anni e a dare attuazione concreta alla volontà della signora Raspo. Parliamo di risorse importanti che potranno trasformarsi in servizi reali per la comunità, grazie anche a una collaborazione che rafforza il modello di coprogettazione tra pubblico e terzo settore”.
Accanto al consenso della maggioranza, non sono mancate le perplessità delle minoranze. I gruppi di opposizione hanno sollevato dubbi soprattutto sull’impianto della convenzione e sulla necessità di garantire un’aderenza rigorosa alla volontà originaria della donatrice, chiedendo maggiori strumenti di controllo e indirizzo nella gestione del fondo.
Nonostante le riserve, il provvedimento è stato approvato con 19 voti favorevoli, 6 astensioni e 2 contrari, segnando comunque un passaggio politico significativo.
Al di là dei numeri, resta il senso complessivo dell’operazione: trasformare un risparmio privato in una leva pubblica capace di incidere concretamente sulla qualità della vita di bambine e bambini con disabilità e delle loro famiglie. Un’operazione che, se ben gestita, può diventare anche un modello replicabile di collaborazione tra istituzioni e comunità.













