La farmacia sotto casa non è più soltanto il luogo della “ricetta e del farmaco”. È ormai, a tutti gli effetti, un presidio sanitario diffuso, capace di intercettare bisogni, prevenire patologie e accompagnare i cittadini lungo percorsi di cura sempre più complessi. È questo il quadro che emerge dall’VIII Rapporto sulla Farmacia, presentato a Roma da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma, costruito su un’indagine che ha coinvolto quasi 2.000 farmacisti e oltre 1.000 cittadini, di cui più del 50% affetti da patologie croniche.
Un dato che, già da solo, racconta quanto la farmacia sia oggi un punto di riferimento soprattutto per chi convive quotidianamente con la malattia.
La trasformazione è evidente nei numeri. Tre farmacie su quattro dispongono ormai di spazi dedicati all’erogazione di servizi sanitari, mentre quelle che non offrono ancora prestazioni avanzate rappresentano una quota residuale, pari a circa una su dieci.
Tra i servizi più diffusi spiccano i test diagnostici rapidi: quasi l’80% delle farmacie offre controlli come glicemia e colesterolo. Non solo: oltre il 70% è attrezzato per eseguire elettrocardiogrammi e monitoraggi tramite holter cardiaco e pressorio.
Sul fronte della prevenzione, i cittadini iniziano a rispondere: più di uno su quattro ha partecipato a campagne di screening, percentuale che sale a quattro su dieci nella fascia 51-74 anni, soprattutto per il tumore al colon-retto.
Anche le vaccinazioni trovano spazio: circa una farmacia su due somministra il vaccino antinfluenzale, con una domanda particolarmente alta tra i pazienti cronici.
Se il modello della “farmacia dei servizi” è ormai consolidato, resta però una frattura evidente tra territori. Le difficoltà maggiori si registrano nelle aree rurali e nei piccoli centri, dove limiti logistici e organizzativi rallentano l’attivazione dei servizi.
Un tema che riguarda da vicino anche la Valle d’Aosta, dove la conformazione montana e la presenza di numerosi comuni di piccole dimensioni rendono la farmacia spesso l’unico presidio sanitario facilmente accessibile. In questo contesto, il rafforzamento dei servizi territoriali non è solo un’opportunità, ma una necessità per garantire equità di accesso alla salute.
Secondo dati regionali degli ultimi anni, in Valle sono presenti circa 50 farmacie, molte delle quali operano in contesti periferici o montani, svolgendo già oggi una funzione fondamentale di supporto ai cittadini, soprattutto anziani.
Il Rapporto evidenzia anche un’evoluzione culturale. Otto farmacisti su dieci riconoscono il valore dei farmaci equivalenti per la sostenibilità del sistema sanitario, mentre tre su quattro ne sottolineano il vantaggio economico per i cittadini.
Dal lato dell’utenza, circa il 60% richiede questi farmaci con regolarità, con segnali di crescita in oltre un caso su tre. I pazienti cronici risultano i più informati e consapevoli, mentre tra i giovani si registra una maggiore apertura culturale, spesso guidata dalla fiducia nel farmacista (due su tre) e dal risparmio (quasi il 60%).
Parallelamente cresce il ricorso all’automedicazione: circa l’80% dei cittadini si considera informato sui farmaci da banco. Ma il farmacista resta centrale: sette persone su dieci chiedono consiglio prima dell’acquisto, con una maggiore propensione tra le donne.
Non mancano le criticità. Oltre un terzo dei cittadini ha incontrato difficoltà nel reperire farmaci, con un impatto più pesante sui pazienti cronici. Uno su dieci ha subito ritardi incompatibili con le proprie esigenze terapeutiche.
In questo scenario, la farmacia si conferma un “ammortizzatore” del sistema sanitario, capace nella maggior parte dei casi di garantire continuità terapeutica grazie alla capacità organizzativa e alla relazione diretta con il paziente.
Il Rapporto individua alcune priorità strategiche: stabilizzare definitivamente la farmacia dei servizi nel Servizio sanitario nazionale, garantire uniformità territoriale, rafforzare prevenzione e screening, migliorare la comunicazione sui farmaci equivalenti e affrontare in modo strutturale il problema delle carenze.
Come sottolinea Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, “la vera sfida è integrare davvero le farmacie nel sistema sanitario, eliminando le differenze tra territori”.
Sulla stessa linea Marco Cossolo, presidente di Federfarma, che evidenzia la necessità di “rendere questo modello pienamente operativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale”.
A rafforzare il quadro arriva anche la voce valdostana. Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva Valle d’Aosta, sottolinea: “In una realtà come la nostra, fatta di piccoli comuni e territori montani, la farmacia rappresenta spesso il primo e più immediato presidio sanitario. Il rafforzamento dei servizi è fondamentale per garantire equità, ma servono investimenti mirati e una vera integrazione con il sistema sanitario regionale. La sfida è evitare che esistano cittadini di serie A e di serie B a seconda di dove vivono”.
Il messaggio che emerge è chiaro: la farmacia sta diventando un pilastro della sanità territoriale italiana. Ma per compiere il salto definitivo serve un cambio di passo politico e organizzativo.
Perché, come dimostrano i dati, il sistema è già pronto. Ora tocca alle istituzioni renderlo davvero universale.












