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ATTUALITÀ POLITICA | 24 marzo 2026, 16:00

Referendum giustizia, trionfa il NO e la partecipazione: anche in Valle d’Aosta Cittadinanzattiva esulta

ffluenza alta e protagonismo dei giovani: per l’associazione è una vittoria della democrazia. Ora la sfida è garantire il voto ai fuori sede

Referendum giustizia, trionfa il NO e la partecipazione: anche in Valle d’Aosta Cittadinanzattiva esulta

Una vittoria politica, ma soprattutto democratica. Il risultato del referendum sulla giustizia segna, secondo Cittadinanzattiva, un passaggio tutt’altro che marginale nella vita del Paese: il netto successo del NO si accompagna a una partecipazione ampia e significativa, con un dato che colpisce più di altri, quello della presenza alle urne di tanti giovani.

«Le cittadine e i cittadini si sono finalmente riappropriati di un prezioso strumento di democrazia diretta: con la grande affluenza al voto al referendum sulla giustizia ha vinto la partecipazione democratica anche dei giovani», ha dichiarato Francesca Moccia.

Un esito che l’associazione aveva, di fatto, auspicato. Già nelle settimane precedenti al voto, Cittadinanzattiva aveva espresso una posizione critica nei confronti della riforma costituzionale, individuando due nodi centrali: il metodo e il merito.

Sul piano del metodo, la contestazione era netta: intervenire in maniera così incisiva sull’ordinamento giudiziario e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato senza un ampio dibattito pubblico e senza una solida discussione parlamentare è apparso, all’associazione, un vulnus ai principi stessi della partecipazione democratica.

Nel merito, invece, la riforma è stata giudicata distante dai problemi concreti dei cittadini: nessun impatto reale sulla tutela dei diritti, né sull’accesso equo alla giustizia. Anzi, il rischio evidenziato era quello di alterare un sistema delicato di pesi e contrappesi, fondamento stesso dell’architettura democratica.

Eppure, al di là del merito del quesito, il dato che emerge con forza è quello della partecipazione. Un segnale che, secondo Cittadinanzattiva, non può essere archiviato come episodico.

«La partecipazione al voto – ha aggiunto Moccia – che ha visto così tanti giovani affluire alle urne avrebbe potuto essere ancora più ampia se si fossero approvate delle misure, così come fatto per le elezioni del 2024 e 2025, per consentire il voto ai fuori sede. Non farlo è stato un’occasione persa che continua a determinare una inaccettabile compressione di un diritto costituzionale».

Sulla stessa linea anche Maria Grazia Vacchina, che sottolinea il valore politico e civile del risultato anche sul territorio valdostano: «Questo voto dimostra che, quando vengono messi nelle condizioni di partecipare, i cittadini – e in particolare i giovani – rispondono. È un segnale forte anche per la Valle d’Aosta, dove la partecipazione resta un indicatore fondamentale della qualità democratica».

E aggiunge, rilanciando una delle battaglie storiche dell’associazione: «Adesso non si può tornare indietro. Serve un impegno concreto per garantire il diritto di voto ai fuori sede. Non è più rinviabile: parliamo di migliaia di persone che oggi, di fatto, sono penalizzate nell’esercizio di un diritto fondamentale».

Il referendum sulla giustizia, dunque, lascia in eredità molto più di un risultato politico. Rimette al centro il tema della partecipazione e riapre una questione irrisolta della democrazia italiana: quella dell’accesso al voto. Una sfida che, dopo questo passaggio, appare ancora più urgente.

pi.mi.

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