Ci sono eventi a cui si partecipa per piacere. E poi ce ne sono altri a cui si dovrebbe partecipare per coscienza. Il Gran Banchetto per Casa Zaccheo, organizzato dall’associazione L’Albero di Zaccheo, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Il prossimo 9 maggio, alle 19.30, il Circolino della chiesa parrocchiale di Saint-Martin-de-Corléans si trasformerà in un luogo fuori dal tempo: una cena privata, su invito, dal sapore medievale, dove ogni dettaglio – dagli abiti del personale all’intrattenimento – sarà pensato per immergere i presenti in un’atmosfera suggestiva. Ma sarebbe un errore fermarsi alla superficie, alla scenografia, al fascino dell’evento.
Perché qui non si tratta solo di una cena.
Dietro il menù d’eccezione ideato da Giovanni Bonin – anima dell’Hotel Comtes de Challant – c’è infatti qualcosa di molto più concreto: il progetto sociale e di ricostruzione di Casa Zaccheo. Un’iniziativa che parla di accoglienza, di comunità, di risposte reali a bisogni reali.
E allora la domanda diventa inevitabile: si può davvero restare fuori?
Perché questa non è una serata qualsiasi. È un momento pensato per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprenditori, filantropi. Non per una foto di circostanza, ma per costruire – o almeno iniziare a farlo – una rete capace di sostenere un progetto che ha ricadute concrete sul territorio.
Il cosiddetto Social Bonus, che sarà presentato nel corso della serata, non è una formula astratta: è uno strumento fiscale che può trasformarsi in leva di sviluppo locale. Ma, come sempre, gli strumenti da soli non bastano. Servono persone. Servono scelte. Serve volontà.
E qui si gioca la vera partita.
Perché partecipare significa esserci. Significa dire che certi temi – l’inclusione, la solidarietà, la responsabilità sociale – non sono solo parole buone per i convegni o per i post sui social. Significa metterci la faccia, il tempo, anche le risorse.
Non partecipare, invece, è una scelta altrettanto chiara. Più silenziosa, certo. Più comoda. Ma difficilmente giustificabile, soprattutto per chi ha ruoli, mezzi o semplicemente la possibilità di contribuire.
I giovani dell’associazione e dell’oratorio serviranno ai tavoli, vestiranno i panni di un’altra epoca, daranno forma a una serata che ha il sapore della festa. Ma il messaggio è tutto nel presente: una comunità si misura anche – e forse soprattutto – da chi decide di non voltarsi dall’altra parte.
I posti non sono infiniti. C’è ancora spazio per chi vorrà esserci, per chi vorrà capire, per chi vorrà sostenere. Basta scrivere a lalberodizaccheo@gmail.com.
Il resto, come sempre, è una questione di priorità. E di coscienza.













