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FEDE E RELIGIONI | 25 aprile 2026, 18:03

Almanach de dimanche 26 avril saint beux Boniface év. d’Aoste

Subirei infinite volte la morte, innanzi di offendere il Signore ad occhi aperti. (Padre Pio da Pietrelcina)

Almanach de dimanche 26 avril saint beux Boniface év. d’Aoste

CALENDARIO DEGLI IMPEGNI DI  MONS. VESCOVO NEL MESE DI APRILE

26 dom 63ª Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni

27 lun Riunione Consiglio O.P.M. – Aosta / Refuge Père Laurent – ore 18.00

La Chiesa celebra  San Cleto (Anacleto) Papa

Terzo papa dopo Pietro e Lino, Anacleto ebbe un singolare destino: sdoppiato in due persone distinte, Cleto e Anacleto, aveva due feste diverse nel Martirologio Romano, una quella odierna, l'altra il 13 luglio. L'errore sembra sia dovuto a un antico copista che stilando una lista dei papi inserì entrambi i nomi. Cleto in realtà è solo un abbreviativo. Studi moderni, poi, hanno chiarito l'equivoco. Sulla base degli studi del Duchesne, infatti, l'orientamento attuale è che Anacleto e Cleto siano una sola persona: perciò la Congregazione dei riti nel 1960 abolì la festa del 13 luglio, lasciando solo quella del 26 aprile. Pochi i dati biografici di questo pontefice. Di origine ateniese, secondo quanto riporta il sito ufficiale della Santa Sede www.vatican.va fu papa dal 80 al 92, e si rese benemerito per aver edificato una «memoria», un sepolcro a san Pietro, presso il quale fu poi sepolto egli stesso. Il nome di San Cleto è citato, insieme ad altri papi, nel Canone Romano della Santa Messa, quello che nel nuovo Messale Romano promulgato da San Paolo VI è divenuto la Preghiera Eucaristica I.

 Il sole sorge alle ore 6,26 e tramonta alle ore 20,31

La guerra non è mai una soluzione: è la resa dell’uomo alla propria incapacità di riconoscere nell’altro un fratello » (Papa Leone XIV)
È una frase semplice ma piuttosto tagliente. Il punto centrale non è solo la condanna della guerra in sé, ma l’idea che il conflitto nasca da un fallimento umano prima ancora che politico: l’incapacità di vedere l’altro come pari. E’ una frase efficace perché sposta la responsabilità. Non dà colpa solo ai “grandi della terra”, ma chiama in causa tutti, anche a livello culturale e quotidiano. E questo, oggi, è forse ancora più scomodo della denuncia della guerra stessa.

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