CALENDARIO DEGLI IMPEGNI DI MONS. VESCOVO NEL MESE DI APRILE
17 ven Servizio Catechesi e Pastorale giovanile – Incontro di verifica e programmazione Aosta / Oratorio del Centro
18 sab Week-end di spiritualità per operatori di pastorale familiare – Verbania “Democrazia. Il coraggio della partecipazione” – Torino / Sermig
19 dom 102ª Giornata nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore (colletta obbligatoria)
20 lun Ritiro di Pasqua per presbiteri e diaconi – Saint-Oyen / Monastero Regina Pacis e Château-Verdun
23 gio Riunione Segreteria C.P.D. – Aosta / Curia vescovile – ore 18.45
26 dom 63ª Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni
27 lun Riunione Consiglio O.P.M. – Aosta / Refuge Père Laurent – ore 18.00
La Chiesa celebra Santa Bernardetta Soubirous Vergine
Quando, l'11 febbraio del 1858, la Vergine apparve per la prima volta a Bernadette presso la rupe di Massabielle, sui Pirenei francesi, questa aveva compiuto 14 anni da poco più di un mese. Era nata, infatti, il 7 gennaio 1844. A lei, povera e analfabeta, ma dedita con il cuore al Rosario, appare più volte la «Signora». Nell'apparizione del 25 marzo 1858, la Signora rivela il suo nome: «Io sono l'Immacolata Concezione». Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l'Immacolata Concezione di Maria un dogma, ma questo Bernadette non poteva saperlo. La lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, dopo un'accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale. La sera del 7 Luglio 1866, Bernadette Soubirous decide di rifugiarsi dalla fama a Saint-Gildard, casa madre della Congregazione delle Suore della Carità di Nevers. Ci rimarrà 13 anni. Costretta a letto da asma, tubercolosi, tumore osseo al ginocchio, all'età di 35 anni, Bernadette si spegne il 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua.
Il sole sorge alle ore 6,50 e tramonta alle ore 20,13
“La guerra non è mai una soluzione: è la resa dell’uomo alla propria incapacità di riconoscere nell’altro un fratello » (Papa Leone XIV)
È una frase semplice ma piuttosto tagliente. Il punto centrale non è solo la condanna della guerra in sé, ma l’idea che il conflitto nasca da un fallimento umano prima ancora che politico: l’incapacità di vedere l’altro come pari. E’ una frase efficace perché sposta la responsabilità. Non dà colpa solo ai “grandi della terra”, ma chiama in causa tutti, anche a livello culturale e quotidiano. E questo, oggi, è forse ancora più scomodo della denuncia della guerra stessa.












