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TRADIZIONI E CULTURA MONDO RURALE | 06 aprile 2026, 20:11

Batailles de reines: A Saint-Marcel trionfa l’anima rurale della Valle con Berleun, Volga e Champagne. Bambina reina del peso

Nella seconda eliminatoria del 69° Concours Régional Batailles de Reines, tra pubblico delle grandi occasioni e bovine protagoniste, la Valle d’Aosta riafferma una tradizione antica che unisce cultura rurale, identità e rispetto animale

L'atena di Saint-Marcel

L'atena di Saint-Marcel

C’è un momento, ogni primavera, in cui la Valle d’Aosta torna a parlare la lingua più autentica delle sue montagne: quella delle stalle, dei pascoli e di un legame profondo tra uomo e animale che non ha bisogno di essere spiegato, ma solo vissuto. È accaduto ancora una volta a Saint-Marcel, nel giorno di Pasquetta, dove la seconda eliminatoria del 69ème Concours Régional Batailles de Reines ha trasformato un’arena in un luogo di memoria viva, capace di tenere insieme spettacolo, identità e rispetto.

Non è una semplice competizione, e chi continua a leggerla così sbaglia prospettiva. Le Batailles de Reines sono prima di tutto un rito collettivo, un’eredità culturale che affonda le radici nella civiltà alpina. Qui non c’è violenza, non c’è forzatura: le bovine si affrontano perché è nella loro natura stabilire una gerarchia, per istinto e non per imposizione. È un confronto incruento, regolato, osservato con attenzione, dove il combattimento termina nel momento stesso in cui una delle due decide di ritirarsi. Nessuna sopraffazione, nessuna spettacolarizzazione del dolore: solo la forza primordiale di un equilibrio antico.

E allora sì, si può parlare di emozioni. Tante. Quelle vissute da un pubblico numeroso e partecipe, accorso come nelle grandi occasioni, capace di riempire l’arena con un entusiasmo che non è mai superficiale, ma profondamente radicato. Su 168 bovine iscritte, 151 sono scese in campo, suddivise nelle tre categorie, dando vita a una giornata intensa, fatta di attese, scontri e applausi sinceri.

Nella prima categoria è stata Berleun, dell’allevatore Gianni Champion di Saint-Marcel, a imporsi con autorevolezza, superando in finale Bijou di Bieller-Grivel di Pré-Saint-Didier. Dietro di loro, Magneun e Tenere, a completare un podio che racconta la qualità diffusa degli allevamenti valdostani.

In seconda categoria, il successo è andato a Volga di Alessia Dejanaz di Antey-Saint-André, capace di avere la meglio su Italia di Ivans Aguettaz di Verrayes.

In terza categoria è stata Champagne di Luigi Mus di Châtillon a dominare la scena, imponendosi su Tiky di Philippe Peron di Valtournenche.

A colpire, oltre ai nomi e ai risultati, è la relazione che si percepisce tra allevatori e animali. Non c’è distanza, non c’è sfruttamento: c’è cura quotidiana, dedizione, conoscenza. Le Reines non sono strumenti, ma protagoniste. Lo dimostra anche l’attenzione verso il benessere animale e il rispetto dei tempi naturali del confronto. Persino il titolo di “regina del peso” racconta una dimensione fatta di orgoglio e appartenenza: a conquistarlo è stata Bambina, numero 75 dei Cugini Bagnod, imponente con i suoi 737 chilogrammi, simbolo concreto di una selezione allevatoriale che unisce forza, equilibrio e radicamento al territorio

Le parole del vicepresidente dell’Association Régionale Amis des Batailles de Reines, Fabio Lombardo, restituiscono bene il senso della giornata: entusiasmo crescente, qualità elevata, partecipazione viva. Ma al di là delle dichiarazioni, ciò che resta è la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre l’evento sportivo.

Perché le Batailles de Reines sono, in fondo, uno specchio della Valle d’Aosta: una terra che resiste, che custodisce, che non rinuncia alle proprie radici pur vivendo nel presente. In un tempo in cui tutto tende a diventare spettacolo fine a se stesso, qui si celebra ancora un equilibrio raro: quello tra uomo, animale e territorio.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 12 aprile a Jovençan. Ma più che una tappa, sarà un altro capitolo di una storia che continua a rinnovarsi, senza mai tradire se stessa. E questo, oggi, è già qualcosa di straordinariamente controcorrente.

pi.mi.

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