Antonio Tarallo - ACI Stampa
Una domenica di sole accoglie oggi i pellegrini giunti a Roma. Aria quasi primaverile. Il Papa, prima dell’Angelus domenicale, si è recato nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio per la sua seconda visita pastorale alle parrocchie di Roma. Ora, davanti a lui, la piazza di San Pietro con le sue alte colonne. In piazza, molti fedeli festanti. È la prima domenica di Quaresima.
Nella sua meditazione domenicale sembra quasi proseguire l’omelia pronunciata poco prima nella chiesa romana vicino alla stazione Termini. Continua sul Vangelo delle tentazioni. Parla dell’umanità di Cristo, il Papa, del peso dell’umanità: “A livello fisico la fame e, a livello morale, le tentazioni del diavolo. Prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie”.
Il cammino di Quaresima, per il Pontefice, è “un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera”, continua il Pontefice. Cammino che è “esigente”, così lo definisce papa Leone XIV.
Ricorda san Paolo VI, che “insegnava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola nel suo procedere verso un orizzonte che ha «come termine l’amore e l’abbandono nel Signore»”.
E continua ancora sul tema della penitenza, che “mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con Lui e tra noi”. Infine, esorta a praticarla “generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone”. Sottolinea anche l’importanza della meditazione della Parola di Dio, accostandosi ai Sacramenti.
Alla fine, alcuni “suggerimenti” su come vivere questo tempo di Quaresima: “Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario”.
Dopo la recita della preghiera mariana, il pensiero è andato alla guerra in Ucraina: “Cari fratelli e sorelle, sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti. Quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili. Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana. Lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni. La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili”.
Infine, un appello a voce alta: “Tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessato il fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace. Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace”.












