«I dati Excelsior confermano la vitalità del sistema economico valdostano, ma evidenziano anche una sfida centrale per le imprese del nostro territorio: la difficoltà di reperire competenze e personale disponibile». È da questa considerazione del presidente della Chambre, Roberto Sapia, che si può leggere il quadro del mercato del lavoro regionale all’inizio del 2026: una Valle d’Aosta che cresce, trainata dal turismo invernale, ma che deve fare i conti con una carenza strutturale di candidati.
Il Bollettino del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e ANPAL relativo a gennaio 2026 fotografa un mese dinamico: 1.390 entrate previste, 140 in più rispetto a gennaio 2025. Un dato positivo, che si inserisce in un contesto più ampio di 158.300 assunzioni programmate nel Nord Ovest e circa 527.000 a livello nazionale. Eppure la struttura della domanda valdostana si distingue dal resto del Paese.
Solo il 13% delle entrate previste riguarda dirigenti, specialisti e tecnici, contro una media nazionale del 23%. La richiesta si concentra quindi soprattutto su figure operative, coerenti con una economia fortemente orientata ai servizi e alla stagionalità. Un modello che funziona nei periodi di picco, ma che mostra limiti quando si parla di crescita qualitativa e innovazione.
Il nodo principale resta la difficoltà di reperimento: nel 52,9% dei casi le imprese segnalano problemi nel trovare il candidato adeguato. Più di un’assunzione su due presenta criticità. Nel dettaglio, il 38,7% delle difficoltà è legato alla mancanza numerica di candidati disponibili, mentre il 10,2% riguarda una preparazione ritenuta inadeguata. Non tanto, dunque, un deficit di competenze in senso stretto, quanto una carenza di persone disposte o presenti sul mercato del lavoro regionale.
Le conseguenze sono concrete: riorganizzazione dei turni, servizi ridimensionati, investimenti rinviati. Per un territorio piccolo e competitivo come la Valle d’Aosta, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro diventa uno snodo strategico, non solo occupazionale ma anche di sviluppo.
Il terziario assorbe l’81% delle entrate previste, confermando il ruolo dominante dei servizi nell’economia regionale. In particolare, alloggio, ristorazione e servizi turistici concentrano da soli il 42% della domanda complessiva, pari a 590 assunzioni nel mese. Il legame con la stagione invernale è evidente e dimostra quanto il mercato del lavoro valdostano sia ancora fortemente ancorato ai flussi turistici.
L’industria programma 200 entrate, il 14% del totale, un dato inferiore rispetto alle regioni limitrofe più industrializzate e coerente con la struttura produttiva locale. Una fotografia che conferma un sistema economico sbilanciato sui servizi e meno orientato verso profili ad alta specializzazione tecnica.
Anche la tipologia contrattuale riflette la stagionalità: solo il 18% delle assunzioni previste sarà stabile, mentre l’82% avrà carattere a termine. Una dinamica che garantisce flessibilità alle imprese ma alimenta instabilità per i lavoratori, soprattutto per i più giovani.
Resta elevata anche la richiesta di lavoratori immigrati, pari al 25% delle entrate previste, segno di una crescente dipendenza di diversi comparti operativi dalla manodopera straniera, in particolare nei servizi e nella ristorazione. In molti casi, la continuità dell’offerta turistica passa proprio attraverso questo contributo.
Le opportunità per gli under 30 rappresentano il 27% delle assunzioni complessive, un dato che conferma l’apertura verso le nuove generazioni ma che si concentra prevalentemente nei settori a maggiore rotazione del personale.
«È fondamentale rafforzare il collegamento tra scuola, formazione e sistema produttivo, orientando meglio i giovani verso le professionalità maggiormente richieste e sostenendo percorsi di aggiornamento e riqualificazione delle competenze anche per chi è già inserito nel mondo del lavoro», sottolinea ancora Sapia (nella foto). E conclude: «Dobbiamo lavorare per rendere la Valle d’Aosta sempre più attrattiva per lavoratori e professionisti, aiutando le imprese a trovare le risorse umane necessarie per consolidare e ampliare le proprie attività».
La fotografia che emerge è dunque quella di una regione dinamica ma fragile: capace di generare occupazione, soprattutto nei servizi, ma ancora alla ricerca di un equilibrio tra quantità e qualità del lavoro. La crescita c’è, ma per trasformarla in sviluppo duraturo serviranno politiche mirate, formazione mirata e una strategia capace di rendere il territorio competitivo non solo per i turisti, ma anche per chi sceglie di lavorarci e viverci tutto l’anno.













