/ ECONOMIA

ECONOMIA | 19 febbraio 2026, 10:09

Case non occupate in Valle d’Aosta: un patrimonio immobiliare inutilizzato mentre cresce il bisogno abitativo

I dati ISTAT 2021/2023 fotografano una Valle d’Aosta con un’alta incidenza di abitazioni vuote. Mentre aumentano le difficoltà per chi cerca casa, una parte rilevante del patrimonio immobiliare resta inutilizzata. Il Sunia VdA chiede una programmazione più lungimirante e un confronto concreto tra istituzioni e territorio

Case non occupate in Valle d’Aosta: un patrimonio immobiliare inutilizzato mentre cresce il bisogno abitativo

C’è una questione politica, prima ancora che immobiliare: che idea di comunità vogliamo per la Valle d’Aosta? Una regione fatta di seconde case chiuse undici mesi l’anno o un territorio capace di garantire il diritto all’abitare a chi qui lavora, cresce figli e costruisce futuro? La risposta non è tecnica, è profondamente politica. Perché dietro ogni alloggio vuoto e ogni famiglia in attesa c’è una scelta – o una non scelta – di governo del territorio.

I recenti dati diffusi dall’ISTAT sul censimento permanente 2021/2023, secondo il Sunia VdA,  parlano chiaro: “la Valle d’Aosta risulta tra le regioni italiane con la più alta incidenza di abitazioni non occupate”. Un primato che non può certo essere rivendicato con orgoglio. In una regione piccola, dove il tema dello spopolamento e della tenuta demografica è costantemente evocato nei convegni, il numero delle case vuote assume un significato ancora più pesante.

Il paradosso è evidente: “da un lato, cresce il numero di persone e famiglie che faticano a trovare una casa, dall’altro, una quota significativa di immobili resta inutilizzata”. È una contraddizione che stride con la retorica della Valle attrattiva, della montagna che vuole trattenere i giovani e richiamare nuove professionalità. Come si può parlare di sviluppo se l’accesso all’abitazione diventa un ostacolo?

Le cause, certo, non sono semplici né univoche. Si parla di “seconde case utilizzate solo stagionalmente, immobili non adeguati agli standard del mercato attuale, difficoltà burocratiche o economiche nel recupero edilizio, oltre a specificità demografiche e turistiche della regione”. È vero: la nostra vocazione turistica ha modellato il patrimonio edilizio, soprattutto in alcune località, trasformando interi quartieri in dormitori stagionali. Ma può bastare questa spiegazione?

Il Sunia Valle d’Aosta mette il dito nella piaga e ricorda che “la vocazione turistica della regione non può diventare una giustificazione per trascurare i problemi abitativi di chi vive stabilmente in Valle d’Aosta o intende farlo in futuro”. È un richiamo che suona quasi come un monito alla politica regionale: non si può continuare a considerare l’abitare solo come un effetto collaterale del turismo.

Il sindacato rilancia la necessità di “una programmazione più efficace e lungimirante, in grado di mettere in relazione il patrimonio immobiliare esistente con il fabbisogno abitativo reale”. Ed è qui che la questione diventa strategica. Serve un censimento qualitativo, non solo quantitativo: dove sono queste case vuote? In quali condizioni si trovano? Possono essere recuperate? Con quali strumenti fiscali o incentivi?

Secondo il Sunia VdA, “è fondamentale promuovere un dialogo costruttivo tra istituzioni, operatori del settore e comunità locali per definire strategie concrete, che favoriscano il recupero di immobili inutilizzati, incentivino l’accesso alla casa e contribuiscano a un mercato abitativo più equilibrato e sostenibile”. Tradotto: basta dichiarazioni generiche, servono misure operative. Incentivi al recupero, accordi pubblico-privato, strumenti di calmierazione dei canoni, politiche fiscali che scoraggino l’abbandono speculativo.

La domanda di fondo resta però politica e identitaria. “Comprendere le ragioni per cui esistano tante case vuote in presenza di un bisogno abitativo crescente non è solo un tema statistico: è una questione sociale ed economica centrale per il futuro della Valle d’Aosta.” Se non si affronta ora, il rischio è quello di una regione sempre più polarizzata: centri turistici scintillanti ma disabitati per lunghi periodi e comunità locali che faticano a trovare spazi accessibili.

In una Valle che discute di autonomia, di sviluppo e di nuovi equilibri demografici, il tema delle case vuote non può restare un dato da report. È un banco di prova per la capacità della politica di governare davvero il territorio, mettendo al centro chi la Valle la vive tutto l’anno, non solo chi la attraversa per una stagione. E su questo, prima o poi, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di scegliere.

je.fe.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore