Ci sono ambiti in cui la politica non può fermarsi alle dichiarazioni di principio, ma deve misurarsi con la coerenza delle scelte concrete. Il lavoro è uno di questi. E lo è ancora di più quando si parla di lavoro qualificato, professionale e intellettuale, «progressivamente impoverito, frammentato e reso sempre più precario» negli ultimi anni.
È su questo terreno che si colloca la decisione del Comune di Aosta di esternalizzare la comunicazione istituzionale. Una scelta che stride con la posizione politica assunta dall’amministrazione sul salario minimo e che ha immediatamente sollevato critiche e interrogativi.
Come ricorda la Segreteria di Ambiente Diritti Uguaglianza Valle d’Aosta, «in Valle d’Aosta il personale degli uffici stampa del comparto unico deve essere reclutato sulla base delle leggi regionali 22 del 2010 e 8 del 2021». Un richiamo normativo che non è solo formale, ma che riguarda il perimetro stesso del lavoro pubblico e delle sue garanzie.
Da qui la contraddizione politica evidenziata nella nota: «appare profondamente contraddittoria la scelta del Comune di Aosta che, dopo aver espresso una posizione politica a favore del salario minimo, decide di esternalizzare la comunicazione istituzionale, sottraendola all’amministrazione pubblica e affidandola a logiche di mercato».
La comunicazione, infatti, non è un servizio accessorio. Non è una funzione neutra, né un’attività marginale. «La comunicazione del Comune non è un servizio accessorio né un’attività neutra: è una funzione pubblica essenziale», si legge nella presa di posizione, perché riguarda direttamente «la trasparenza, l’accesso alle informazioni e il rapporto tra istituzioni e cittadinanza».
Il nodo, dunque, va ben oltre il mero risparmio di spesa. È un nodo politico e culturale. La scelta di non investire su personale interno, su professionalità stabili e riconosciute, manda un segnale preciso sul valore attribuito al lavoro. «Se un’amministrazione pubblica sceglie di non investire su personale interno, su professionalità stabili e riconosciute, manda un messaggio chiaro: il lavoro può essere trattato come una voce di spesa da ridurre», anche quando richiede competenze elevate e un forte senso di responsabilità pubblica.
In un contesto in cui il salario minimo viene indicato come strumento di tutela e di dignità del lavoro, l’esternalizzazione di una funzione strategica come la comunicazione istituzionale rischia di apparire come una scelta incoerente. Una distanza evidente tra il piano delle affermazioni politiche e quello delle decisioni amministrative.
Ed è proprio su questa distanza che si gioca oggi il confronto politico ad Aosta: non solo sul “come” comunicare, ma sul “chi” debba farlo e a quali condizioni. Perché, come ricorda la nota, il lavoro pubblico qualificato non è un costo da comprimere, ma una leva di qualità democratica e di fiducia tra istituzioni e cittadini.












