Il 3 febbraio è uno di quei giorni in cui la religione incontra la quotidianità senza troppe mediazioni. Niente grandi processioni, niente solenni liturgie papali. Solo chiese di quartiere, parroci armati di due candele incrociate e fedeli di ogni età che, uno dopo l’altro, si avvicinano all’altare porgendo la gola. È il giorno di San Biagio, e il rito della benedizione della gola resta uno dei più resistenti e trasversali della tradizione cristiana.
C’è chi arriva con la voce roca, chi “per prevenzione”, chi perché «non si sa mai». Bambini, anziani, genitori di corsa, nonne con il fazzoletto in mano. Un gesto rapido, quasi domestico: le candele sfiorano il collo, una formula antica viene pronunciata, e si va via con la sensazione di aver fatto qualcosa di buono per l’anima e, magari, anche per le tonsille.
Dietro questo rito semplice c’è una storia che arriva da lontano. San Biagio visse tra il III e il IV secolo ed era vescovo di Sebaste, nell’attuale Armenia. Medico prima che pastore, era noto per la sua capacità di curare il corpo e lo spirito. Secondo la tradizione, durante le persecuzioni contro i cristiani, venne arrestato e condotto in prigione. Lungo il cammino, una madre disperata gli presentò il figlio che stava soffocando per una lisca di pesce conficcata in gola. Biagio pregò, benedisse il bambino e il piccolo si salvò. Da lì, il miracolo e la devozione.
Martirizzato poco dopo, San Biagio divenne nel tempo il protettore della gola, dei mali legati alla voce e alla respirazione. Una specializzazione celeste che lo ha reso popolarissimo, soprattutto in quelle comunità dove la fede si intreccia con la vita concreta, fatta di raffreddori invernali, colpi d’aria e malanni stagionali.
Il bello del 3 febbraio è proprio questo: la capacità di tenere insieme sacro e popolare, devozione e quotidianità. La benedizione non è un sacramento, non è una garanzia sanitaria, eppure resiste. Perché parla un linguaggio comprensibile, fatto di gesti, di simboli, di fiducia. E anche di un pizzico di ironia: molti fedeli sorridono mentre si avvicinano, qualcuno scherza, qualcun altro sussurra una preghiera “di rinforzo”.
In un tempo ipertecnologico, San Biagio continua a difendere la gola con due candele e una formula antica. Un piccolo rito che attraversa i secoli e ricorda che la fede, quando incontra la tradizione popolare, sa essere sorprendentemente allegra, concreta e umana. E che, almeno una volta all’anno, affidare la voce a un santo non fa poi così male.













