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Il bene comune | 31 gennaio 2026, 10:00

Sicilia ferita dal ciclone, la petizione: “Usiamo i fondi del Ponte per ricostruire”

Dopo i devastanti effetti del ciclone Harry sulla Sicilia orientale, cresce l’appello dei cittadini: riassegnare le risorse destinate al Ponte sullo Stretto per interventi urgenti di ricostruzione, messa in sicurezza e prevenzione ambientale. Una petizione chiede al governo una scelta immediata e responsabile

Sicilia ferita dal ciclone, la petizione: “Usiamo i fondi del Ponte per ricostruire”

La Sicilia fa i conti con le ferite lasciate dal ciclone Harry, che ha colpito duramente vaste aree dell’isola, dalla fascia ionica tra Messina e Ragusa fino a numerosi centri dell’entroterra. Scogliere compromesse, tratti di costa in condizioni critiche, territori fragili e comunità esposte a nuovi rischi: il quadro che emerge è quello di un’emergenza ambientale e infrastrutturale che richiede risposte rapide e risorse immediatamente disponibili.

Non è solo la costiera ionica a destare preoccupazione. Anche la costa tirrenica messinese e quella agrigentina presentano situazioni di forte vulnerabilità, aggravate dall’erosione e dall’assenza di adeguate opere di protezione. In questo contesto, la realizzazione di frangiflutti e di interventi strutturali a mare viene indicata come una priorità per difendere borghi marinari, attività di pesca e un comparto turistico già messo a dura prova.

Tra le situazioni più critiche c’è anche quella di Niscemi, dove il dissesto idrogeologico sta facendo letteralmente scivolare a valle parti del centro abitato. Un’emergenza nell’emergenza, che evidenzia come il problema non riguardi solo le coste, ma anche l’entroterra siciliano.

Da qui nasce l’appello contenuto in una petizione che in queste ore sta raccogliendo adesioni: utilizzare i fondi destinati al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina per finanziare la ricostruzione post-ciclone e gli interventi di prevenzione ambientale. Risorse che, secondo i promotori, potrebbero essere immediatamente riassegnate e che oggi risultano bloccate da una sentenza della Corte dei Conti, rimanendo di fatto inutilizzate mentre il territorio continua a franare.

L’istanza rivolta al governo e alle istituzioni competenti è chiara: rivedere le priorità e destinare quei fondi a opere urgenti sulla costiera siciliana e nelle aree interne più esposte. Intervenire ora significherebbe non solo ridurre i rischi per la popolazione, ma anche evitare costi economici e sociali ben più elevati in futuro.

Secondo i promotori della petizione, i fondi necessari potrebbero persino superare quelli inizialmente previsti per il Ponte, ma il tempo è un fattore decisivo. Lasciare interi tratti di costa senza adeguate difese, come pennelli e opere di contenimento, espone territori già fragili al rischio che anche una semplice mareggiata possa causare danni irreversibili, fino a compromettere interi borghi e infrastrutture simbolo, come il lungomare di Catania.

Troppi cittadini vivono oggi nell’incertezza, in territori dove la sicurezza non può più essere rimandata a grandi opere future. La richiesta che emerge è quella di una scelta politica netta, che metta al centro la tutela delle persone e del patrimonio esistente.

👉 Qui per firmare la petizione
Firmare, per i promotori, significa sollecitare una decisione responsabile e coraggiosa, capace di trasformare un’emergenza in un’occasione di protezione e rilancio per la Sicilia.

je.fe.

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