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CRONACA | 26 gennaio 2026, 13:19

Strage di Capodanno a Crans-Montana: cifre da record e il prezzo umano delle giovani vittime

Come una valanga che travolge ogni certezza, l’incendio del Constellation ha lasciato dietro di sé ferite profonde e calcoli enormi: tra 600 milioni e un miliardo di franchi, le stime dei risarcimenti civili parlano di numeri impressionanti, ma la cifra più alta resta quella dei cuori spezzati

Strage di Capodanno a Crans-Montana: cifre da record e il prezzo umano delle giovani vittime

La tragedia del Constellation, la notte di Capodanno, ha segnato la vita di 116 feriti e delle famiglie delle vittime decedute. Oggi le prime stime sui risarcimenti civili vengono illustrate dal professor Pascal Pichonnaz dell’Università di Friburgo: tra 600 milioni e un miliardo di franchi, comprendendo spese mediche, perdita di reddito, danno morale e impatto sulle rendite pensionistiche. Il dato più impressionante è che gran parte dei feriti sono minorenni, il che aumenta esponenzialmente la componente futura di perdita di guadagno.

I costi sanitari stimati dall’istituto svizzero Suva vanno da 650.000 a 1,6 milioni di franchi a persona, per un totale parziale di circa 180 milioni solo per le cure mediche. La perdita di reddito, calcolata su 40 anni di vita lavorativa, si aggira tra 400 e 450 milioni di franchi. A questo si aggiungono 40 milioni relativi alle rendite pensionistiche. Per le famiglie delle vittime decedute, il diritto civile svizzero prevede un’indennità per perdita di sostegno e danno domestico, mentre il danno morale si attesta attorno ai 100.000 franchi a persona.

Il Cantone del Vallese ha deciso di stanziare 10 milioni di franchi a fondo speciale per le vittime, oltre ai 10.000 franchi già previsti e alle spese di rimpatrio e funerarie. Sono considerati vittime non solo coloro che erano presenti all’interno del locale, ma anche chi è intervenuto per salvare qualcuno o si trovava nelle immediate vicinanze durante i soccorsi.

I tempi di liquidazione civile, come spesso accade in casi complessi, potrebbero richiedere tra dieci e quindici anni, a meno di accordi stragiudiziali che potrebbero accelerare il pagamento. È un’inevitabile differenza con il processo penale, che ha tempi più rapidi e sentenze immediate, ma che non risarcisce direttamente le vittime.

Confrontando il caso con altre tragedie europee simili, emerge uno schema comune: dall’incendio del Linate a Milano nel 2001 agli attentati di Parigi nel 2015, le stime dei risarcimenti civili sono spesso enormi, ma raramente corrispondono al vero “prezzo umano” del trauma subito. Anche in Svizzera, casi analoghi mostrano che la rapidità dei pagamenti e la trasparenza delle procedure sono fattori decisivi per evitare ulteriore sofferenza alle famiglie.

Da un punto di vista legale, le cifre sono calcolate usando tabelle di capitalizzazione e stime prudenziali: le perdite di reddito attuali e future, le cure mediche necessarie e i danni morali vengono monetizzati, ma resta sempre il nodo etico. Perché nessun calcolo può davvero restituire la giovinezza, i sogni interrotti o il dolore dei genitori, dei fratelli e degli amici.

La mia riflessione personale è che, mentre le cifre sono inevitabili per dare sostegno concreto, il vero criterio di giustizia dovrebbe essere la velocità e l’efficacia del supporto alle giovani vittime. I fondi stanziati dal Cantone sono un segnale positivo, ma da soli non bastano: servono procedure rapide, sostegno psicologico, riabilitazione e progetti a lungo termine che diano ai ragazzi una possibilità concreta di ricostruire le proprie vite. Solo così il risarcimento smette di essere una cifra astratta e diventa uno strumento reale di tutela.

Crans-Montana ci ricorda che il valore più grande non è quello monetario: è la capacità di garantire un futuro dignitoso alle giovani vittime, di accompagnare le famiglie nel lungo percorso di ricostruzione e di non lasciare nessuno indietro, né sul piano civile né su quello umano.

j.p. sa.

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