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CRONACA | 26 gennaio 2026, 20:57

La Sacra Rota e le cause valdostane: giustizia canonica, matrimoni e una realtà piccola ma complessa

Anche dalla Valle d’Aosta, piccola regione alpina, partono cause dirette ai tribunali ecclesiastici fino alla Sacra Rota Romana, soprattutto in materia di nullità matrimoniale. Numeri contenuti ma questioni complesse, che riflettono fragilità personali, trasformazioni sociali e la necessità di tenere insieme verità giuridica e attenzione pastorale

Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Piemontese

Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Piemontese

La giustizia canonica, vista dalla Valle d’Aosta, assomiglia a un sentiero di montagna: non è affollato, non è largo, ma richiede passo sicuro, attenzione costante e conoscenza del terreno. Poche persone lo percorrono, ma chi lo fa lo imbocca quasi sempre nei momenti più delicati della propria vita. È lungo questi sentieri che, talvolta, le cause valdostane arrivano fino alla Sacra Rota Romana, il vertice della giustizia ecclesiastica.

Il Tribunale Apostolico della Rota Romana è l’organo di appello per le cause decise dai tribunali ecclesiastici locali e interdiocesani, in particolare per le nullità matrimoniali. Per la Valle d’Aosta, il primo grado di giudizio è istruito dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano del Piemonte. Solo una parte dei procedimenti, quelli più complessi o oggetto di impugnazione, approda a Roma.

I numeri, com’è facile immaginare, sono contenuti. In media, negli ultimi anni, dalla Valle d’Aosta vengono istruite una decina di cause di nullità matrimoniale all’anno, con oscillazioni legate alla congiuntura sociale e alla maggiore o minore conoscenza delle procedure canoniche. Di queste, solo uno o due casi ogni due o tre anni arrivano in appello alla Rota Romana. Poche pratiche, ma dense di implicazioni giuridiche e umane.

I capi di nullità più frequentemente invocati sono quelli legati all’incapacità psichica di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio, alla simulazione del consenso o alla grave immaturità affettiva. Temi che raccontano una Valle d’Aosta diversa dall’immagine tradizionale: meno comunità compatta, più solitudini, relazioni spesso fragili, matrimoni celebrati in giovane età o sotto pressioni familiari e sociali.

In una regione piccola, dove le reti relazionali sono fitte e il confine tra sfera privata e pubblica è sottile, il procedimento canonico assume un peso particolare. Non è solo una questione giuridica, ma anche di reputazione, di appartenenza comunitaria, di identità religiosa. Per questo, negli ultimi anni, l’attenzione alla riservatezza e alla correttezza procedurale è diventata centrale, soprattutto nei casi che proseguono fino al giudizio rotale.

Un caso-tipo aiuta a comprendere meglio.
Una coppia valdostana si sposa in chiesa nei primi anni Duemila. Lui ha poco più di trent’anni, lei poco meno. Entrambi credenti, matrimonio celebrato in un contesto tradizionale, con forte coinvolgimento delle famiglie. Dopo pochi anni emergono conflitti profondi: incapacità di dialogo, rifiuto progressivo della vita comune, assenza di un progetto condiviso. Il matrimonio civile si scioglie, ma per la parte più credente resta aperta la questione ecclesiale.

Viene avviata la causa di nullità presso il tribunale interdiocesano. In primo grado la nullità viene riconosciuta per incapacità di assumere gli obblighi matrimoniali, sulla base di testimonianze e perizie. La decisione viene però impugnata, anche per la complessità degli elementi emersi e per alcune contraddizioni nelle dichiarazioni. Il caso arriva così alla Sacra Rota Romana, che riesamina gli atti, valuta la correttezza del procedimento e approfondisce il nesso tra fragilità personale e consenso matrimoniale.

È in passaggi come questo che la Rota svolge la sua funzione più delicata: non “fare sconti”, ma nemmeno irrigidirsi. Proprio su questo equilibrio ha recentemente insistito Papa Leone XIV, mettendo in guardia dal rischio di una “malintesa compassione” che può condurre a relativizzare la verità, ma anche da una giustizia fredda, incapace di vedere le persone dietro le carte.

Per la Valle d’Aosta, la Sacra Rota resta quindi un riferimento lontano solo geograficamente. Nella sostanza, rappresenta una garanzia: che anche nei sentieri stretti di una piccola regione autonoma la giustizia canonica non perda il passo, mantenendo insieme rigore giuridico, attenzione pastorale e quella ricerca della verità che, nella Chiesa, resta sempre orientata alla salus animarum.

j-p.sa-

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