/ CISL VdA

CISL VdA | 23 gennaio 2026, 19:51

Esame di maturità, le perplessità della Cisl Scuola Valle d’Aosta: tra riforma nazionale e tutela dell’autonomia

Nel corso di un’audizione in V Commissione consiliare, la Cisl Scuola Valle d’Aosta ha espresso una valutazione critica sul disegno di legge relativo alla riforma dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione. Tra dubbi pedagogici, coerenza con il PNRR e difesa della specificità linguistica valdostana, il sindacato chiede chiarezza e rispetto dello Statuto di autonomia

Alessia Démé segretaria Cisl Scuola VdA

Alessia Démé segretaria Cisl Scuola VdA

Nel corso dell’audizione in V Commissione consiliare del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, la Cisl Scuola Valle d’Aosta ha presentato le proprie considerazioni preliminari sul disegno di legge n. 1634 (D.L. n. 127/2025), recante misure urgenti per la riforma dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026.

Nel corso dei decenni, l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione ha subito numerose trasformazioni, riguardanti il numero delle prove, il sistema di valutazione, la composizione delle commissioni e l’organizzazione complessiva. È cambiato più volte, nella forma e nella sostanza, continuando comunque a rendere inquieta la “notte prima degli esami” di intere generazioni. Il decreto-legge in esame introduce ora un ulteriore cambiamento delle regole. Il recupero della denominazione di “esame di maturità”, da sempre diffusamente utilizzata nel linguaggio comune, non appare di rilievo sostanziale. Se l’intento è quello di sottolineare un passaggio simbolico all’età adulta, va ricordato che candidate e candidati hanno in genere già conseguito legalmente lo status di maggiorenni. Inoltre, rilevare e valutare la “maturità” di una persona, operazione già di per sé problematica, lo diventa ancor di più in presenza di un esame che torna a essere fortemente connotato in senso disciplinare, pur attraversato da riferimenti all’educazione civica e ai percorsi di formazione scuola-lavoro.

Rispetto a questi ultimi, pur condividendo la necessità di una riformulazione, la Cisl Scuola ritiene indispensabile che essa non sia solo terminologica, ma comporti una revisione complessiva che riaffermi in modo chiaro la centralità pedagogica dell’esperienza formativa, esigenza peraltro richiamata dalla stessa relazione illustrativa. Il ritorno a una prova orale incentrata sulle discipline suscita più di una perplessità, nonostante l’affermato impegno a valutare in modo complessivo l’intero percorso di studi. Considerato l’inevitabile effetto di retroazione che le prove d’esame esercitano sulla didattica, sui processi di apprendimento e sulla valutazione, una centratura su un esame di natura prevalentemente disciplinare potrebbe indurre i docenti a riproporre modelli didattici trasmissivi, a scapito di una didattica esperienziale orientata allo sviluppo di competenze trasversali e a una valutazione formativa dei processi, piuttosto che dei soli risultati.

In questa direzione si muovono, peraltro, molti progetti, strumenti e attività di formazione del personale promossi nell’ambito delle azioni previste dal PNRR. Rispetto a questo impianto, il nuovo modello d’esame evidenzia un problema di coerenza. Un ulteriore elemento critico riguarda gli effetti “retroattivi” legati all’individuazione, già nel mese di gennaio, delle quattro discipline caratterizzanti la prova orale. Il rischio è che l’attenzione si concentri su queste materie a discapito delle altre, con ricadute negative sulla preparazione complessiva delle studentesse e degli studenti. Il decreto non affronta direttamente questo aspetto, demandato all’annuale ordinanza ministeriale, ma appare evidente la necessità di rivedere anche le griglie di valutazione della prova orale, insieme ad altri elementi tecnico-operativi.

Poco plausibile appare anche l’attribuzione all’esame di un valore orientativo. Le azioni di orientamento, per loro natura, devono collocarsi a monte dell’esame e accompagnare l’intero percorso formativo, aiutando gli studenti a compiere scelte consapevoli in base alle proprie inclinazioni e attitudini. Condivisibile, invece, l’integrazione all’articolo 17 del D.lgs. n. 62/2017, che chiarisce come l’esame sia validamente sostenuto solo se il candidato ha regolarmente svolto tutte le prove previste. Resta tuttavia troppo indefinito l’avverbio “regolarmente”, che si presta a interpretazioni non univoche. La Cisl Scuola suggerisce quindi di introdurre criteri più puntuali, come indicato anche nella relazione illustrativa del provvedimento.

Positiva e condivisibile è infine la previsione di attività formative rivolte ai docenti nominati commissari d’esame, in particolare per coloro che assumono il ruolo di presidente. La formazione non può però limitarsi a costituire un titolo preferenziale, ma deve rappresentare un passaggio strutturato e obbligatorio, anche in attuazione di precedenti disposizioni normative già vigenti.

Per quanto riguarda la specificità valdostana, la Cisl Scuola Valle d’Aosta ha espresso le proprie valutazioni sul disegno di legge regionale relativo alla disciplina delle prove di francese all’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha richiesto alla Regione di uniformare la composizione delle commissioni d’esame su tutto il territorio nazionale, prevedendo la riduzione dei commissari da sei a quattro, oltre al presidente. In base al parere rilasciato dal MIM alla Sovraintendenza agli Studi, la Valle d’Aosta dovrebbe mantenere invariato il numero di quattro commissari, sostituendo una delle discipline individuate annualmente dal Ministero con la lingua francese, fatta eccezione per gli indirizzi di studio in cui il francese è già previsto.

Pur comprendendo l’urgenza e la delicatezza delle scelte da adottare in ambito regionale — considerato che introdurre un quinto commissario, in contrasto con il parere del MIM, sarebbe una scelta altamente rischiosa, poiché il titolo di studio ha valore su tutto il territorio nazionale — la Cisl Scuola non comprende perché la Regione autonoma Valle d’Aosta non possa vedere rispettata la propria peculiarità statutaria. Ciò tanto più se si considera che l’eventuale spesa per un ulteriore commissario graverebbe esclusivamente sul bilancio regionale.

Per la Cisl Scuola Valle d’Aosta, la lingua francese rappresenta un arricchimento culturale fondamentale, sancito dallo Statuto di autonomia. Per questo motivo, la prova orale di lingua francese all’esame di Stato non dovrebbe sostituire una delle discipline individuate dal Ministero, ma aggiungersi alle altre prove previste, in coerenza con la specificità linguistica e culturale del territorio valdostano.

red

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore