Al contrario di quanto si potrebbe pensare, i diversi versanti e le valli secondarie che da questa parte dell’Appennino si dipanano presentano un’identità culturale omogenea, che si manifesta in usanze e tradizioni comuni e, in particolare, in musiche e antichi balli eseguiti con l’accompagnamento di strumenti tipici di questi luoghi.
Un altro evidente aspetto comune a tutto questo territorio è l’abbandono, cominciato nella seconda metà del secolo scorso, di molti borghi che si sono trasformati in paesi fantasma, animati, quando va bene, solo nel giorno della festa patronale. Ci si riferisce “in primis” alla località di partenza per Rivarossa, borgo abbandonato, sede di un bivacco ricavato in un’antica abitazione restaurata anni fa dalla sezione CAI di Novi Ligure.
Dall’abitazione “recuperata”, in un’ora e mezza circa di camminata (350 m di dislivello), si arriva a “Le Baracche”, da cui si gode di un panorama stupendo, raggiungendo in cinque minuti l’adiacente chiesetta di Rivarossa (750 m), ove è possibile godere dall’alto della vista dello spettacolare canyon del torrente Borbera, un vero libro aperto sulle caratteristiche geologiche del passato, con aspetti di rilievo dal punto di vista naturalistico e antropologico.
Presentate queste caratteristiche, saliamo il Monte Carmo, che si trova ai confini del parco della Val Borbera, un percorso non impegnativo adatto a tutti. Il Monte Carmo, inoltre, segna il confine tra Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte; quindi, quando si guarda il panorama, si hanno i piedi posati in tre regioni.
Dal versante ligure sono due gli itinerari principali di salita. Il primo, più diretto, parte da Caprile, raggiunge il crinale al Passo delle Tre Croci e passa dalle Capanne di Carrega (comune di Carrega Ligure), da dove si sale in vetta. Tempo di salita: circa 3 ore, con un dislivello di 650 metri. Il secondo, più lungo e panoramico, inizia da Torriglia e, transitando alle pendici del Monte Antola, percorre lo spartiacque Val Trebbia – Val Borbera per congiungersi al primo percorso al Passo delle Tre Croci. Tempo di percorrenza: circa 5 ore, dislivello circa 870 metri. Sulla vetta si trova una croce.
A Vobbia, proprio all’incrocio delle strade che portano una a Crocefieschi e l’altra a Mongiardino, inizia il sentiero che porta alla nostra seconda cima, scelta per la Val Vobbia: “Il Castello della Pietra” (tempo 1 ora e 30, solo andata). Il segno da seguire è una croce gialla. Il percorso è anche chiamato “Sentiero dei castellani” e attraversa boschi di querce e castagneti.
Si consiglia la visita al castello e alla torre a coloro che non soffrono di vertigini. Per il ritorno vi sono due possibilità: rifare la stessa strada oppure scendere direttamente a valle con un percorso più breve, ma che obbliga a percorrere un bel tratto di strada asfaltata e trafficata per tornare al punto di partenza.

Monte Carmo (ph Gulliver)
La notizia che quasi più nessuno conosce è che, circa 20 anni fa, si poteva salire oltre le mura del castello per un piccolo sentiero scavato nella roccia, con un’esposizione estrema, che con un kit da ferrata moderno sarebbe considerato un “percorso attrezzato” di tutto rilievo: facile ma estremamente esposto, con assoluto senso del vuoto.
Molti anni fa, infatti, un cavo che lo circondava accompagnava i più arditi fino sulla cima, permettendo loro di salire sul pulpito estremo dove c’era una minuscola croce. Oggi questo percorso è completamente vietato a chiunque, come sono state vietate le molteplici vie di roccia che portavano sulla cima. Quindi bisogna accontentarsi, quando è aperto, della vista al castello con guide del posto.













