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Consiglio Valle Comuni | 14 settembre 2025, 14:15

Uv e ottant’anni di autonomia tra ideali e deviazioni

Ieri, sabato 13 settembre, durante l’Anniversario di fondazione dell’Union Valdotaine, il sindaco uscente Gianni Nuti ha ricordato gli ideali fondativi e lanciato un monito contro chi oggi interpreta l’autonomismo come strumento di potere personale, distorcendo lo spirito originario del movimento

gianni nuti in una foto di repertorio

gianni nuti in una foto di repertorio

Ottant’anni fa, sedici persone, rappresentanti di una società civile variegata, con storie differenti alle spalle, stipularono un’alleanza “marchiata a fuoco sulle rocce più dure della nostra terra”. Nuti ricorda che quei fondatori non si accordarono “per dividersi delle poltrone o delle ricchezze, né per attribuirsi dei poteri, ma per dichiarare fedeltà a un sistema di idee, a un’idea di mondo e per assicurare la loro coraggiosa determinazione nel voler realizzare un’utopia possibile”.

Ieri, sabato 13 settembre, Nuti ha tracciato un confronto netto con il presente: “Chi oggi interpreta l’autonomia come un trampolino di lancio per obiettivi non sempre nobili – scrive – dimentica il senso originario del movimento: la difesa della specificità di un luogo e della comunità che lo abita”. La critica è dura, perché indica come certi interpreti contemporanei dell’autonomismo abbiano trasformato un ideale collettivo in opportunità individuale, spesso lontana dai valori originari di libertà, confronto e responsabilità civica.

“È più che mai attuale – prosegue Nuti – che questi padri fondatori abbiano sottoscritto un patto sul senso di unità e sul valore della differenza, che non significa primazia, non equivale a sentirsi i migliori: è la libertà di non perdersi, di non riconoscersi più, di non dimenticare l’odore dell’aria in cui siamo immersi e la luce da cui siamo invasi”. La lezione è chiara: l’autonomia autentica richiede consapevolezza, apertura e rispetto per la complessità del territorio e della comunità.

Il sindaco non risparmia parole per chi strumentalizza il concetto di identità: “Chi è nazionalista non difende l’identità e la cultura dei popoli, ma solo i confini tracciati sulla carta per individuare un nemico da annientare e, se mai, per estendere quei confini. Nessun nazionalista potrà mai pensare a un’Europa federale”. È un richiamo alla responsabilità politica: l’autonomia, se strumentalizzata, diventa arida, sterile, incapace di tutelare la cultura e la differenza.

Nuti insiste sulla dinamicità dell’identità: “Mai pensare che un’identità sia un’entità immobile e monolitica: essa è invece plurale e dinamica come una storia d’amore, non va conservata in una teca, ma plasmata come creta”. L’avvertimento è diretto: chi oggi usa l’autonomismo come trampolino personale dimentica che l’identità non è proprietà privata, ma progetto collettivo, plasmabile solo nel dialogo con l’altro e nel tempo che cambia.

Il sindaco chiude con un grido di appartenenza e di orgoglio: “Dunque, viva la Valle d’Aosta!” Un invito chiaro a tornare agli ideali fondativi, a difendere la bellezza della differenza e a recuperare l’autonomia come strumento di coesione e progresso, non come mezzo di interesse personale o politico.

I fondatori dell’Union Valdôtaine

Flavien Arbaney (1888-1963), geometra; Aimé Berthet (1913-1971), professore; Louis Berton (1912-1990), dottore in giurisprudenza; Robert Berton (1909-1998), professore; Amédée Berthod (1905-1976), pittore; Lino Binel (1904-1981), ingegnere; Joseph Bréan (1910-1953), canonico di S. Orso; Charles Bovard (1911-2010), canonico di S. Orso; Séverin Caveri (1908-1977), avvocato; Albert Déffeyes (1913-1953), professore; Paul-Alphonse Farinet (1893-1974), dottore in giurisprudenza; Joseph Lamastra, veterinario; Félix Ollietti, notaio; Ernest Page (1888-1969), avvocato; Jean-Joconde Stévenin (1865-1956), canonico di S. Orso; Maria Ida Viglino (1915-1985), professoressa.

pi.mi.

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