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Vite in ascesa | 10 giugno 2022, 09:00

IL ROC SAPAI; ENIGMATICO MONOLITO

A cura di Lodovico Marchisio Con la collaborazione di Roberta Maffiodo e Giampiero Salomone

Il Roc Sapai in tutta la sua bellezza

Il Roc Sapai in tutta la sua bellezza

Al centro dell'anfiteatro, in mezzo a prati e alpeggi in Val di Viù in provincia di Torino, sorge completamente isolato dalle altre montagne il Roc o Rocca Sapai (1.364 m), un caratteristico roccione alto più di 80 metri che risulta ben visibile da tutta la conca dei Tornetti. Tale notevole roccione ospita diverse vie di arrampicata sulla sua parete più a valle ed è sormontato da un pilone votivo. Il Roc o Rocca Sapai è stato rappresentato dal pittore piemontese Francesco Gonin nel 1850, il quale ne rimase a tal punto affascinato da volerlo immortalare in un dipinto che oggi si trova in esposizione permanente alla celebre GAM (Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino).

Accesso stradale: Viù, (Zona Tornetti) Polpresa, Cramoletti, piazzola a sinistra prima del ponte sul Torrente Viana, dove parte la sterrata per gli alpeggi Sapai.

Giampiero e Roberta miei compagni di cordata 

Compiuto grazie all’accompagnamento di Giampiero Salomone (accompagnatore titolato del CAI) e Roberta Maffiodo (in vesta di fotografa).  Avvicinamento: percorrere la sterrata che in 20 minuti conduce alla base dell'enorme e caratteristico masso isolato. La stradina da imboccare non ha il cartello indicante il Roc Sapai, ma evidenti segni del CAI e una cartellonistica a lato della strada che indica le vie di arrampicata (esile parcheggio)  la fanno riconoscere dalle altre. 

Sulla via normale del Roc Sapai 

Raggiunta la base si sale in vetta per facili roccette (primo grado) e tracce di sentiero che conducono al pilone votivo posto sulla cima, sul lato più esposto del monolito, evitando per prudenza di sporgersi sugli 80 e più metri di vuoto incombenti sul lato a valle (assicurare con uno spezzone di corda i più inesperti, “spit” in vetta)- (ore 0,15 dalla base alla cima).

Roberta sul tratto chiave

Si cercano a volte meraviglie naturali o curiosità anomale e fenomenali della natura affrontando viaggi nelle località più sperdute del mondo, quando “alle porte di casa” a pochi Km da Viù in Val di Lanzo (in questo specifico caso), ma disseminati un po’ ovunque, vi sono meraviglie naturali pronte ad accogliere gli escursionisti più curiosi e gli alpinisti più esigenti. I monoliti come si sa da sempre hanno attratto la fantasia degli uomini e sin dai tempi più antichi erano raffigurati come un’elevazione singolare verso l’ignoto.

Torri di magia, guglie emergenti come gnomi da inaspettati luoghi boschivi. Ne è un esempio lampante, la singolare figura in oggetto. In questa bizzarra primavera, quando l’abbiamo salita, il sole faceva capolino tra le nubi, ma il pomeriggio inoltrato di questa pazzerella stagione, aveva creato tutt’attorno un’umidità pazzesca. Quest’acquosità miscelata con il calore della calda quanto anomala giornata e della modesta quota della montagna, fece sì che dal fondovalle si formasse una condensa compatta di nubi originate dal calore, lasciando indenne solo la cima, con alto rischio di temporale, ma avvolta da un minuto quanto provvidenziale ciclo di alta pressione che ha scacciato i nembi dalla vetta, addensandoli sotto di essa, ma salvandoci dal temporale.

In vetta al Roc presso la Cappella votiva 

Il Roc o Rocca Sapai appare come un dito rivolto al cielo, una sorta di anagramma sorto per incanto dal nulla, per colmare “la sete” di vedere e di materializzare le nostre suggestioni sino all’emozionale scoperta che ci fa comprendere quanto si possa teoricamente superare ogni confine se da una forma reale quanto ardita come questa, si può trarre coscienza che una visione così sublimale, conduce inevitabilmente a percorrere con umiltà il cammino interiore “indotto” della nostra anima, sino a fare nostre le più ancestrali sensazioni. Infatti, i monoliti di per sé sono i simboli dell’estrosità materializzata nella pietra quali stravaganze rocciose scolpite dall’umore imprevedibile del vento e dell’acqua nel corso dei secoli.

Il cartello che ben lo valorizza

Quante patologie la montagna può guarire? Nel mio caso è stato riprendere un piccolo cammino, nonostante serie patologie, per altri, me compreso è stato anche vincere la depressione, l’ansia, la paura della quotidianità e la visione di questi figure bizzarre che si ergono verso il cielo come un misterioso enigma da analizzare nel profondo dell’anima, confermano che la “montagna terapia” può guarire anche le forme più gravi di disagio mentale e fisico.

ascova

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