/ CRONACA

CRONACA | 03 maggio 2021, 12:05

'Ndrangheta; Operazione Alibante, indagato anche l'avvocato aostano Andrea Giunti - CONFERENZA STAMPA IN DIRETTA VIDEO

Marito dell'arrestata Maria Rita Bagalà (considerata la 'mente legale' della cosca) è a piede libero; il procutarore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, 'inchiesta avviata dopo che due imprenditori soffocati dalla cosca Bagalà ci hanno chiesto aiuto'

'Ndrangheta; Operazione Alibante, indagato anche l'avvocato aostano Andrea Giunti -  CONFERENZA STAMPA IN DIRETTA VIDEO

Legale del foro aostano, consulente della Regione e del Casino de la Vallée, 55 anni, Andrea Gino Giunti ma anche, secondo gli inquirenti, "assiduo frequentatore di pluripregiudicati", è indagato a piede libero dai carabinieri e dalla Dda di Catanzaro diretti dal 'super pm' Nicola Gratteri nell'ambito della Operazione Alibante contro le attività della cosca calabrese Bagalà , per la quale è stata arrestata e posta ai domiciliari la moglie di Giunti, Maria Rita Bagalà. Lei è considerata la 'mente legale' della cosca ed è figlia di Carmelo Bagalà, anche lui arrestato oggi e considerato dagli inquirenti il ''capo storico e attuale'' dell'omonima cosca operante nei comuni costieri di Falerna e Nocera Terinese. 

Oltre a Giunti (che per la Dda "partecipava con consapevolezza di scopi e vincoli al
sodalizio'') sono indagate nello stesso procedimento e in stato di libertà altre 23 persone tutte residenti in Calabria; sono invece 17 gli arresti (sette in carcere e dieci ai domiciliari) mentre altre due persone hanno misure restrittive minori.

i reati contestati a vario titolo sono associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione, consumata e tentata, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d’ufficio e turbativa d’asta.

I dettagli dell'operazione

"Si tratta di una cosca a carattere 'imprenditoriale'" hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa e "con interessi in diverse campagne elettorali".

La cosca Bagalà da oltre 30 anni avrebbe dunque controllato il territorio fra Falerna e Nocera Terinese, emancipandosi negli anni fino a diventare un soggetto imprenditoriale capace di controllare gli investimenti nel settore turistico soprattutto, la rete delle estorsioni e i rapporti con le istituzioni e la politica. L'operazione Alibante, realizzata dalla procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri e dal comando dei carabinieri di Lamezia Terme, è iniziata nel 2017 intorno alla realizzazione dell'Hotel dei Fiori a Falerna, dopo la denuncia di due imprenditori che sarebbero entrati in contatto con la cosca fino a rimanerne "strangolati". Coinvolti tra gli altri anche due politici: l'ex sindaco di Falerna, Giovanni Costanzo, ai domiciliari e l'attuale vicesindaco di Nocera, Francesco Cardamone, anch'egli ai domiciliari.

"È una di quelle indagini - ha spiegato nel corso della conferenza stampa Nicola Gratteri - che riteniamo importanti per l'opera di liberazione di pezzi di territorio della Calabria. Il reato principale è associazione di stampo mafioso, estorsione, voto di scambio. In questo caso ci troviamo a Falerna, l'indagine va avanti dal 2017 e i carabinieri con la loro capacità e dedizione hanno portato molti elementi probatori. Vorrei che questa indagine fosse un ulteriore segnale ai lametini a darci fiducia, non devono stancarsi mai di rivolgersi a noi. Abbiamo due persone che hanno denunciato perché soffocate dal clan Bagalà e questa fiducia è stata ben riposta".

Il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Montanaro ha aggiunto: "È stata data esecuzione a un'ordinanza verso 19 soggetti con l'accusa di estorsione, corruzione, voto di scambio oltre che associazione mafiosa. L'attività è iniziata con l'istituzione del comando del gruppo dei carabinieri a Lamezia. Fondamentali le dichiarazioni di due imprenditori con i quali Bagalà aveva intrapreso delle attività imprenditoriali nel campo turistico. Di fatto, però, la cosca voleva acquisire la titolarità delle attività. Da qui le denunce dei due operatori economici. La cosca da oltre 30 anni opera in questa zona, per lo più acquisendo attività economiche nel campo alberghiero. Vi sono ripetuti tentativi di infiltrazioni nelle amministrazioni comunali di Nocera e Falerna. Abbiamo registrato attività anomale su un appuntato dei carabinieri e attuale vicesindaco di Nocera che è stato posto ai domiciliari". Titolare dell'indagine il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla:

"E' stata - ha affermato - un'attività complessa che ci ha impegnato per alcuni anni. La cosca Bagalà è comparsa in concomitanza di varie attività di indagine sulle cosche tradizionali come Iannazzo di Sambiase. La cosca ha mantenuto rapporti stretti con esponenti di cosche di primo livello della piana di Gioia Tauro per acquisire terreni finalizzati alla coltivazione di cipolla rossa di Tropea. Ma anche con soggetti criminali del Vibonese. La cosca si era data un'impronta imprenditoriale e ciò li aveva portati ad interagire con esponenti istituzionali e politici. Incidevano sulle dinamiche elettorali e avevano contatti con alcuni esponenti delle forze dell'ordine soprattutto nel divulgare notizie sensibili, in cambio di sostegno elettorale. Abbiamo registrato turbative di aste pubbliche e infiltrazioni nell'attività amministrativa di Falerna - è coinvolto l'ex sindaco - e Nocera - è coinvolto l'attuale vicesindaco. Ci si rivolgeva al capocosca per risolvere qualsiasi genere di problema".

Il comandante dei gruppo carabinieri Lamezia Sergio Molinari ha aggiunto diversi particolari dell'operazione: "il nome Alibante - ha spiegato - deriva dal mito di un demone, così come demoniaca è la presenza delle cosche sul territorio. Abbiamo eseguito tutte le misure anche in altre realtà fuori dalla Calabria, perché provvedimenti sono stati eseguiti in altre regioni. È una indagine significativa perché è la prima operazione antimafia da quando è stato istituito il gruppo. Quello dei Bagalà è un sodalizio criminale che si è emancipato con forti aderenze nel mondo imprenditoriale e politico. Carmelo Bagala' è capo indiscusso e a lui si rivolgono per questioni imprenditoriali e politiche fino alle visite mediche. L'opera incompiuta è l'Hotel dei Fiori, non ultimato ma al centro degli interessi della cosca. Questo albergo in parte è stato finanziato con i Por, poi è sopraggiunta una interdittiva antimafia. Il patto con la politica nasce dall'esigenza di mutare la destinazione di un terreno. La figlia di Bagalà è ad esempio un avvocato che opera ad Aosta".

I ruoli di Giunti e della moglie

Considerata dunque la “mente legale” del sodalizio criminale, l'avvocatessa aostana Maria Rita Bagalà è accusata di concorso esterno in associazione mafiosa, indebita percezione di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori aggravato dall'agevolazione mafiosa.
“Sotto la regia del padre curava l’amministrazione di diversi affari illeciti della compagine" scrivono gli inquirenti, nonchè gli "interessi economici e finanziari del sodalizio” tra cui spicca la realizzazione del resort Hotel dei Fiori. Prestanome della società 'Sole Srl' proprietaria dei terreni su cui sarebbe sorto il resort. Maria Rita era invece amministratrice della 'Calabria Turismo Srl', società nata per gestire il resort e altre strutture alberghiere, che lei stava 'ripulendo' da scomodi prestanome soprattutto riconducibili alla figura del padre Carmelo, vero proprietario delle economie societarie ma esponente 'ndranghetista che avrebbe attirato le attenzioni dell'antimafia. Maria Rita avrebbe infine dovuto gestire la 'Calabria Turismo srl' con la sorella Francesca.

Presentando documenti mendaci, la società aveva già ottenuto nel 2015 un finanziamento di circa 600mila euro dalla Regione Calabria e ne aveva già investito metà nella realizzazione dell'Hotel dei Fiori (opera iniziata "abusivamente" secondo gli investigatori dell'Arma). Il contributo era stato poi revocato nel 2016 causa interdittiva antimafia.
Bagalà è stata arrestata anche perchè "è tutt'ora socia di diritto ed amministratrice di fatto delle due società che fungono da cassaforte dell'intero sodalizio,sicché la sua condotta illecita è tutt'ora in atto".

Quanto ad Andrea Giunti, si sarebbe dedicato, scrive il gip catanzarese Matteo Ferrante nell'ordinanza, a svolgere “importanti operazioni di riciclaggio di denaro, finalizzate a perseguire il programma criminoso della cosca Bagalà interessata a terminare i lavori di edificazione del resort a Falerna" Inoltre si sarebbe servito della 'Calabria Turismo srl'per acquisire un immobile "da adibire ad attività commerciale in Valle d’Aosta”, supportando e consigliando la moglie Maria Rita Bagalà  sulle scelte giuridiche da compiere "spesse volte chiedendo a colleghi di studio più esperti”. Ha anche investito denaro nella società per l'acquisizione di una discoteca a Courmayeur riuscendo così a non comparire personalmente nell'operazione probabilmente perchè, secondo gli inquirenti, avrebbe utilizzato denaro di dubbia provenienza ovvero da riciclare.

Giunti, del quale è tratteggiato in ordinanza un lungo escursus di vicende e frequentazioni ben poco edificanti, non è stato arrestato perchè, pur se le sue azioni lo qualificano al gip quale "affarista spregiudicato che non disdegna di intraprendere operazioni dai risvolti quantomeno opachi”, tali risvolti “sono totalmente inidonei a radicare la sua partecipazione nel sodalizio criminale capeggiato dal suocero” e pertanto nei suoi confronti "non è stata raggiunta la soglia della gravità indiziaria".

Qui la conferenza stampa in diretta video realizzata da Catanzaro Informa: https://www.facebook.com/159304584135704/videos/148788817203777

pa.ga.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore