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Aosta Capitale | 07 marzo 2021, 10:30

PARCO SAUMONT: UNA STORIA DI INCREDIBILE DISAMMINISTRAZIONE

Il Saumont dovrebbe essere il fiore all'occhiello del Comune di Aosta e invece...! E invece si assiste a vicende che hanno dell'inverosimile

PARCO SAUMONT: UNA STORIA DI INCREDIBILE DISAMMINISTRAZIONE

Le aree verdi in Aosta sono meno delle dita di una mano. E quelle che ci sono andrebbero conservate come un patrimonio insostituibile. Servono per far socializzare piccoli e grandi, per respirare aria meno inquinata, per attività sportive amatoriali, per rifugiarsi nella lettura di un libro o di un quotidiano. Insomma, un piccolo parco può essere vissuto come un riparo dai tanti logorii che la vita non ci risparmia.

E la tutela e la promozione del verde pubblico dovrebbero essere tra le priorità di ogni pubblica amministrazione e non solo nei programmi elettorali, ma sul piano delle realizzazioni concrete. Ma è proprio così? Dalle parti della via Consolata (vi sorge anche una cappella votiva) , quando ci si avvia verso il vivace Buthier, si trova forse l'unico vero parco cittadino: il Saumont.

Lo frequento da tempo per le mie passeggiate solitarie lungo i sentieri che lo percorrono su di un prato una volta ben curato. Sì, perché col passare del tempo sto assistendo ad una sorta di decadenza di questo parco, nonostante le sue numerose frequentazioni di giovani e meno giovani. Vi sono due laghetti ormai ridotti ad acqua stagna, mancano zone d'ombra, alcune interessanti attrezzature (c'era una volta anche un labirinto per la gioia dei più piccoli) sono scomparse e altre mostrano il segno dei tempi.

Manca un custode e non ci sono segnali di videosorveglianza per malintenzionati (da qualche anno giace decapitata su di un masso la riproduzione in marmo di una iguana).

Il Saumont dovrebbe essere il fiore all'occhiello del Comune di Aosta e invece...! E invece si assiste a vicende che hanno dell'inverosimile.

Ne cito una, emblematica di una disamministrazione pubblica. Uno dei sentieri del parco, quando si costeggia  il lato collinare, è interrotto e l'interruzione si sviluppa per almeno 250 metri  attraverso sbarre divisorie che segnalano un divieto di passaggio e di circolazione.

La motivazione, con tanto di ordinanza del Comune, è per "motivi  di sicurezza a causa di eventuale caduta di sassi". L'ordinanza rassicura i passanti che il transito verrà riaperto il prima possibile a fine lavori.  Già, a fine lavori. Ma quando? E qui viene il bello, anzi il brutto.

Invito i lettori a farsi una passeggiata sul posto. Troverete l'ordinanza del Comune ancora attaccata con lo scotch alle sbarre del cancello divisorio ma, nonostante siano passati dalla recente storia comunale almeno tre sindaci, quella ordinanza resta là imperterrita con la sua data di emanazione. Sì, cari lettori, perché, se andate a vedere, troverete scritto: ORDINANZA N. 244 DEL 4.4.2016. E da cinque anni le sbarre sono ancora lì in attesa di una messa in sicurezza per la caduta di "eventuali" sassi" che forse non arriverà mai.                   

Romano Dell'Aquila

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