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ECONOMIA | 04 marzo 2021, 12:30

Difficoltà di accesso al credito e indebitamento

CNCA lancia l’allarme Povertà e disuguaglianze sono in aumento, ma la difficoltà di accesso al credito offerto dal sistema bancario favorisce altri circuiti di reperimento di denaro, in particolare i Banchi dei pegni, i Compro oro e l’usura

Difficoltà di accesso al credito e indebitamento
Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) lancia l’allarme sull’indebitamento che affligge individui e famiglie in Italia.
Il Dossier “Cortocircuito. Come la spirale del debito impoverisce il tessuto sociale”, presentato  durante un webinar, sottolinea l’enorme volume di affari generato da questi circuiti e la loro capillare presenza sul territorio.
In Italia sono in media tra le 270.000 e le 300.000 le persone delle più diverse estrazioni sociali che, ogni anno, ricorrono al sistema dei pegni, i quali forniscono un finanziamento a breve termine a fronte della consegna di determinati beni mobili di valore quali oro, argento, mobilia antica di pregio, opere d’arte, pellicce, diamanti, ecc.
Un sistema che muove un volume d’affari annuo di circa 800 milioni di euro.
“Colpisce – afferma il CNCA – il fatto che questi esercizi risultano di proprietà di circa una quarantina di banche tra le quali Unicredit, Gruppo Monte dei Paschi di Siena, Intesa San Paolo, Carige, Banco BPM”.
I Compro oro, attività oggetto di numerose inchieste per riciclaggio, hanno segnato un exploit attorno al 2010. Da quell’anno, anche a causa della crisi, molti italiani hanno fatto ricorso ai Compro oro per vendere i propri gioielli, così da arrivare più agevolmente a fine mese.
Ciò si è tradotto in una notevole crescita delle aperture di tali attività: nel 2018 le licenze per il commercio di preziosi – esercitato anche dalle gioiellerie – ­erano, in Italia, 24.877; nel 2019 le licenze in corso di validità hanno raggiunto quota 29.511. Con la Campania in cima alla classifica (5.098), seguita dal Veneto (4.387).
 Per quanto riguarda l’usura, il dossier ricorda due dati: secondo l’Eurispes, almeno un italiano su dieci (11,9%) è caduto nelle maglie degli usurai, non potendo accedere al credito bancario (era il 7,8% nel 2018 e il 10,1% nel 2019).
Secondo quanto appreso da SOS Impresa, a fine 2017 il mercato del credito illegale ha raggiunto in Italia un giro d’affari di circa 24 miliardi di euro, coinvolgendo all’incirca 200mila imprenditori e professionisti.
Il dossier sottolinea in particolare che, nonostante vi sia una legge che tuteli le vittime dell’usura, le denunce trasmesse alle autorità competenti hanno subito una sistematica contrazione: si è passati dalle 1.436 denunce presentate nel 1996, alle 408 del 2016, non certamente a causa della decrescita del fenomeno.
Con la pubblicazione di questo dossier-denuncia si è voluto accendere un faro su una questione drammatica che probabilmente, con la pandemia, andrà ad acuirsi ancora di più e a cui la politica deve guardare con maggiore attenzione.
Il Dossier mette in luce, dunque, quelle che sono le contraddizioni del sistema bancario. Un sistema che concede prestiti in modo del tutto insufficiente rispetto ai bisogni di singoli, famiglie e imprese, che controlla ­i Banchi dei pegni ­e, contemporaneamente, investe in modo massiccio in due settori altamente problematici: il commercio delle armi e il mercato dei combustibili fossili.
Il “mercato bellico” rappresenta un business con numeri da capogiro: 41 miliardi di euro di esportazioni di sistemi militari nel periodo 2018-2019. Dalla Relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 2019 risultano transazioni bancarie attinenti ad operazioni di export di armamenti per un valore complessivo di 3.833.849.671 euro di “importi segnalati” e di 5.612.452.670 per “importi accessori segnalati”.
Per quanto riguarda, invece, il settore dei combustibili fossili, fra le 35 principali banche mondiali finanziatrici di fonti fossili figurano anche istituti italiani, quali UniCredit e Intesa San Paolo, con finanziamenti destinati a questo mercato di 23,2 e 12,1 miliardi di dollari nel periodo 2016-2019.

Bruno Albertinelli

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