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Il rosso e il nero | 21 settembre 2020, 09:00

DEI DELITTI E DELLE PENE (2)

Dea della Giustizia

Dea della Giustizia

Avrei potuto intitolare questo mio secondo articolo sulla sentenza GEENNA anche in questo modo: ...E DELLE PENE SENZA I DELITTI. E cercherò di spiegarvi il perchè. La conseguenza o il rischio di questa sentenza è che, d'ora in  poi, il calabrese, solo perché tale, possa essere guardato con sospetto. Ma i calabresi non meritano questo.

Statua Dea della Giustizia

Venendo in Valle dai primi decenni del Novecento hanno legato il loro destino umano alla terra che li ha ospitati e per la quale hanno (letteralmente) buttato il sangue nelle miniere di La Thuile e di Cogne, hanno contribuito con i lavori nei tunnels a rendere la Valle "carrefour d'Europe", hanno duramente  lavorato, beccandosi spesso la silicosi, negli altiforni della Cogne acciai speciali, si sono resi essi stessi imprenditori in mille attività.

Ma hanno anche sbagliato quando per un malinteso senso di sudditanza psicologica nei confronti di chi li ospitava si sono resi succubi di meccanismi elettoralistici (voto di scambio)  attraverso i quali pensavano di conquistare una cittadinanza di serie A, mentre ignoravano di essersela, con i loro sacrifici, già ampiamente meritata.

E' da questo contesto che sono nati i "faccendieri", una sorta di ad-hoc-crazia (copyright del costituzionalista Sabino Cassese) molto diffusa in Valle grazie anche alle sue ridotte dimensioni demografiche. Ed è anche da questo contesto che sono sorte forme delittuose di partecipazione alla vita politica.

I risultati dell'altro processo in corso, "Egomnia", ci daranno alcune risposte che andranno inquadrate, come nell'altro processo appena conclusosi, sul senso autentico e sulle effettive dimensioni di una cosiddetta "locale" di associazione a delinquere di stampo mafioso. Siamo in presenza di responsabilità  penali individuali o di responsabilità associative e, se sono individuali, cosa c'entra il concorso esterno?

Siamo in presenza di una sorta di emulazione delittuosa o anche di millantato credito?

E sono più responsabili coloro che hanno proposto utilità o coloro che hanno accettato o creduto di approfittare di queste utilità con il rischio di contiguità che incombe su un intero popolo calabrese, che ha solo il merito di essere, nel suo complesso, umile e laborioso? Ed è possibile che la magistratura abbia dato, nel caso di specie, una errata o quantomeno discutibile interpretazione della realtà?

Comunque questo popolo deve essere anche in grado di contrastare e reagire ad inquinamenti che rischiano di compromettere il proprio vivere civile e ne ha anche il modo: isolare coloro che la giustizia, solo al termine del suo percorso e solo a sentenza passata in giudicato (Cassazione) riterrà corruttori e corrotti. (fine) 

DEI DELITTI E DELLE PENE (1)

Romano Dell'Aquila

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