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Chez Nous | 15 agosto 2020, 12:00

Laurismo rossonero

Laurismo rossonero

Mai era accaduto che anche nel mese di agosto e soprattutto a cavallo di ferragosto fossimo tempestati di annunci dei nostri politichini che hanno le vene dei polsi che tremano per il loro futuro visto che a settembre si voterà e per tanti si prospetta la fine della dolce vita.

E allora ecco che siamo subissati di annunci per cose e saranno fatte e per tante che non saranno mai fatte, perché resteranno scritte nelle pagine del libro dei sogni. La Giunta ha trovato milioni e milioni di fondi che fino a qualche tempo fa non sapeva di averli. Guai se avessero saputo di averli e non li avesse impegnati. E oggi promette che farà questo, farà quello con una spudoratezza degna del mitico Achille Lauro che ha fatto della promessa una fortuna elettorale; ovvero il laurismo di Achille Lauro, definito anche il re di Napoli. Alle elezioni donava a tutti gli elettori una scarpa con la promessa che se fosse stato eletto avrebbe consegnato anche l’altra.

Nella Petite Patrie succede lo stesso. Il laurismo è elevato a sistema e lo si percepisce anche in questo frangente di ‘finalmente fine legislatura’; le  promesse sono come acqua. Pensano, i politichini, che i Valdostani abbiano l’anello al naso? Ma se ne accorgeranno dal responso delle urne.

Per sconfiggere il laurismo rossonero è necessario, prima di tutto, andare a votare e scegliere candidati giovani con esperienze amministrative con il segno positivo. Si potrà scegliere tra tanti giovani sindaci e consiglieri comunali. Ecco scegliamo loro. I vecchi e vetusti tromboni lasciamoli godersi la pensione. Ci sono candidati che si presentano per la terza o quarta volta ma sempre in un partito diverso. Ci sono candidati che del laurismo hanno fatto la loro fortuna politica senza dimostrare alcuna capacità ma facendo sfoggio di tanta arroganza e grande attaccamento alla poltrona, ma poca attenzione all’economia, allo sviluppo, alle attività produttive che generano reddito, ricchezza e occupazione.

Giuseppe di Tommaso in un saggio del 2019 ha scritto: “Il Fattore Tempo, per la Razza Potentona odierna, è una variabile indipendente o una fastidiosa incombenza. Eppure il Tempo costituisce la principale risorsa economica, non foss’altro perché, per dirla con l’inquieto poeta e scrittore portoghese Fernando Pessoa (1888-1935), chiunque può vendere il proprio Tempo, ma nessuno può mai ricomprarlo.

Che ci sia un’antica e sostanziale divaricazione tra il Tempo della politica e il Tempo dell’economia è pacifico. La politica ha i suoi riti e le sue procedure da rispettare. E meno male. Altrimenti anarchia, menefreghismo e illegalità esonderebbero più dei fiumi in alta Italia.

Ma il rispetto delle procedure, principio fondamentale di ogni consesso democratico, non può trasformarsi in alibi per rinviare a tempo indeterminato la progettazione e la consegna di opere pubbliche indispensabili come il pane. Sì, anche perché l’economia e la società civile hanno esigenze (correre, correre, correre) opposte a quelle del potere pubblico.

Invece, la paralisi costituisce la norma. Tanto che un giurista del calibro di Arturo Carlo Jemolo (1891-1981) così riteneva andasse modificato l’incipit della nostra Costituzione: «L’Italia è una repubblica fondata sul riposo, con i santi protettori San Rinvio, Santa Proroga e il loro figlio San Slittamento». Un vizio assurdo - il Ritardo da Riposo - che accomuna, che unisce il Belpaese più della Nazionale di calcio e del Festival di Sanremo.

La classe burocratica eccelle alla grande nella pratica del riposo, del rinvio e dello slittamento biasimati da Jemolo. E a volte rivendica, quasi con tracotante cognizione di causa. il dovere di non impegnarsi più di tanto. «Se mi dedico al lavoro non penso alla carriera», si giustificò una volta un alto papavero ministeriale di fronte al suo capo che lo sollecitava a non disertare l’ufficio”.

E la paralisi la si è vista dal dicembre 2018 quando quelli che hanno tenuto in ostaggio le Giunte succedutesi dal 2013 in avanti hanno fatto cadere anche il Governo Spelgatti. La preoccupazione è stata quella di salvaguardare la loro poltrona senza pensare a null’altro.

Per questo bisogna guardare ai giovani, ai sindaci che saranno in lista, a chi ha dimostrato di guardare agli interessi della Petite Patrie, delle comunità, del territorio con fatti concreti e non con le promesse.

Mandiamo a casa il laurismo rossonero.

Buon ferragosto.

piero.minuzzo@gmail.com

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