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CULTURA | 01 agosto 2020, 16:09

Presentato il secondo volume di Storia dell'Arte in Valle d'Aosta di Patrick Perret

Un viaggio nel tempo, collegato alla civiltà del contemporaneo, in alcuni casi, ancora forma di ritualità e consuetudine praticata oggi in Valle d'Aosta

Presentato il secondo volume di Storia dell'Arte in Valle d'Aosta di Patrick Perret

Il Chiostro di Sant'Orso ha fatto da sfondo, e posto più idoneo non c'era, il secondo volumedi un'opera inziata nel 2019 da atrik Perret, autore di “Storia dell'Arte in Valle d'Aosta”, che si è proposto con un primo volume in cui espone la lettura dell'arte nella Regione Valle d'Aosta, dalle origini sino al 1200.

Uno studio pertinente, che come sottolinea la ricercatrice Ezia Bovo “rappresenta un importante strumento per chi è affascinato dalla storia dei propri luoghi”.

In questo secondo volume l'autore tratta il vissuto valdostano dal 1200 al 1600. Rimane invariato lo stile, scorrevole e di piacevole lettura, che pone il lettore a suo agio in un percorso che diventa una scoperta, o meglio una utile guida per una visita che suggerisce il colloquio e un approfondimento culturale sul posto.

L'opera è sgravata da un lessico accademico, espone fluida i secoli che si avvicendano, a volte con alcuni impertinenti accostamenti alla realtà odierna affiancata a quella storica, a volte con coraggiosi interrogativi come quello della presenza templare in bassa Valle d'Aosta, peraltro già avanzata da alcuni ricercatori. Nel volume si esamina il gotico lineare sino alle torri cilindriche, si attraversano le battaglie tra i Signori locali, le loro alleanze,  le interposizioni dei Vescovi, le case-forti ed i castelli, per arrivare ai Savoia, delineando e tracciando i tesori artistici della Valle d'Aosta.

Patrik Perret, nella sua investigazione prova inoltre ad andare oltre,  collega volutamente l'arte al costume sociale dell'epoca che ne definisce il tempo, divulgando tra l'altro alcune immagini “scomode” che in campo letterario si potrebbero affiancare al Pietro Aretino, evidenziando come la frontiera tra sacro e profano era meno netta. Le immagini artistiche esplicite, che non sfociano nella pornografia, forniscono quindi un procedimento non solo per esaltare il suo committente, ma anche per interrogare l'ospite che le osserva.

Pregevole la ricerca delle comunicazioni storiche che abbraccia l'intera giurisdizione regionale con una importante documentazione fotografica. Testimonianze  che  congiungono le varie espressioni d'arte, siano queste affreschi, sculture, manoscritti o motivi architettonici, sino a spingersi ai castelli, agli edifici sacri ed ai santuari della cultura artistica presente sul territorio regionale.

Un viaggio nel tempo, collegato alla civiltà del contemporaneo, in alcuni casi, ancora forma di ritualità e consuetudine praticata oggi in Valle d'Aosta.

red. spe.

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