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CULTURA | 01 agosto 2020, 10:30

AGOSTO nella storia dei Carabinieri

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale

AGOSTO nella storia dei Carabinieri

Non capita spesso il privilegio di poter andare in ricognizione a piedi, tra una comunità tranquilla che ti saluta con affetto, ma Sant’Ilario d’Enza è un piccolo paese dove le giornate seguono una pacifica routine. Quel mattino di maggio restammo sconcertati, quando sentimmo un lamento strozzato che sembrava giungere dal cielo. Sulle prime pensai al grido di un uccello.

Fu il collega ad indicarmi la donna anziana in alto, aveva scavalcato il balcone delle propria casa, i piedi scalzi, un solo braccio aggrappato alla ringhiera. Un’immagine dolorosa, davvero inaspettata in quel contesto mite. Signora come sta? Come si chiama? Dal basso non sembra udirci, il balcone è quello dell’ultimo piano, la donna è confusa, forse un po’ sorda. Il portone per fortuna è aperto. Saliamo le scale di corsa, saltando a mucchi i gradini. Sul pianerottolo una donnina minuta agita le braccia, ci indica la casa dell’aspirante suicida. Con noi in servizio c’è Mario, il sorriso di un bambino, le spalle di un lottatore.

È con quelle che sradica la porta. L’odore di un’intimità scoperchiata, un gatto che dorme sul divano. È un tentativo di salvataggio delicatissimo. Bisogna scivolare in silenzio, si pattina sulla crepatura sottile di un’emotività che potrebbe rompersi davanti alle nostre divise. I singhiozzi della donna sono strazianti come se avesse raggiunto un apice troppo difficile da sostenere. Il nostro brigadiere più anziano ha qualche chilo di troppo, ma in servizio può diventare una piuma, una leggerezza che gli deriva dal convincimento della propria funzione, credo.

È lui che avanza soffice, afferra la donna di spalle, la cinge di colpo con entrambe le braccia e la tiene salda a sé. Lei si agita un po’, sembra una gallina spiumata, ma è solo forza residua, si accascia sfinita. Forse alla fine non voleva altro che essere salvata e tenuta stretta. Il brigadiere la tiene in braccio come una sposa e lei si lascia riportare dentro con una certa solennità. Resta sul divano accanto al gatto, ci chiede scusa infinite volte, dice che si vergogna tanto, che è stato solo un momento. Le strofino una gamba come faccio con mia madre in ospedale. Gli anziani hanno bisogno di parlare, il silenzio logora, quei pensieri reiterati nella testa che nessuno ascolta.

Ho studiato psicologia prima di entrare nell’Arma, forse so fare le domande giuste, ma soprattutto so ascoltare. La signora parla, racconta la sua vita triste, è sola, è malata, la pensione non basta per sentirsi decente. Mario, è alto quasi due metri, si abbassa, un armadio che diventa un comodino, stringe quel sacchetto d’ossa con un trasporto infantile. Figlio mio, figlio mio…

Margaret Mazzantini

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