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Chez Nous | 01 agosto 2020, 13:53

Courmadocet

Courmadocet

Non basta essere eletti per avere la patente di amministratore, sindaco, assessore o legislatore. Come per guidare un cinquantino è necessario studiare, superare la teoria a fare pratica, anche per amministrare la cosa pubblica, indossare la fusciacca, essere assessore o per legiferare serve una cultura di base, formarsi, informarsi e studiare tanto. Insomma oltre a conoscere i fondamentali è necessaria una formazione continua.

Me in Valle d’Aosta così non è. Si mette in lista il primo che capita; si candida sindaco il più ambizioso, si nominano gli assessori in base agli equilibri politici e così via. Ecco perché la Petite Patrie è caduta così in basso.

Courmayeur docet, ma prima di Courmayeur anche Valtournenche dove la sindaca in meno di due anni ha bruciato la maggioranza che l’aveva eletta. A Courmayeur, invece, sono stati alcuni esponenti della maggioranza, che avevano contribuito ad eleggere il sindaco ed il vice sindaco, a sfiduciarli. Da rilevare che un padre, con un senso di responsabilità non comune, ha chiesto scusa al figlio per averlo convinto ad aderire ad lista incapace di dare le risposte attese dai cittadini, ma che aveva contribuito a far vincere le elezioni.

La carta si lascia scrivere e riempirla di buoni propositi non costa niente. Il problema è concretizzare le enunciazioni.

Ma non solo Courmayeur e Valtournenche hanno evidenziato i limiti dell’improvvisazione e le negatività delle incompetenze. Aosta ne è un altro esempio dove però i consiglieri non hanno avuto il coraggio di ribellarsi all’inefficienza politica come è avvenuto a Courmayeur. Salvo alcune eccezioni che confermano la regola, tutti hanno cercato di mantenersi il seggiolone. Al bar tutti capaci a criticare e annunciare dimissioni ma nel mansardato di via Xavier de Maistre tutti attenti a non spingersi troppo avanti.

E che dire di piazza Deffeyes che dal dicembre 2018 è più un accampamento dove i capi tribù ordinano e dispongono considerando gli elettori sudditi da scudisciare.

E così succede che in regime di proprogatio Regione e Comune di Aosta stanno prendendo decisioni per conto delle assemblee che verranno elette. Senza alcun senso di responsabilità, insoddisfatti dei danni fatti negli ultimi anni voglio perpetuare, con cervellotiche decisioni prese in regime di prorogatio, le umiliazioni che hanno già inflitto ai valdostani.

L’apparire sulla scena di professionisti della destabilizzazione non fa prevedere nulla di buono. E bene a fatto Confcommercio VdA ad elaborare un documento sulle cose che la politica deve fare per la ripartenza. Confcommercio VdA farebbe però bene a chiedere alla politica tempi e modalità di attuazione delle richieste.

Sulla scena stanno però facendosi strada volti nuovi, volti che volontariamente hanno lasciato la politica per tornare alla società civile; la speranza è che non si facciano contagiare da vecchi marpioni o incapaci avventurieri. Tutto è nelle mani degli elettori che dovrebbero valutare a fondo chi si accingono a votare.

Elettori e candidati ricordino che la politica deve essere al servizio di tutte le cittadine e di tutti cittadini; ricordino che la politica si fonda su valori condivisi e agisce con responsabilità operando scelte per il bene comune.

Ricorda Italia in Comune: “La politica è l’arte di coniugare la visione ideale con il mondo del realizzabile. In questo modello politico le comunità sono protagoniste”.

I Valdostani si riconoscano in chi agisce nel rispetto dei nei principi che sono alla base della Costituzione Italiana e dello Statuto Speciale se veramente vogliono una classe politica inclusiva, moderna e attiva.

Papa Francesco ha ricordato: “La responsabilità politica appartiene ad ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture. Non c’è pace senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico – che è una delle più alte espressioni della carità – porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento”

Courmadocet.

piero.minuzzo@gmail.com

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