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Chez Nous | 25 aprile 2020, 12:01

Bureaucratic task

RESTIAMO A CASA -

Bureaucratic task

La classe politica valdostana non ha ancora ben recepito e immaginato quello che la crisi in atto produrrà, sarà un’ecatombe economica. Diversamente non si spiegano i comportamenti di molti che persistono nel coltivare il proprio orticello, con uscite troppo spesso strampalate, a scapito di una visione futura che proietti la Valle nei prossimi mesi e anni in un nuovo universo.

La prova provata è la nomina di burocrati incaricati di gestire la fase due della crisi. Grande stima e nessun giudizio sulle persone che stimo anche a livello personale. Mi sembra però che la scelta della Giunta sia davvero lontana dalle aspettative degli imprenditori che hanno chiesto un tavolo tecnico.

Che ne sanno i burocrati di rapporti con le banche, con l’Inps, con gli altri enti previdenziali? Che ne sanno di attuazione della cassa integrazione? Che ne sanno di gestione aziendale? Che ne sanno di perdite debiti e bilanci? La Giunta ha sbagliato.

L’aigle n’engendre pas la colombe dice un proverbio francese, ma se poi vogliamo dirla in una lingua universale la scelta della Giunta è ‘peso el tacon del buso’. Erik Lavevaz, presidente dell’Uv, aveva proposto intelligentemente la creazione di un tavolo per la ripartenza composto da addetti ed esperti del mondo del lavoro e di applicazione aziendale delle disposizioni governativa.

La Giunta ha scelto di nominare una bureaucratic task formata da burocrati che avrebbero già dovuto avere dalla politica le indicazioni sugli obiettivi da raggiungere ed elaborare le azioni da mettere in campo. E invece? E invece saranno i medesimi burocrati a dire cosa e come fare alla politica che rafforzerà così il suo ruolo di passacarte e di scaricabarile visto che potrà sempre dire “sono i funzionari che hanno deciso”.

Eravamo la regione a cui guardavano in molti per la sua serietà, stabilità, capacità di ragionamento; oggi per molti siamo per molti quelli collusi, quelli che litigano, quelli che non riescono neppure a fare una legge elettorale che garantisca stabilità, quelli che, per lotte intestine interne, non riescono a far eleggere ai propri cittadini un Presidente di Regione, quelli che si danno delle leggi incomplete e senza condivisioni.

Insomma da troppi anni manca una visione di insieme per portare la Valle fuori dalla palude. Tutto è inesorabilmente peggiorato, anno dopo anno, mese dopo mese fino ai giorni di questa spaventosa crisi, ma neanche il coronavirus è riuscito a creare un qualche sussulto di dignità.

Cosa ci si può aspettare da una simile bureaucratic task composta dai coordinatori regionali? Nulla. Alla Valle serve un squadra composta da ‘teste’ attive sul campo e non sedute ad una scrivania, riconosciute e apprezzate nel panorama economico, sociale, dell’innovazione, nello scenario del marketing strategico.

Insomma esperti di indubbia capacità che affinacano il Governo  unitamente ai rappresentanti del tessuto socio-economico per rimodellare la Valle che verrà. Ma in piazza Deffeyes sono pochi quelli che voglio la Valle d’Aosta che verrà. Per contro sono tanti quelli che pur di salvare la poltrona si accontentano di una Valle d’Aosta di basso cabotaggio.

La Valle ha bisogno di consulenti di alto livello che frequentano la Valle d’Aosta perché la amano e proprio perché la amano sarebbero disponibili a dare una mano. Consulenti che potrebbero essere un punto di riferimento per i nostri professionisti.

Ma tant’è! i nani si accontentano di fare ombra quando il sole tramonta. Ma non sanno che quando tramonta il sole la notte è lunga e potrebbero non vedere l’alba. Infatti se la Valle sprofonda ora non si rialzerà più; diventerà, nella migliore delle ipotesi, una provincia del Piemonte se non un comune di Torino.

L’ultimo baluardo riconosciuto e apprezzato valdostani sono i nostri Sindaci, che con sempre maggiore difficoltà arrancano in quella che è diventata una palude, e il Governo Regionale che fa? Forse li sostiene? Forse condivide con loro un percorso congiunto? Agli occhi dei valdostani così non sembra anzi leggendo le cronache si capisce che è esattamente il contrario.

E allora che fare? Chi tra i 35 di piazza Deffeyes ha capacità e intelligenza esca dal gregge e prenda atto che i valdostani saranno chiamati alle urne in autunno, forse. Sempre che la Regione non venga commissariata per manifesta incapacità governativa. Giorno dopo giorno l’apatia verso la classe politica, la disillusione, la  tristezza dilagano tra i valdostani che sono arrabbiati per come hanno ridotto Notre Petite Patrie. E? chiaro che l’unica opzione per uscire dal cul-de-sac in cui ci hanno infilato e risvegliaci dall’incubo di movimenti e partiti, per provare ad essere nuovamente credibili è ripartire dai Sindaci.

E’ necessaria una lista ‘Per una rinnovata Valle d’Aosta’ una lista di emergenza per fare ripartire la Valle formata da sindaci rappresentativi di tutto il territorio affiancati da uomini e donne rappresentanti del tessuto socio economico; persone di incontestabile e riconosciuta capacità che per questa emergenza devono metterci la faccia, e quindi, tanto per intenderci, l’invito è a quelle persone che mai, in tempi normali, si presterebbero a farlo.

Forse è utopia; “ma sono convinto – mi da tetto un amico – che solo la scossa di una lista dei sindaci e della società civile può ridare fiducia al Popolo Valdostano e credibilità alla nostra Petite Patrie”.

piero.minuzo@gmail.com

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