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Chez Nous | 12 aprile 2020, 08:00

Pasqua di miopia

Pasqua di miopia

“Ci apprestiamo a vivere, domani, il giorno di Pasqua.

E’ la ricorrenza di maggior significato per la Cristianità e una festa tradizionale importante per tutti.

Quest’anno la vivremo in condizioni molto diverse dal consueto.

Penseremo ai numerosi nostri concittadini morti per l’epidemia. Tante storie spezzate, affetti strappati, spesso all’improvviso.

Per i loro familiari e per le comunità di cui erano parte il vuoto che essi hanno lasciato renderà questa giornata particolarmente triste.

Questo giorno sarà vissuto diversamente anche dai tanti malati e dai molti medici e infermieri cui si affidano; e che si adoperano per la loro guarigione con generosità, mettendo a rischio se stessi”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha iniziato così il messaggio pasquale diretto agli italiani.

E’ una Pasqua carica di angoscia e rabbia. Angoscia per il dolore per la morte di tanti amici e conoscenti del cui si viene a conoscenza solo quando ci si ferma, nelle rare giustificate uscite da casa, leggendo le epigrafi. Rabbia perché si poteva e si può fare molto di più.

Siamo stati travolti da un turbine, da un uragano. Era necessario fare squadra, unire le forze, essere coesi. E invece stiamo pagando come comunità un prezzo troppo alto per l’alterigia di pochi, la miopia di altri pochi, la presunzione di altri l’ignoranza di chi doveva e deve decidere ma si sente unto dal Signore solo perché si è trovato al posto sbagliato nel momento meno opportuno.

Stiamo vivendo un momento in cui in Valle d’Aosta, soprattutto, i meccanismi democratici sono messi in discussione. Consiglio Valle e Giunta regionale appaiono indebolite ed incerte rispetto al futuro. E questo preoccupa perché viviamo un momento di emergenza dalla quale non vediamo la via di uscita. Eppure c’è chi, senza confronto, senza condivisione, senza conoscenze scientifiche e tecniche, decide nel chiuso della sua torre di avorio nella quale si è trovato nel momento che più sbagliato poteva essere.

E’ di venerdì la notizia che il Governo romano ha nominato una super task force per affrontare emergenza. In Valle si rifiuta persino si confrontarsi sulla nomina di un Commissario per l’emergenza sanitaria extraospedaliera. In Valle si rifiuta la nomina di una squadra di esperti.

In Valle si rifiuta persino l’integrazione della Giunta regionale. C’è l’impressione che ci sia chi nella torre d’avorio attenda o agisca in attesa che il Governo Centrale commissari la Petite Patrie.

E sia chiaro che tutti i 35 di piazza Deffeyes sono coresponsabili. Chi più, chi meno sono nella stessa melma. Non si può addossare responsabilità ad altri quando non ci si assume le proprie. Chi non può realizzare i propri progetti può lasciare. Parlare con comunicati è di tutti; parlare con azioni concrete è di pochi.

Mai come oggi ci rendiamo conto che in Valle d’Aosta manca una cultura manageriale a livello politico e a livello amministrativo; tutti, o quasi, travet che si sono trovati nella torretta di comando casualmente. Per assumere decisioni positive si deve conoscere puntualmente le tematiche, le norme che le regolano, le possibilità di applicazione. E non è di tutto.

Nelle situazioni di emergenza si deve avere come stella polare la domanda di Luigi Einaudi: “Come si può deliberare senza conoscere?”. In piazza Deffeyes si continua a guardare alla scelte in ottica elettorale e non in base alla competenza. In piazza Deffeyes si vive troppo nel chiuso delle proprie stanze indossando gli occhiali del miope. Chi governa e decide deve essere presbite come disse Piero Calamandre  nella seduta del 4 marzo 1947: “La Costituzione deve essere presbite, deve vedere lontano, non essere miope”. Chi governa deve saper guardare lontano.

Pare che nessuno si renda conto che stiamo facendo i conti con un’emergenza che da sanitaria è diventata sociale, economica e soprattutto psicologica.

Ma parafrasando Calamandrei si può dire che in Piazza Deffeyer in troppi hanno  indossato gli occhiali del miope.

Buona Pasqua anche se di angoscia e rabbia.

piero.minuzzo@gmail.com

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