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Chez Nous | 28 marzo 2020, 15:47

Al tramonto anche i nani fanno ombra

RESTIAMO A CASA - Faire à Rebot! Fare male, ma ancora più negativo...la fait tot à rebot”, ovvero sbagliare tutto o meglio ancora fare il contrario di quello che la situazione richiede

Al tramonto anche i nani fanno ombra

Tutto è partito da Karl Ktaus con il suo noto aforisma: “Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti”. Ne seguirono centinaia di proverbi con il medesimo significato. Il più noto è: “Quando il sole è al tramonto, le ombre dei nani si allungano”.

E la Valle d’Aosta è al tramonto e tanti nani fanno ombra. Per evitare equivoci o fraintendimenti preciso da subito che il  sole  al  tramonto  si  riferisce  all’imbarbarimento  dei  rapporti, all’ impoverimento culturale che viviamo, all’incapacità di ideare, progettare, costruire, alle lentezze decisionali e alle pastoie burocratiche.

L’allungamento  delle  ombre  dei  nani è quindi riferito a situazioni, come quella che viviamo, nelle quali si impongono ambiziosi  mediocri e che per strane e imprevedibili coincidenze si sentono grandi uomini.

Nell’omelia della messa di questa mattina (sabato 28 marzo) delle sette, celebrata a Santa Marta e trasmessa in diretta da Raiuno, parlando delle élite Papa Francesco ha ricordato perdono la memoria di appartenenza ad un popolo perché si sono sofisticate.

Il Santo Padre non faceva certo riferimento all’appartenenza etnica o culturale ma al popolo tutto. Lo ha detto facendo riferimento a quello che viviamo oggi: “Iniziamo - ha detto – a vedere il dopo dell’epidemia; la fame”. Ma non abbiamo ancora visto la fine delle morti e delle tragedie che provoca il coronavirus.

Stiamo però vedendo il tramonto. E sentire che il Presidente degli Albergatori valdostani considera i colleghi eroi al pari dei medici infermieri e tutto il personale sanitario che combatte il coronavirus è un’offesa più che all’intelligenza al buon senso e al rispetto di chi sputa sangue e rischia il contagio per difenderci.

Dovrebbe dimettersi o chiede scusa uno a uno a chi è impegnato, mettendo a repentaglio la sua salute, ad evitare la catastrofe.

E allora c’è da chiedersi perché la politica non reagisca con capacità, determinazione e consapevolezza. Per un’atavica abitudine i politichini scaricano su altri le responsabilità che sono anche loro; un tempo a Mario Andrione, poi a Dino Vierin, in tempi più recenti ad Augusto Rollandin perché erano decisionisti. Ora le responsabilità le scaricano, a ragione, su Renzo Testolin, presidente della Regione non  eletto che si è trovato a gestire una situazione di grande emergenza ma che pare non riuscire a coglierne la gravità.

Antoine Labarde, un campagnard acuto osservatore della politica valdostana, ha citato un altro proverbio: Faire à Rebot! Fare male, ma ancora più negativo...la fait tot à rebot”, ovvero sbagliare tutto o meglio ancora fare il contrario di quello che la situazione richiede.

Non si capisce perché Renzo Testolin ed i suoi quattro assessori non mettano sul tavolo del sostegno alle aziende obbligate a sospendere l’attività per decreto e alle famiglie rimaste senza stipendio quei 123 milioni  disponibili e necessari ben prima dell’assestamento.

I soldi ci sono metteteli a disposizione delle attività che producono, che creano occupazione, reddito e ricchezza. Renzo Testolin ealla sua Giunta quanto ci vuole ad erogare i  25 milioni stanziati per i provvedimenti già approvati? Renzo Testolin non difenda i suoi burocrati dicendo che gli uffici sono sotto organico e sguarniti. Renzo Testolin; come si precettano i medici e tutto il personale sanitario, richiami in ufficio i dipendenti regionali. Si ricorda che aveva invitato i turisti a venire a sciare in Valle d’Aosta quando l’epidemia era già esplosa; ora inviti i suoi dipendenti in ufficio per sbrigare le pratiche.

Renzo Testolin, dovrebbe incontrare i commercianti, gli artigiani, i lavoratori autonomi, le partite Iva, i commercialisti, i consulenti del lavoro, gli industriali per capire cosa succede fuori dal Palazzo. Le racconterebbero i drammi che stanno vivendo. Lei ha esperienze bancarie e quindi qualcosa potrebbe intuire.

Ma forse qualcuno le ha messo il paraocchi come si faceva con i muli quando dovevano trasportare lo fé (la balla di fieno di un tempo) dal prato al fienile perché non vedessero cosa succedeva attorno. Si legga le cronache per capire le angosce e le tragedie di tante famiglie.

Si faccia spiegare perché sospendere bollette e gabelle non risolve il problema di tante imprese. E si potrebbe continuare a lungo anche sotto l’aspetto sanitario oramai al collasso. C’è chi si è sentito offeso dai contenuti dell’articolo ‘Studiano come spartirsi le poltrone e la gente muore’.

Una persona che siede tra i 35 consiglieri regionali e che stimo moltissimo mi ha scritto, replicando all'articolo 'Studiano come spartirsi le poltrone e la gente muore': “….È proprio perché la situazione è gravissima e, come dici tu, la gente muore, che non si può avere un esecutivo monco e non pienamente operativo. È una richiesta che è giunta da parte dei sindacati, del Celva, delle associazioni di categoria, perché è impensabile che si possa stare dietro a tutte le questioni sanitarie, economiche, sociali e istituzionali con un esecutivo così ridotto e un presidente prefetto con tre interim. L’agricoltura, il commercio, il turismo che sono i settori drammaticamente colpiti, te lo dico dal profondo del cuore perché so cosa vuol dire avere un’attività chiusa da tre settimane e chissà quando e come riaprirà, non hanno un assessore di riferimento! Già è dura avere degli interim in tempi di pace, figuriamoci in tempi di guerra”.

Mi rincresce l'aver deluso qualcuno e chiedo scusa anche perché le mosche bianche non mancano e spesso finiscono nel cono d’ombra dei nani. Ma la realtà dei fatti è quella descritta. Le deleghe si potevano ridistribuire. Se poi Testolin le voleva e le vuole tutte per sé, è uno contro quattro in Giunta; a meno che anche ad altri la cosa non distrubi più di tanto.

Ma non ho mai sentito prese di distanza chiare e decise. Non servivano pareri di illustri costituzionalisti per nominare due Commissari come ha chiesto Aostacronaca a inizio marzo. Ma il silenzio è stato assoluto. Qualcuno temeva e teme di perdere potere; o forse non conosce la differenza tra un Commissario ed un amministratore.

Non dubito che qualcuno parli e agisca in buona fede. E forse lo fa perché non si rende conto che quando il sole tramonta anche i nani fanno ombra.        

piero.minuzzo@gmail.com

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