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CULTURA | 18 marzo 2020, 11:25

IL GIARDINO DI LILITH: HO SPOSATO MIO FIGLIO

Lilith è Donna. È un aspetto - o più - del nostro carattere. È irriverenza verso un sistema che deve cambiare

IL GIARDINO DI LILITH: HO SPOSATO MIO FIGLIO

Ma chi è Lilith esattamente? È una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica, Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazie e malattie. Per gli antichi ebrei, invece, era la prima moglie di Adamo (antecedente ad Eva): fu ripudiata e cacciata dal Giardino dell'Eden, poiché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva di sottometterla.Alla fine dell'Ottocento, in concomitanza con la crescente emancipazione femminile in occidente, Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile.

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Mamme morbose con i figli maschi

“Chi mi porti a casa stavolta?!”

Lo abbiamo incontrato tutte l’uomo “mammone”. Quello che, nonostante l’età ‘avanzata’, vive ancora dalla madre; che non è in grado di lavarsi una maglia, o di mangiare da solo; che cerca la donna ideale tra i cloni della sua Dea materna.

Sono dolci, premurosi, agli inizi. Fintanto che non si rendono conto che non sei la loro mamma, anzi, non sei alla sua altezza. Non riesci a prendere il suo posto, ed ecco che si svelano nella loro più crudele immaturità, nella loro depressiva insoddisfazione che li porta a relazioni durevoli quanto un amore estivo adolescenziale.

Ma anche i mammoni non sono tutti uguali: ebbene sì, di tipologie ne esistono molteplici e variano tutte a seconda della situazione familiare in cui i mammoni sono cresciuti.

La tipologia specifica che mi interessa analizzare in questo articolo è quella che ritengo la più pericolosa, perché più infima… Quando il figlio diventa il marito di sua madre, non tanto un cocco stra-viziato.

Il quadro familiare prevede, in linea generale, un padre assente o mai stato presente.
Un padre che non ha adempiuto ai suoi compiti, il più delle volte un eterno ‘Peter Pan’. La madre, per forza di cose, diventa una donna ancor più tosta di quanto – probabilmente – già non fosse. Meritevole di tutto il rispetto: adempie con il figlio (o i figli) il compito di due figure genitoriali, sotto tutti gli aspetti. È però umana e, come tale, non potrà comunque colmare le lacune lasciate dal compagno e dalla sua figura.
Inoltre, se particolarmente ferita o non più giovanissima, potrebbe decidere di non avere più un partner o non riuscire a creare un’altra relazione stabile. È in tal caso che si compie il malefico incantesimo e la donna scivola in errore: fa infatti ricadere sul figlio maschio, l’unico uomo capace di amarla incodizionatamente, tutte le sue attenzioni e pretese.

Lui sarà non solo folgorato da un’immagine di donna d’acciaio che pretenderà da qualunque donna incontri nel suo cammino, ma assumerà anche il ruolo di “Padre” assente e si sentirà in dovere di prendersi cura di tutti i componenti residui della famiglia; sua madre in primis. Non riuscirà a creare una famiglia realmente sua, a creare una stabilità relazionale: la sua PRIMA donna sarà sempre la madre. Sarà lei e lei soltanto ad avere il controllo sulla sua casa - nel caso ne avesse una- , sulla sua gestione finanziaria, sui rapporti amorosi. La madre avrà il giudizio finale su tutto e, puntualmente, nessuna donna sarà all’altezza di suo figlio, poiché guidata da una gelosia nascosta, da un bisogno emotivo indistruttibile.

Il mammone-marito ci si mette anche anni a riconoscerlo, a volte una vita: è un uomo che si presenta paritario con la sua compagna, ma cela un profondo maschilismo, giustificativo del comportamento del padre. Contradittorio all’apparenza, ma lineare se consideriamo che vede la figura materna come quasi divinizzata ed estranea, dunque, alla logica dei sessi.
Tenderà a sminuire la compagna, con la cadenza di una goccia ritmata sul capo, per modellarla a mera apparenza di una vita familiare secondaria e utile solo all’immagine di lui in società. L’unica donna è la madre e la sua famiglia principale sarà sempre quella di origine: la partner non sarà mai una sua priorità.

Si sentirà in dovere di compiere azioni verso la famiglia originaria che vanno oltre le attenzioni ordinarie, mettendo in secondo piano tutto il resto. Sempre che la relazione duri abbastanza a lungo e questo succede esclusivamente nel caso in cui la partner possieda un carattere particolarmente discreto, con probabile sindrome da “crocerossina”. Il posto per un’altra donna infatti non esiste già prima dell’arrivo della compagna e persino dall’inizio della sua crescita sessuale: quel posto è già preso dalla nascita.
Il mammone-marito difficilmente cambia: o si accetta o si scappa.

Ma di tutto questo discorso, un concetto mi preme che venga alla luce più di altri…

Il sistema patriarcale è più forte che mai: uomini e donne sono ben lungi dall’avere gli stessi diritti. La colpa non è solo degli uomini, ma anche delle donne.

Portiamo un fardello di colpa diviso a metà: gli uomini vengono ANCHE educati dalle donne. Ogni essere umano è di una complessità incredibile e non è dato a me analizzare il frutto delle evoluzioni psicologiche. È però evidente che ci sono molte madri con un rapporto morboso verso i loro figli maschi, come molti padri con le rispettive figlie femmine.
Non risolvere i nostri traumi emotivi significa caricare degli stessi i nostri figli, che a loro volta ne genereranno di altri consequenziali, che scaricheranno alla loro prole. E via dicendo.

Facciamo attenzione a cosa scegliamo di tenerci dentro per la vita.


Isabella Rosa Pivot

Isabella Rosa Pivot

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