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CISL VdA | 29 ottobre 2019, 15:40

Furlan, Barbagallo, Landini insigniti del 'Premio Federico Caffè'. Un riconoscimento per gli sforzi verso una linea unitaria del sindacato

Furlan, Barbagallo, Landini insigniti del 'Premio Federico Caffè'. Un riconoscimento per gli sforzi verso una linea unitaria del sindacato

Si è svolto oggi, nell’aula magna della LUMSA, a Roma, l’incontro del Gruppo Federico Caffè, che quest’anno è stato dedicato alla “Dignità del lavoro” Nel corso dell’incontro è stato presentato il “Manifesto” del Gruppo, che sintetizza il pensiero e i valori di Caffè su temi che sono ancora di stretta attualità nel dibattito politico ed economico. Sono stati inoltre insigniti del Premio Caffè i segretari confederali Maurizio Landini (per la CGIL), Annamaria Furlan (per la CISL) e Carmelo Barbagallo (per la UIL), come riconoscimento per gli sforzi verso l’unità sindacale, che Caffè aveva sempre auspicato.

Il Premio, giunto alla sua terza edizione, è costituito da un chicco di caffè in argento che intende impegnare simbolicamente chi lo riceve a far germogliare e curare questo seme con l’impegno di tutti i giorni. L’evento è stato aperto evidenziando la convergenza tra il pensiero di Caffè e quello di Papa Francesco sul tema di lavoro. Il primo ammoniva quasi quaranta anni fa che “Nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane”, il Pontefice ha ricordato anche recentemente che “Non c’è peggiore povertà […] di quella che non permette di guadagnarsi il pane e che priva della dignità del lavoro” ed una, quasi identica di Caffè:.

Dopo i saluti da parte del Rettore della LUMSA, e la presentazione dell’iniziativa da parte di uno degli fondatori del Gruppo, Alfonso Scarano, i lavori sono proseguiti con un intervento del prof. Mario Tiberi, che ha ricordato il “riformismo radicale” di Caffè. Un approccio ai problemi economici e sociali, di cui oggi si sente molto il bisogno, che tiene conto delle compatibilità economiche, ma non rinuncia ad inseguire l’utopia di Caffè “di costruire un mondo in cui il progresso civile e sociale non rappresenti il sottoprodotto dello sviluppo economico, ma un obiettivo coscientemente perseguito”. Si tratta di un riformismo che non esclude scelte anche radicali a fronte di radicali ingiustizie, che rifiuta il velleitarismo, ma che “non contempla il moderatismo opportunistico”.

L’incontro è proseguito con un affettuoso ritratto umano di Federico Caffè, tracciato dalla nipote, prof. Giovanna Leone, che ha sottolineato la leggendaria dedizione di suo zio verso i suoi studenti e i familiari, i suoi interessi molteplici, che andavano dalla musica alla letteratura, il suo carattere dolce e riservato che però si trasformava quando era necessario combattere una battaglia ideale.

Un esempio per molti intellettuali e politici di tutti i tempi. Gli interventi degli esponenti sindacali, sollecitati da Dino Pesole (editorialista de Il Sole 24 Ore), hanno fatto il punto sulla attuale situazione del mondo del lavoro commentando luci ed ombre dei provvedimenti appena approvati dal governo, e ricordando i consigli inascoltati di Federico Caffè nei confronti dei sindacati.

Sono seguite la proiezione di una intensa intervista di Giorgio Ruffolo sulla figura di Caffè e sull’attualità del suo pensiero e la presentazione del “Manifesto” del Gruppo Caffè, in cui sono stati sintetizzati i punti centrali del suo pensiero sul lavoro, sulla politica economica, sull’Europa, sulla globalizzazione e sulla eccessiva finanziarizzazione dell’economia utilizzando, ove possibile, le sue stesse parole. Si tratta di riflessioni profonde e a volte profetiche che trovano il loro filo conduttore nella compimento del progetto di società e di economia scritto nella nostra Costituzione, che lo stesso Caffè contribuì ad elaborare.

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