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Consiglio Valle | 14 agosto 2019, 12:17

Uv messa all’angolo da Alpe

Attacca frontalmente Erik Lavevaz sulla strategia per creare l’area autonomista e chiede pari dignità. Manca chiarezza al progetto politico

Erik Lavevaz, pres. Uv

Erik Lavevaz, pres. Uv

 “Porre come conditio sine qua non che la rifondazione debba avvenire intorno all'Union Valdôtaine e che tutti gli altri movimenti debbano convergere su di essa, significa voler cancellare come se nulla fosse il lacerante dibattito che ha coinvolto l'area autonomista nell'ultimo quindicennio, ignorandone le profonde motivazioni e riducendolo a un mero errore di percorso”. Un’affermazione del Comitato esecutivo di ALPE che costringe l’Uv a scoprirsi e decidere se sciogliersi e far parte di un’area autonomista oggi guidata da chi negli anni ha lasciato il Leone rampante, oproporre una federazioni di movimenti con un direttorio che forse è, per il momento, la cosa che più facilmente digerirebbero gli unionisti.

Una presa di posizione, quella di Alpe, frutto degli equivoci e della mancanza di chiarezza come Salvini e Di Maio che hanno siglato un contratto di governo con la convinzione dell’uno di fregare l’altro e a pagare sono gli italiani.   Spiega Ape: “se per noi è giunto il momento di unire le forze in un processo plurale di ricostituzione dell'autonomismo valdostano, inteso come strumento per un'amministrazione più vicina e attenta ai cittadini, questo non può prescindere dal riconoscimento dell'indispensabilità di tutti e dall'identificazione di ciò che nel passato non ha funzionato o è stato causa di divisione”. (nella foto Roberto Cuneaz, pres. Alpe)

Secondo Alpe “per dare solidità alla ricostruzione, sia il contenitore che il contenuto devono essere ripensati, rinnovati e riformulati. E ogni singolo partecipante, sia esso individuo o movimento, deve essere posto nella condizione di dare il suo contributo al progetto”. E il nodo è proprio questo e ne ho coscienza gli alpisti che mettono le mani avanti dicendo: “Nessuno intende cancellare gli anni di storia dell'UV, che conservano tutto il loro significato e la loro portata in termini sia politici che amministrativi, ma neanche il mouvement può permettersi di sorvolare sugli errori commessi nel recente passato, accennati peraltro dallo stesso Lavevaz, le cui conseguenze si stanno ripercuotendo su tutta l'area autonomista”.

Prima di Lavevaz tutti i presidenti, dicevano gli avversari, erano pilotati da Augusto Rollandin; ora Lavevaz da chi è guidato? E se fa tutto da solo perché non viene dimissionato? L’uv è all’angolo per le lotte intestine come sta avvenendo nel Pd nazionale.

L’esecutivo di ALPE “lancia umilmente l’appello al mondo autonomista di abbassare i toni, di evitare le primogeniture a tutti i costi, di sedersi intorno al tavolo del progetto unitario con spirito costruttivo e lucidità, forte ognuno delle proprie particolarità ma animato dall'obiettivo condiviso di dare un futuro migliore alla Valle d'Aosta”.

Ma chi chiede di abbassare i toni dovrebbe prima di tutto dare l’esempio. I toni non si abbassano attaccando politicamente sul piano personale chi si vuole invitare alla costruzione dell’area autonomista; fermo restando che sarebbe ora che l’Uv uscire dall’equivoco in cui vegeta dal passato congresso.

pi.mi.

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