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Chez Nous | 09 giugno 2019, 11:53

Cominciare dalla fine

Cominciare dalla fine

Nulla è più soggettivo delle priorità. Ognuno ha una sua priorità. Ognuno ha un problema che viene prima rispetto ad altro; ognuno ha una questione che precede per urgenza, importanza e valore. Le priorità, infatti, non riguardano solo ciò che va fatto, ma anche i valori e i principi.

Insomma la politichetta ed i politichini dovrebbero studiarsi le regole di Stephen Covey, un'autorità stimata sulla leadership a livello internazionale, un esperto della famiglia, un insegnante, un consulente aziendale, fondatore dell'ex Covey Leadership Center.

Come riconoscere, le priorità? La risposta di Covey è “comincia pensando alla fine”, ovvero l’obiettivo concreto e reale che vogliamo raggiungere? E’ da lì che si deve iniziare a fare la lista delle priorità, depennando tutto ciò che è superfluo e che rischia solo di assorbire energie e tempo preziosi, che rischierebbero di farci andare fuori strada.

Il problema valdostano è che la politica ed i leader politici le loro analisi e le loro proposte non cominciano pensando alla fine.

E così succede che i mutui restano bloccati e l’edilizia agonizza; i finanziamenti destinati all’agricoltura non arrivano e le aziende agricole rischiano il fallimento; il commercio è abbandonato a se stesso e così i negozi di prossimità e gli esercizi che contribuirebbero a evitare lo spopolamento della montagna vengono abbandonati al loro destino.

Eppure le politiche per il commercio dovrebbero favorire il consolidamento e lo sviluppo; sostenere il commercio di prossimità, con particolare attenzione per l’innovazione e per gli esercizi storici e di qualità, ma soprattutto investire nella continua qualificazione dei centri urbani e la sinergia tra offerta commerciale e attrattività del territorio.

Senza commercio non c’è turismo; senza tutela ambientale e cura del territorio assicurate da quelli che Gerardo Beneyton definiva Giardinieri della montagna crolla l’economia valdostana. Se non si realizzano prospettive per i giovani la Valle è destinata a scomparire. Se non si sostiene l’edilizia il sistema crolla. Il presidente di Confindustria Vda, Michele Pignataro, era solito dire che lo stato di salute dell’economia di una territorio si misura a occhio in base alle gru che girano sui cantieri.

E così succede che la politica non si preoccupa di dissipare i dubbi di chi pensa che in ospedale si possano contrarre infezioni magari irrimediabili.

E così succede che alla politica valdostana manchi una visione complessiva di un nuovo modello e di un nuovo sistema Valdostano di sviluppo della Comunità, dell’Economia, dello Stato Sociale, dell’Occupazione.

Un nuovo modello valdostano che si voglia adottare passa, comunque, dalla stabilità politica e amministrativa. Una stabilità che la politichetta ed i politichini da anni non garantiscono né sanno dare alla Valle d’Aosta. Prima c’era l’alibi Rollandin. Tutto andava male perché c’era Rollandin al timone. Ma da quando Rollandin non è più sul ponte di comando la nave Vallée d’Aoste si è arenata nella melma delle faide interne ai vari partiti o guerre di religione.

Dire che andava meglio quando si diceva che andava male è una constatazione provata dai fatti.

E così succede che nell’Uv il presidente si preoccupa di precisare che l’elezione diretta del Presidente della Regione non è una priorità come aveva detto il consigliere regionale unionista, Jean Barocco, che ha definito un primo passo la proposta di elezione diretta della Giunta presentata da Rete Civica. Nella situazione attuale solo l’elezione diretta del Presidente può garantire una certa stabilità.

Ma il problema è che all’orizzonte non si vede nessuno pronto ad assumersi una tale responsabilità. E così la politichetta ed i politichini sperano di poter continuare a decidere il futuro dei valdostani nel chiuso delle stanze dove i baratti sono più facili e la spartizione della torta può avvenire senza interferenze esterne.

Ma per la politichetta ed i politichini quale è la priorità individuata sulla base delle regole di Stephen Covey? Nessuno lo sa. Meno ancora lo sanno loro.

E così si trincerano dietro la proposta di Federazione tra i movimenti autonomisti. Una federazione per fare cosa? Una federazione al servizio di chi? Una Federazione della quale nessuno ha narrato la fine.

Ai valdostani parlare di Federazione interessa poco anche perché nessuno l’ha capita e hanno in testa i problemi della quotidianità

Si capisce così perché nel mondo unionista nessuno vuole lo scioglimento dell’Union Valdotaine. Una volontà dettata dalle dolorose esperienze vissute con le scissioni riconducibili alle velleità di troppe mezze scamorze che mal sopportavano di essere affumicate dai fuochisti di turno.

C’è l’impressione che la Federazione sia la cartina di tornasole perché mancano idee e progetti per affrontare le tante priorità. C’è l’impressione che la Federazione voluta da qualche politichino sia tenuta a battesimo con la recondita convinzione in ognuno di fregare l’altro.

La Federazione potrà nascere solo se non prevede scioglimenti e si fonda su un accordo chiaro e preciso sulle cose da fare e come.

Il tutto deve cominciare dalla fine altrimenti la Federazione sarà solo un taxi elettorale diretto a continui terremoti politici.

Cominciare dalla fine.  

piero.minuzzo@gmail.com

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