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FEDE E RELIGIONI | 10 ottobre 2026, 08:00

Il “Kmq della carità” punta all’UNESCO: firmato a Torino il protocollo per valorizzare un patrimonio di solidarietà

Siglata ieri, venerdì 9 ottobre, in Arcivescovado l’intesa tra l’arcidiocesi, la Regione Piemonte, il Comune di Torino e le fondazioni bancarie per promuovere la candidatura del “Kmq della carità” a Patrimonio mondiale UNESCO. Un progetto che riunisce luoghi, opere e testimonianze legati a grandi figure della carità cristiana e dell’impegno sociale, da don Bosco a Cottolengo, da Cafasso a Murialdo

Il “Kmq della carità” punta all’UNESCO: firmato a Torino il protocollo per valorizzare un patrimonio di solidarietà

Il patrimonio di una città non si misura soltanto attraverso i suoi monumenti, le sue piazze e i palazzi che ne raccontano la storia. Esiste anche un’eredità fatta di solidarietà, accoglienza e attenzione verso gli ultimi, capace di attraversare i secoli e di parlare ancora al presente. È su questo intreccio tra memoria storica e impegno sociale che Torino punta per portare il suo “Kmq della carità” verso il riconoscimento di Patrimonio mondiale UNESCO.

La firma del protocollo d’intesa è avvenuta ieri, venerdì 9 ottobre 2026, in Arcivescovado, a Torino, con l’obiettivo di promuovere e accompagnare il percorso di candidatura di un’area cittadina che concentra luoghi, istituzioni e testimonianze fondamentali per la storia dell’assistenza, dell’educazione e della solidarietà. Un’iniziativa che coinvolge istituzioni pubbliche e realtà filantropiche, chiamate a collaborare per valorizzare un patrimonio che appartiene alla tradizione religiosa torinese, ma che presenta anche una dimensione culturale e sociale di portata universale.

Il progetto prende forma attorno al quartiere di Valdocco, dove nel corso del XIX secolo e nei primi decenni del Novecento si sviluppò una straordinaria concentrazione di opere rivolte alle persone più fragili. In un periodo segnato dall’industrializzazione, dall’urbanizzazione e dalla crescita delle disuguaglianze, Torino divenne infatti uno dei principali laboratori italiani di iniziative educative, assistenziali e caritative. Religiosi e laici cercarono risposte concrete ai bisogni di una società in trasformazione, dando vita a istituzioni che, in molti casi, continuano ancora oggi la propria attività.

Il valore del “Kmq della carità” risiede proprio nella possibilità di leggere questa storia attraverso un territorio relativamente circoscritto, nel quale si sono incontrate esperienze diverse, accomunate dall’attenzione alla dignità della persona. Non si tratta soltanto di conservare edifici storici o di promuovere itinerari di interesse turistico, ma di riconoscere il significato di una rete di opere che ha contribuito a trasformare il modo di intendere l’assistenza, l’educazione dei giovani e l’inclusione delle fasce più deboli della popolazione.

Tra le figure più significative legate a questa eredità emergono san Giovanni Bosco, fondatore della famiglia salesiana e protagonista dell’educazione dei giovani, san Giuseppe Cafasso, impegnato nell’assistenza spirituale e umana dei detenuti e delle persone emarginate, e san Giuseppe Benedetto Cottolengo, che diede vita alla Piccola Casa della Divina Provvidenza per accogliere e assistere persone malate, disabili e in condizioni di grave bisogno. A loro si affiancano san Leonardo Murialdo, fondatore della Congregazione di San Giuseppe e promotore dell'educazione dei giovani lavoratori, e san Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata.

Completano questo quadro i marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo, protagonisti di iniziative caritative ed educative rivolte soprattutto alle donne, ai minori e alle persone in condizioni di marginalità. Esperienze differenti, nate in contesti e con finalità specifiche, ma accomunate dalla convinzione che la povertà non potesse essere affrontata soltanto con interventi occasionali: servivano strutture, competenze, continuità e una responsabilità condivisa verso la comunità.

Il percorso attraversa luoghi che ancora oggi rappresentano punti di riferimento per Torino. Tra questi figurano la Piccola Casa della Divina Provvidenza, conosciuta come Cottolengo, il Santuario della Consolata, il Palazzo e il Distretto Sociale Barolo, il Collegio Artigianelli, la Basilica di Maria Ausiliatrice e il complesso salesiano di Valdocco. Un insieme di edifici e istituzioni che restituisce una lettura originale della città: non soltanto capitale sabauda e centro di sviluppo industriale, ma anche luogo nel quale sono maturate esperienze decisive di assistenza, formazione e promozione umana.

pi.mi.

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