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FEDE E RELIGIONI | 07 ottobre 2026, 08:00

Quando il diritto incontra la dignità: al Festival dell’Accoglienza il confronto sulla società che cambia

Dalla “mitezza” del diritto alla dignità del lavoro, il Festival dell’Accoglienza propone due appuntamenti dedicati alle grandi questioni della convivenza democratica. A Torino il confronto mette al centro il rapporto tra pluralismo, giustizia, diritti e condizioni di lavoro, con protagonisti del mondo della cultura, dell’informazione, del sindacato e del terzo settore

Quando il diritto incontra la dignità: al Festival dell’Accoglienza il confronto sulla società che cambia

C’è un filo rosso che unisce due appuntamenti apparentemente lontani: interrogarsi su quale società vogliamo costruire e, soprattutto, su quali strumenti abbiamo per renderla più giusta. È il tema dell’accoglienza nella sua accezione più ampia quello che attraversa gli incontri del Festival dell’Accoglienza, chiamando in causa non soltanto il rapporto con chi arriva da altri Paesi, ma anche il modo in cui una comunità affronta le differenze, tutela i diritti e riconosce la dignità delle persone.

Il primo appuntamento porta al centro una parola oggi tutt’altro che debole: la mitezza. Giovedì 8 ottobre alle ore 17, al Teatro Regio, nel Foyer del Toro, in piazza Castello 215, Biennale Democrazia propone l’incontro “Sulla mitezza: società plurale e diritto”. Un confronto che parte da una domanda tutt’altro che astratta: può il diritto diventare uno spazio di incontro tra visioni diverse, invece di trasformarsi in uno strumento attraverso cui una parte pretende di imporre la propria verità come assoluta?

È proprio questa la prospettiva della cosiddetta idea del “diritto mite”, capace di riconoscere il carattere plurale della società e di trasformare il conflitto tra differenti concezioni del mondo in una possibilità di confronto democratico. In un momento storico segnato da profonde trasformazioni sociali, culturali e politiche, la mitezza diventa così una categoria politica e civile, prima ancora che giuridica: non rinuncia ai diritti e alla giustizia, ma rifiuta l’idea che la convivenza possa essere costruita attraverso l’affermazione di una sola visione del mondo.

A discuterne saranno Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista e autore de “Il diritto mite. Legge diritti giustizia”, e Andrea Riccardi, storico e saggista e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. A condurre il dialogo sarà Marzia Sica, responsabile Obiettivo Persone della Fondazione Compagnia di San Paolo. Il confronto promette dunque di andare oltre la dimensione strettamente accademica, affrontando una questione che riguarda direttamente la qualità della democrazia: come tenere insieme differenze, libertà e regole comuni senza trasformare il pluralismo in contrapposizione permanente.

Ma la democrazia si misura anche molto concretamente nelle condizioni in cui le persone vivono e lavorano. Ed è questo il terreno sul quale si sposta il secondo appuntamento del Festival, dedicato al rapporto tra sfruttamento, diritti e dignità.

Lunedì 12 ottobre alle ore 17, all’Auditorium del Polo del Novecento, in via del Carmine 14, si parlerà infatti di “Il prezzo del lavoro, il valore delle persone”. Un titolo che mette immediatamente in discussione una delle contraddizioni più evidenti della società contemporanea: dietro beni e servizi apparentemente ordinari possono nascondersi condizioni di lavoro caratterizzate da precarietà, sfruttamento e violazioni dei diritti.

Il problema, però, non è soltanto individuare le situazioni più estreme. È comprendere quanto siano profonde e diffuse le dinamiche che possono trasformare il lavoro da strumento di autonomia e realizzazione personale in una condizione di vulnerabilità. L’incontro vuole quindi offrire strumenti per riconoscere le diverse forme dello sfruttamento e per interrogarsi sulle responsabilità che coinvolgono imprese, istituzioni, consumatori e società nel suo complesso.

A confrontarsi saranno Sara Monaci, giornalista e co-autrice della pubblicazione “Sfruttamento Made in Italy”, Danilo Bonucci di CGIL NIDIL, Romano Magrini di Coldiretti e Vincenzo La Monica di Caritas Ragusa. A moderare sarà Martina Sabbadini di IRES Piemonte.

Sono due appuntamenti che, letti insieme, restituiscono una concezione dell’accoglienza molto più ampia rispetto alla sola dimensione dell’inclusione. Accogliere significa infatti anche costruire regole capaci di convivere con il pluralismo e garantire che dietro ogni rapporto economico continui a esserci una persona, con diritti che non possono essere messi sul mercato.

Da una parte, dunque, la riflessione sulla mitezza del diritto e sulla necessità di una democrazia capace di non schiacciare le differenze. Dall’altra, il tema dello sfruttamento e della dignità del lavoro, che richiama la responsabilità collettiva di fronte a quelle disuguaglianze che spesso rimangono nascoste dietro la normalità dei consumi quotidiani.

È proprio nella distanza tra questi due appuntamenti che emerge, paradossalmente, la loro vicinanza: la qualità di una società democratica non si misura soltanto dalle sue dichiarazioni di principio, ma dalla capacità di trasformare diritti, giustizia e rispetto della persona in esperienze concrete. E il Festival dell’Accoglienza prova a riportare questa domanda al centro del dibattito pubblico.

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