L’inizio di un anno scolastico non coincide soltanto con il ritorno sui banchi, con il suono della prima campanella o con la ripresa delle lezioni. È un passaggio che coinvolge un’intera comunità: ragazze e ragazzi, famiglie, insegnanti, educatori, dirigenti, personale amministrativo e collaboratori scolastici. Ognuno con un ruolo diverso, ma tutti parte di una stessa esperienza educativa e sociale.
È anche con questo spirito che la Diocesi di Aosta propone la celebrazione eucaristica di inizio anno scolastico, in programma mercoledì 30 settembre 2026 alle ore 17.30 nel giardino del Seminario vescovile. La celebrazione sarà presieduta da monsignor Franco Lovignana, vescovo di Aosta, e sarà dedicata a tutto il mondo della scuola valdostana. In caso di maltempo, l'appuntamento si svolgerà nella Cattedrale di Aosta.
L'invito è rivolto in modo particolare a studenti, insegnanti, educatori, personale di servizio e genitori, cioè alle diverse componenti che quotidianamente costruiscono quella che può essere definita una vera comunità educante. È un aspetto significativo perché la scuola, al di là della sua funzione istituzionale, rappresenta uno dei principali luoghi nei quali una società trasmette conoscenze, valori, regole di convivenza e strumenti per affrontare il futuro.
Il tema del nuovo inizio attraversa anche le parole scelte da Omero Brunetti, responsabile dell'Ufficio Scuola e dell'Insegnamento della religione cattolica della Diocesi di Aosta. Brunetti parla di «trepidazione», «emozione», di una certa forma di timore davanti alle cose nuove, ma anche di curiosità. Sentimenti che appartengono in modo particolare agli studenti, ma che possono riguardare anche gli adulti chiamati ad accompagnarli.
L'auspicio espresso da Brunetti è quello di un anno «che sappia di nuove possibilità, di speranza ma soprattutto che profumi di nuovo». Un messaggio che può essere letto non soltanto in chiave religiosa, ma anche come invito a considerare ogni anno scolastico come una possibilità di crescita, di cambiamento e di costruzione di relazioni nuove.
A questo si aggiunge il richiamo di don Daniele Borbey, responsabile del Servizio Catechesi, Pastorale giovanile e vocazionale della Diocesi, che sottolinea il valore della condivisione delle «gioie e delle fatiche» e della preghiera reciproca tra insegnanti e ragazzi. L'immagine proposta è quella di una comunità nella quale ciascuno possa presentarsi con le proprie risorse, ma anche con le proprie fragilità.
Ed è proprio questo uno degli aspetti socialmente più interessanti dell'iniziativa. La scuola contemporanea è chiamata infatti a confrontarsi con questioni che vanno ben oltre la trasmissione delle nozioni: il disagio giovanile, la solitudine, le difficoltà familiari, il rapporto con i social network e con la tecnologia, le disuguaglianze, l'inclusione e la capacità di costruire relazioni rispettose. Sono temi che non possono essere affrontati esclusivamente all'interno delle aule e che richiedono una responsabilità condivisa tra scuola, famiglie, istituzioni e realtà educative del territorio.
In questo senso, un momento comunitario all'inizio dell'anno può assumere un significato che supera quello strettamente liturgico. Riunire attorno alla scuola le diverse componenti che la vivono significa ricordare che educare non è una responsabilità delegabile a una sola categoria. Gli insegnanti hanno il loro compito, così come lo hanno i genitori, gli educatori, le istituzioni e tutte quelle realtà associative e sociali che contribuiscono alla crescita delle nuove generazioni.
Per una regione come la Valle d'Aosta, nella quale la dimensione comunitaria e territoriale conserva una particolare importanza, il tema assume inoltre una valenza specifica. La scuola non è soltanto il luogo nel quale si apprendono materie e competenze, ma è anche uno degli spazi nei quali si costruisce il senso di appartenenza a una comunità. È lì che bambini e ragazzi imparano a confrontarsi con gli altri, a rispettare regole comuni, a conoscere la propria storia e il proprio territorio e, nello stesso tempo, ad aprirsi a una società sempre più articolata.
La celebrazione del 30 settembre si inserisce dunque in questo passaggio di ripartenza. Dopo l'estate, studenti e personale scolastico sono nuovamente chiamati a misurarsi con programmi, impegni, scadenze e responsabilità. Ma prima ancora degli obiettivi didattici ci sono le persone, con le loro aspettative e le loro difficoltà.
Il messaggio della Diocesi parte proprio da qui: augurare alla comunità scolastica un anno nuovo, capace di non perdere la dimensione umana dell'educazione. Un'educazione che non significa soltanto preparare a un esame o a un futuro lavoro, ma aiutare ragazze e ragazzi a diventare cittadini consapevoli, capaci di assumersi responsabilità e di vivere dentro una comunità.
L'appuntamento sarà quindi mercoledì 30 settembre alle 17.30 nel giardino del Seminario vescovile. In caso di maltempo, la celebrazione sarà trasferita nella Cattedrale di Aosta. Un momento di preghiera, ma anche un'occasione per ricordare che ogni nuovo anno scolastico rappresenta, per un'intera comunità, una nuova possibilità di crescere insieme.













