Aosta ha archiviato la Settimana Europea della Mobilità con un messaggio che va ben oltre il successo delle iniziative organizzate: la sicurezza stradale non è un dettaglio della mobilità, ma una responsabilità pubblica e collettiva. La partecipazione registrata nelle diverse attività dimostra l’interesse verso un modello di città più accessibile, vivibile e sostenibile. Ma la promozione della bicicletta, da sola, non basta: perché scegliere di pedalare, camminare o accompagnare i figli a scuola senza automobile sia davvero possibile, occorre garantire condizioni di sicurezza lungo le strade.
La pedalata alla scoperta dell’anima rurale della città, organizzata martedì 22 settembre dall’Institut Agricole Régional insieme a Fiab Aosta à Vélo, ha chiuso la manifestazione con un sold out. Un risultato che racconta la voglia di riscoprire Aosta attraverso ritmi diversi, valorizzando il paesaggio, il territorio e una dimensione urbana nella quale gli spostamenti possono diventare anche un’esperienza di conoscenza e socialità.
Nel bilancio di Fiab Aosta à Vélo rientrano anche il percorso a piedi e in bicicletta alla scoperta del quartiere Cogne, realizzato con i bambini della scuola Quartiere Cogne e della scuola Ettore Ramires, la promozione degli spostamenti casa-lavoro in bicicletta, in collaborazione con il Comune di Aosta e Legambiente, e il convegno «Mobilità e sicurezza sulle strade», con la partecipazione di Marco Scarponi.
Agli studenti dell’istituzione scolastica Liceo classico, artistico e musicale di Aosta è stato inoltre proposto il docufilm «Gambe – la strada è di tutti», prodotto dalla Fondazione Michele Scarponi. Un appuntamento che ha portato nelle scuole un tema essenziale: la sicurezza stradale non riguarda soltanto chi si mette al volante o chi sceglie la bicicletta, ma il diritto di ogni persona a muoversi senza essere esposta a rischi evitabili.
Il presidente di Fiab Valle d’Aosta, Natale Dodaro, si inserisce in questo percorso di sensibilizzazione che lega la promozione della mobilità attiva alla necessità di costruire strade più sicure e città nelle quali anche bambini, anziani e persone con disabilità possano spostarsi in autonomia. È proprio qui che il successo delle iniziative assume un significato più ampio: non basta invitare le persone a usare la bicicletta, bisogna creare le condizioni perché possano farlo senza paura.
L’incontro con la Fondazione Scarponi ha rappresentato, in questo senso, uno dei momenti più significativi della Settimana. Il confronto ha acceso i riflettori sulla revisione del Codice della Strada e sulle preoccupazioni espresse dalle associazioni aderenti a RIME – Rete Italiana Mobilità Equa, realtà nazionale che riunisce organizzazioni, professionisti e attivisti impegnati nella sicurezza stradale, nella mobilità attiva, nel trasporto pubblico e nella tutela delle vittime della strada. Della rete fanno parte sia Fiab Italia sia la Fondazione Michele Scarponi.
Nell’ambito della consultazione promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, RIME ha presentato osservazioni e proposte, contestando l’impostazione di alcune misure contenute nei materiali di lavoro. Il confronto sulla riforma è effettivamente in corso: il MIT, nell’agosto 2026, ha trasmesso i documenti a oltre 100 operatori e associazioni, mentre il 3 settembre 2026 ha diffuso una versione aggiornata della tabella sanzionatoria.
La preoccupazione sollevata da RIME riguarda l’equilibrio tra la libertà di circolazione dei veicoli e la protezione delle persone. Secondo la rete, la bozza rischia di subordinare salute, sicurezza e mobilità sostenibile alla fluidità del traffico motorizzato, trasferendo di fatto una parte dell’onere della prevenzione proprio su chi è più esposto ai pericoli.
È una questione che tocca il cuore delle politiche pubbliche: la responsabilità deve essere proporzionata alla capacità di provocare un danno. Chi si muove a piedi o in bicicletta non può essere lasciato solo a difendersi dai rischi generati dal traffico. La prevenzione deve intervenire prima dell’incidente, attraverso infrastrutture adeguate, regole coerenti, controlli efficaci e una cultura della strada che riconosca la vulnerabilità come un criterio fondamentale della sicurezza.
A rendere drammaticamente attuale questo richiamo è stata la morte del bambino di 7 anni, investito a Torino il 22 settembre 2026 mentre pedalava con il padre in corso Regina Margherita, nel controviale, lungo il percorso ciclabile. Il piccolo è deceduto nel pomeriggio all’ospedale infantile Regina Margherita. La dinamica dell’incidente è stata oggetto di accertamenti da parte della Polizia locale.
Una tragedia che non può essere strumentalizzata, ma che impone una riflessione profonda. Nessuna singola vicenda consente, da sola, di stabilire le cause sistemiche di un incidente; ogni morte sulla strada, però, richiama la necessità di verificare se le condizioni di sicurezza fossero adeguate e quali interventi possano prevenire episodi analoghi. La domanda da porsi non è soltanto come proteggere meglio chi pedala, ma anche come ridurre il pericolo alla fonte.
È su questo principio che RIME fonda la propria richiesta di una diversa gerarchia delle responsabilità: più una persona è vulnerabile, maggiore deve essere la protezione garantita dal sistema. Un principio che chiama in causa non soltanto il legislatore nazionale, ma anche le amministrazioni locali, responsabili delle scelte sulla viabilità urbana, sulle infrastrutture ciclabili e sulla gestione degli spazi pubblici.
Tra le proposte avanzate dalla rete figura l’introduzione del limite ordinario di 30 km/h sulle strade urbane di quartiere e locali, mantenendo velocità superiori sulle arterie di scorrimento, dove le caratteristiche della strada lo consentano. Una proposta che RIME collega all’approccio del Safe System, già assunto dal Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030, secondo cui la sicurezza deve essere progettata considerando anche la possibilità dell’errore umano e la necessità di ridurne le conseguenze.
Il tema riguarda anche i controlli. Secondo RIME, subordinare l’installazione degli strumenti di prevenzione alla presenza di incidenti pregressi significa intervenire quando il rischio ha già prodotto conseguenze. Non dovrebbe essere necessaria una vittima per autorizzare un intervento preventivo. È un richiamo che investe direttamente la responsabilità delle istituzioni: pianificare significa anche individuare i pericoli prima che si trasformino in tragedie.
La posizione della rete trova una sintesi nelle parole affidate alla nota: «Oggi la mobilità in Italia non è sicura ed efficiente per tutte e tutti. Ma può diventarlo, se viene promossa realmente dalle istituzioni: più trasporto pubblico capillare e accessibile, più mobilità attiva, più autonomia dei Comuni vuol dire accesso a lavoro, scuola e servizi anche per chi non guida o non possiede un mezzo a motore».
È un passaggio che riporta il dibattito alla dimensione concreta della vita quotidiana. La mobilità sostenibile non è soltanto una questione ambientale, né una scelta riservata a chi può permettersi di lasciare l’automobile a casa. È anche una questione di accessibilità, di uguaglianza e di libertà: poter raggiungere il lavoro, la scuola, i servizi e i luoghi di socialità senza dipendere necessariamente da un mezzo a motore.
Per Aosta, il bilancio della Settimana Europea della Mobilità lascia dunque un risultato positivo in termini di partecipazione, ma soprattutto una sfida aperta. Le iniziative promosse da Fiab Aosta à Vélo, dall’Institut Agricole Régional e dai partner coinvolti hanno mostrato che esiste una domanda di mobilità diversa. Ora la responsabilità passa anche alle istituzioni, chiamate a trasformare la sensibilizzazione in scelte concrete.
Perché una città nella quale si invitano i bambini a pedalare, le famiglie a camminare e i lavoratori a scegliere la bicicletta deve essere anche una città che protegge queste scelte. La sicurezza stradale non può essere affidata soltanto alla prudenza individuale: deve diventare un impegno misurabile, quotidiano e condiviso. E il successo di una Settimana della Mobilità non si misura soltanto nelle presenze agli eventi, ma nella capacità di rendere le strade più sicure per tutti, ogni giorno dell’anno.













