Gli allevatori, che forse di politica capiscono meno dei tanti professori che affollano i nostri talk show, hanno però una certezza che la politica italiana sembra aver dimenticato: quando arriva il lupo non basta mettersi a gridare che c'è il lupo. Bisogna costruire un recinto, possibilmente robusto, controllare che non abbia buchi e rinforzarlo ogni volta che se ne presenta la necessità. È una regola semplice, persino elementare, ma che oggi sembra valere più per un gregge di pecore che per una parte dell'opposizione italiana.
Giuseppe Conte, o «Giuseppi» come lo chiama Donald Trump, ed Elly Schlein sono certamente liberi di considerare Giorgia Meloni e il centrodestra il grande pericolo per la democrazia italiana. Possono definire fascista questo o quel provvedimento, denunciare ogni giorno il rischio di una deriva autoritaria e sostenere che il governo non stia facendo abbastanza per il Paese. È il loro mestiere di opposizione. Ma a un certo punto, soprattutto se vogliono convincere gli italiani e non soltanto i loro militanti, dovrebbero rispondere a una domanda molto semplice: che cosa intendete fare voi?
Perché qui sta il problema. Gridare al fascismo è facile. Denunciare l'immobilismo del governo è facile. Raccontare che Giorgia Meloni rappresenta una minaccia per la democrazia è facile. Molto più difficile è sedersi davanti agli italiani e presentare un progetto credibile per far crescere l'economia, aumentare i salari, creare lavoro, sostenere le imprese, ridurre la pressione fiscale, affrontare la crisi demografica, aiutare le famiglie, garantire una sanità efficiente, dare una prospettiva ai giovani e restituire un po' di fiducia a chi oggi guarda al futuro con preoccupazione. Ed è proprio su questo terreno che la sinistra continua a sembrare drammaticamente priva di idee.
La clamorosa vittoria dell'estrema destra in Sassonia-Anhalt dovrebbe far riflettere proprio su questo. Emiliano Fittipaldi, direttore di Domani, nella sua lettera ai lettori ha avuto il merito di non fermarsi alla cronaca di un risultato elettorale impressionante, ma di porre la questione più importante: che cosa devono fare le forze democratiche, progressiste o conservatrici che siano, per contrastare la nuova ondata estremista che attraversa le democrazie europee? È una domanda che dovrebbe riguardare anche l'Italia. Perché se davvero si pensa che Meloni e il suo campo siano il «lupo» che minaccia il nostro ovile democratico, allora Conte e Schlein dovrebbero smettere di agitare il dito verso il bosco e cominciare a costruire il recinto.
E il recinto, in politica, non è un cordone sanitario fatto di dichiarazioni, appelli e allarmi. È una proposta alternativa capace di convincere milioni di persone. Non si può pensare di fermare la destra spiegando agli elettori che sono fascisti quelli che votano a destra. Non funziona. E soprattutto è profondamente sbagliato pensare che tutti coloro che votano Meloni siano nostalgici del Ventennio. Molti sono semplicemente cittadini che hanno paura del futuro, che chiedono più sicurezza, che non si sentono rappresentati, che sono stanchi di una politica incapace di risolvere i problemi quotidiani, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, che vedono i propri figli costretti a cercare altrove un lavoro e una prospettiva. Se la risposta della sinistra a tutto questo è ancora una volta «attenzione, arriva il fascismo», non dovrebbe sorprendersi se quegli elettori continueranno a votare dall'altra parte.
Il punto, allora, non è negare il pericolo dell'estremismo. È affrontarlo seriamente. E per farlo bisogna capire perché una parte crescente degli europei si rivolge a forze radicali. Non basta demonizzare chi raccoglie quel consenso: bisogna togliere terreno al consenso stesso. Se un giovane non trova lavoro, se una famiglia non riesce a comprare casa, se un'impresa chiude perché sommersa dalla burocrazia, se una persona aspetta mesi per una visita medica, se gli stipendi non tengono il passo con il costo della vita, non è sufficiente spiegargli che il problema è Giorgia Meloni. Bisogna dimostrargli che esiste un'alternativa capace di migliorare concretamente la sua vita.
È qui che la sinistra sembra essersi smarrita. Ha trasformato troppo spesso la politica in una gigantesca opera di denuncia, come se il proprio compito fosse spiegare agli italiani quanto siano sbagliate le scelte degli altri, anziché convincerli della bontà delle proprie. Ma un'opposizione non può vivere eternamente di indignazione. A un certo punto deve diventare proposta, progetto, governo possibile. Deve poter dire non soltanto «questo non va bene», ma «noi faremo questo, in questo modo e con queste risorse». Deve avere il coraggio di parlare di sviluppo, di industria, di infrastrutture, di energia, di lavoro, di produttività, di innovazione, di natalità, di welfare e di qualità della vita. Deve tornare a parlare alle famiglie e a chi lavora, a chi produce e a chi rischia, a chi studia e a chi cerca un'occupazione. Deve tornare, soprattutto, a parlare del futuro.
Perché una democrazia non si difende soltanto dicendo che l'avversario è pericoloso. Si difende dimostrando che la democrazia è capace di dare risposte migliori. Altrimenti il terreno resta fertile per il populismo e per l'estremismo, in Italia come nel resto d'Europa. E allora può anche succedere che, mentre la sinistra continua a gridare al lupo, gli elettori continuino ad avvicinarsi proprio a chi quel lupo sostiene di voler combattere.
Gli allevatori, in fondo, hanno una saggezza molto concreta. Non passano le giornate a insultare il lupo e nemmeno convocano una conferenza stampa per annunciare che il lupo è cattivo. Guardano il recinto, cercano i buchi, li chiudono e lo rendono più resistente. La politica dovrebbe fare la stessa cosa. Se Conte e Schlein sono davvero convinti che Meloni e il centrodestra rappresentino un pericolo per la democrazia, abbiano il coraggio di dimostrarlo costruendo un'alternativa. Non servono altre grida, servono idee. Non servono altre accuse, servono proposte. Non serve raccontare ogni giorno quanto sia cattivo il lupo: serve costruire un recinto nel quale gli italiani scelgano di stare perché lì dentro vedono sicurezza, benessere, sviluppo e soprattutto un futuro migliore.
Altrimenti, prima o poi, bisognerà ammettere una verità scomoda: forse il problema non è che il lupo sia diventato improvvisamente più bravo a entrare nell'ovile. Forse è che qualcuno ha smesso da troppo tempo di occuparsi del recinto.
Gli allevatori insegnano
Les éleveurs, qui connaissent peut-être moins la politique que les nombreux experts qui peuplent nos plateaux de télévision, ont pourtant une certitude que la politique italienne semble avoir oubliée : lorsqu’un loup approche, il ne suffit pas de crier au loup. Il faut construire une clôture, solide, résistante, vérifier qu’elle ne présente aucune brèche et la renforcer chaque fois que cela est nécessaire. C’est une règle simple, presque élémentaire, mais qui semble aujourd’hui avoir davantage de sens pour un troupeau de moutons que pour une partie de l’opposition italienne.
Giuseppe Conte, ou « Giuseppi », comme l’appelle Donald Trump, et Elly Schlein sont parfaitement libres de considérer Giorgia Meloni et la droite italienne comme une menace majeure pour la démocratie. Ils peuvent dénoncer chaque mesure du gouvernement, évoquer le risque d’une dérive autoritaire et affirmer que l’exécutif ne fait pas assez pour le pays. C’est leur rôle d’opposants. Mais à un moment donné, surtout s’ils veulent convaincre les Italiens et pas seulement leurs propres militants, ils devraient répondre à une question très simple : qu’allez-vous faire, vous ?
Car c’est là que se trouve le problème. Crier au fascisme est facile. Dénoncer l’immobilisme du gouvernement est facile. Répéter que Giorgia Meloni représente une menace pour la démocratie est facile. Beaucoup plus difficile est de se présenter devant les Italiens avec un projet crédible pour relancer l’économie, augmenter les salaires, créer des emplois, soutenir les entreprises, réduire la pression fiscale, affronter la crise démographique, aider les familles, garantir un système de santé efficace, donner des perspectives aux jeunes et redonner confiance à ceux qui regardent l’avenir avec inquiétude. Et c’est précisément sur ce terrain que la gauche italienne semble dramatiquement manquer d’idées.
La victoire spectaculaire de l’extrême droite en Saxe-Anhalt devrait précisément nous faire réfléchir à cela. Emiliano Fittipaldi, directeur de Domani, a eu le mérite, dans sa lettre aux lecteurs, de ne pas s’arrêter à la chronique d’un résultat électoral impressionnant, mais de poser la question essentielle : que doivent faire les forces démocratiques, progressistes ou conservatrices, pour faire face à la nouvelle vague extrémiste qui traverse les démocraties européennes ? Cette question concerne également l’Italie. Car si Conte et Schlein considèrent réellement Meloni et son camp comme le « loup » qui menace notre enclos démocratique, ils devraient cesser de montrer du doigt la forêt et commencer à construire la clôture.
Et cette clôture, en politique, ne se construit pas avec des déclarations, des appels solennels ou des cris d’alarme. Elle se construit avec une alternative politique capable de convaincre des millions de citoyens. On ne peut pas espérer arrêter la droite en expliquant aux électeurs que tous ceux qui votent à droite sont des fascistes. Cela ne fonctionne pas. Et surtout, c’est une erreur profonde de penser que tous ceux qui votent pour Meloni sont nostalgiques du fascisme historique.
Beaucoup sont simplement des citoyens qui ont peur de l’avenir, qui demandent davantage de sécurité, qui ne se sentent plus représentés, qui sont fatigués d’une politique incapable de résoudre les problèmes quotidiens, qui ont du mal à boucler leurs fins de mois et qui voient leurs enfants contraints de partir ailleurs pour trouver un emploi et construire leur avenir. Si la réponse de la gauche à tout cela consiste encore une fois à dire « attention, le fascisme revient », elle ne devrait pas s’étonner de voir ces électeurs continuer à voter de l’autre côté.
Le problème n’est donc pas de nier le danger de l’extrémisme. Il faut au contraire le prendre au sérieux. Mais pour le combattre, il faut comprendre pourquoi une partie croissante des Européens se tourne vers des forces radicales. Il ne suffit pas de condamner ceux qui recueillent ce vote : il faut s’attaquer aux causes qui alimentent ce vote. Si un jeune ne trouve pas de travail, si une famille ne peut pas acheter son logement, si une entreprise disparaît sous le poids de la bureaucratie, si un patient attend des mois pour obtenir un rendez-vous médical, si les salaires ne suivent plus le coût de la vie, il ne suffit pas de lui expliquer que le problème s’appelle Giorgia Meloni. Il faut lui démontrer qu’une autre voie existe et qu’elle est capable d’améliorer concrètement sa vie.
C’est là que la gauche semble s’être égarée. Trop souvent, elle a transformé la politique en une gigantesque machine à dénoncer, comme si son rôle consistait à expliquer aux Italiens à quel point les choix des autres sont mauvais, plutôt qu’à les convaincre de la justesse de ses propres propositions. Mais une opposition ne peut pas vivre éternellement d’indignation. À un moment donné, elle doit devenir proposition, projet, gouvernement possible. Elle doit pouvoir dire non seulement « cela ne va pas », mais aussi : « voici ce que nous ferons, voici comment nous le ferons et voici avec quelles ressources ».
Elle doit avoir le courage de parler de développement, d’industrie, d’infrastructures, d’énergie, de travail, de productivité, d’innovation, de démographie, de protection sociale et de qualité de vie. Elle doit recommencer à parler aux familles et à ceux qui travaillent, à ceux qui produisent et à ceux qui prennent des risques, à ceux qui étudient et à ceux qui cherchent un emploi. Elle doit surtout recommencer à parler de l’avenir.
Car une démocratie ne se défend pas uniquement en affirmant que l’adversaire est dangereux. Elle se défend en démontrant que la démocratie est capable d’apporter de meilleures réponses. Sinon, le terrain reste fertile pour le populisme et l’extrémisme, en Italie comme dans le reste de l’Europe. Et il peut alors arriver que, pendant que la gauche continue de crier au loup, les électeurs se rapprochent précisément de ceux qu’elle présente comme le loup qu’il faudrait combattre.
Les éleveurs, au fond, possèdent une sagesse très concrète. Ils ne passent pas leur temps à insulter le loup et ne convoquent pas non plus une conférence de presse pour expliquer que le loup est méchant. Ils regardent leur clôture, cherchent les brèches, les réparent et la rendent plus résistante. La politique devrait faire la même chose.
Si Conte et Schlein sont réellement convaincus que Meloni et la droite représentent un danger pour la démocratie, qu’ils aient alors le courage de le démontrer en construisant une véritable alternative. Il ne faut pas davantage de cris, mais des idées. Pas davantage d’accusations, mais des propositions. Il ne sert à rien de répéter chaque jour que le loup est dangereux : il faut construire une clôture derrière laquelle les Italiens choisiront de rester parce qu’ils y voient de la sécurité, du bien-être, du développement et surtout un avenir meilleur.
Sinon, il faudra bien finir par reconnaître une vérité dérangeante : peut-être que le problème n’est pas que le loup soit soudainement devenu plus habile pour entrer dans l’enclos.
Peut-être est-ce simplement que certains ont cessé, depuis trop longtemps, de s’occuper de la clôture.




