Dare ai giovani uno spazio stabile di confronto, ma soprattutto la possibilità di essere protagonisti delle scelte che riguardano la comunità. È questo lo spirito con cui venerdì 11 settembre 2026 è stata inaugurata la Consulta dei Giovani di Saint-Vincent, un nuovo organismo pensato per trasformare le esigenze e le idee delle nuove generazioni in proposte concrete.
A comporre l’Assemblea sono Marta Barreca, Sonia Berger, Pierre Blanc, Alexis Caveri, Sara Challancin, Viola Ciocchini, Nicolò Conchatre, Christopher Dalbon, Asia De Martino, Daniel De Martino, Jacques Eloi Favre, Emma Garello, Vanessa Lini, Matteo Maritan, Gianluca Medaglia, Michel Moncada, Matteo Oggiani, Angela Céline Pugliano, Davide Renda e Angela Vitrani. Un gruppo che, nelle intenzioni dell’Amministrazione, dovrà crescere ulteriormente e diventare il più possibile rappresentativo delle diverse sensibilità e realtà giovanili del paese.
L’Assemblea sarà convocata almeno due volte all’anno e nei prossimi mesi dovrà riunirsi per eleggere un Consiglio direttivo composto da cinque persone. Saranno proprio queste ultime a mantenere un rapporto più diretto e continuativo con l’Amministrazione comunale, portando all’attenzione dell’ente proposte, necessità e iniziative emerse dal confronto all’interno della Consulta.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Francesco Favre, che ha sottolineato la volontà di andare oltre una concezione puramente consultiva dell’organismo. L’obiettivo, ha spiegato, è creare un gruppo che non si limiti a osservare ciò che fa l’Amministrazione, ma che possa essere «propositivo e attivo». Una scelta politica che punta dunque a riconoscere ai giovani non soltanto un ruolo di destinatari delle politiche pubbliche, ma quello di interlocutori capaci di contribuire alla loro elaborazione.
Sul valore del confronto si è soffermato anche l’assessore alle Politiche giovanili della Regione autonoma Valle d’Aosta, Leonardo Lotto, auspicando che la Consulta possa diventare un luogo nel quale parlare «fra pari» di bisogni e necessità. Lotto ha invitato i giovani a mettere a disposizione dell’Amministrazione regionale idee e indicazioni utili per comprendere quali interventi possano essere maggiormente apprezzati e quali esigenze siano ancora poco visibili. Nel suo intervento ha evidenziato anche una difficoltà più generale delle nuove generazioni: «La nostra generazione non sempre ha facilità ad aggregarsi», osservando come spesso prevalgano l’autonomia e una dimensione individuale rispetto alla capacità di fare gruppo. Proprio per questo, ha aggiunto, l’esperienza della Consulta può rappresentare un’occasione importante per far emergere «una necessità latente mai prima esplicitata» e trasformarla in nuove idee.
La nascita della Consulta si inserisce così in un ragionamento più ampio sul rapporto tra giovani, istituzioni e territorio. Perché la partecipazione non si traduca in un semplice appuntamento formale, sarà infatti necessario costruire occasioni di confronto continuative e capaci di produrre risultati concreti. In questo senso, la Consulta potrà diventare anche un osservatorio privilegiato sui cambiamenti sociali che interessano le nuove generazioni: dal bisogno di aggregazione agli spazi per il tempo libero, dalla scuola alla cultura, dallo sport alle opportunità formative e professionali.
L’assessore Maurizio Castiglioni ha ricordato il percorso che ha portato alla costituzione dell’organismo, partendo dall’ideazione fino alla regolamentazione. È stato predisposto e approvato un testo che stabilisce ciò che la Consulta può fare e le modalità attraverso le quali può operare. Un passaggio necessario per dare una struttura precisa allo strumento, ma che ora dovrà essere seguito dalla capacità di riempire quelle regole con iniziative e partecipazione.
Castiglioni ha inoltre guardato oltre i confini comunali, auspicando possibili collaborazioni con altri Comuni. «Dobbiamo voler lavorare insieme per il bene della comunità», ha sottolineato, richiamando anche il valore dell’«intergenerazionalità». Un concetto particolarmente significativo in un territorio nel quale la collaborazione tra generazioni può diventare una risorsa per affrontare fenomeni come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e la necessità di mantenere vive le comunità locali.
Durante l’incontro è stato inoltre presentato il lavoro della Cittadella Media Valle e del progetto Valle dell3 Adolescenti. Francesca Mantova, coordinatrice delle due realtà, ha ricordato che il progetto si rivolge alla fascia 11-18 anni, è stato avviato nel 2023 e proseguirà fino al 2028, con l’auspicio di poterlo poi continuare. Le attività comprendono diverse proposte rivolte agli adolescenti e uno sportello psicologico autorizzato a operare nelle scuole secondarie di primo grado, offrendo quindi anche un importante presidio sul piano del benessere e dell’ascolto.
Particolare attenzione è stata dedicata alla Cittadella Media Valle, esperienza condivisa con Châtillon e che potrebbe in futuro ampliare ulteriormente il proprio raggio d’azione coinvolgendo le località circostanti. I numeri raccontano una crescita significativa: dai 30 partecipanti alle attività nella fase di avvio si è arrivati a 160. Un dato che mostra come, quando vengono messi a disposizione spazi, attività e occasioni adeguate, la risposta dei giovani possa essere significativa.
La vicesindaco Maura Susanna, che aveva promosso la nascita della Cittadella Media Valle nel 2023, ha espresso l’auspicio che la struttura possa continuare a crescere e rispondere sempre meglio alle esigenze del territorio. Anche in questo caso emerge una questione centrale: creare servizi e luoghi capaci di intercettare i giovani prima che il rapporto con la comunità si indebolisca, favorendo invece il senso di appartenenza e la possibilità di costruire relazioni.
La nuova Consulta dei Giovani si presenta quindi come un ulteriore tassello di una politica che punta a rafforzare la partecipazione dal basso. Il valore dell'iniziativa, tuttavia, si misurerà soprattutto nella sua capacità di passare dalle intenzioni alle proposte e dalle proposte alle azioni. Per Saint-Vincent significa anche provare a costruire un rapporto più strutturato con una generazione che spesso viene chiamata in causa nel dibattito pubblico, ma non sempre viene coinvolta direttamente nelle decisioni.













